LE RIME TORQUATO TASSO

LE RIME TORQUATO TASSO


Lungo l’arco di tempo che va dal 1560 al 1595, il Tasso scrisse e rielaborò numerosissime rime in una raccolta di circa 2000 liriche tra sonetti, canzoni e madrigali.

Queste liriche si possono suddividere in :

Rime d’amore e galanteria, risalenti agli anni della gioventù e dedicate tra le altre anche a Lucrezia Bendiddio e Laura Peperara. Riprendono i temi della poesia petrarchista e fanno parte del periodo più felice della vita del Tasso.
Rime di diflessione e di meditazione dolorosa che ritraggono lo stato d’animo del poeta nei momenti in cui si lascia andare a confessioni, ricordi, patimenti. Si tratta in genere di componimenti malinconici appartenenti al periodo della chiusura in ospedale. Tra di essi spiccano il Metauro nel quale rievoca i casi dolorosi della sua giovinezza e la canzone alle principesse Estensi “O Figlie di Renata” dove il poeta spera nella magnanima pietà del duca Alfonso.
Rime di Ispirazione Religiosa dove si esprime lo smarrimento del poeta di fronte alla coscienza del peccato e alla sua costante aspirazione alla pace alla serenità interiore. Si tratta principalmente di componimenti degli ultimi anni della vita del poeta
Rime cortigiane ed encomiastiche scritte in lode degli Estensi e degli altri signori del tempo che diedero ospitalità al poeta. Si tratta di componimento d’occasione senza una vera ispirazione poetica

Nelle rime del Tasso è evidente l’intonazione Petrarchesca (immagine ideale della donna e della bellezza femminile, elaborazione stilistica e metrica) ma si viene delineando il nuovo gusto del “Manierismo” (preziosità espressive, forme ricercate)

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ALLA LUNA DI LEOPARDI BREVE ANALISI

ALLA LUNA DI LEOPARDI BREVE ANALISI


-Alla luna è forse il primo idillio di Leopardi (composto a Recanati forse verso la fine dell’estate del 1819), a giudicare dall’ordinamento del più antico autografo napoletano, dove precede L’infinito. Nel “Nuovo Ricoglitore” milanese e poi nell’edizione bolognese dei Versi compare col titolo La ricordanza, ma nelle edizioni successive questo titolo venne sacrificato per evitare la sovrapposizione con l’altro canto intitolato Le ricordanze. Da notare ancora che i versi 13-14 compaiono solo nell’ultima edizione postuma curata dal Ranieri a Firenze nel 1845 e introducono nel clima delle giovanili illusioni la coscienza, più tarda del disinganno finale della vita.


Metro: endecasillabi sciolti.

Il poeta si rivolge alla luna e ricorda che l’anno prima era pieno d’angoscia nel rimirarla; e la luna era la stessa, sovrastante, come ora, la selva. I suoi occhi allora la contemplavano fra il pianto, perché‚ la sua vita era piena d’affanno. Lo è ancora, ma lo conforta la memoria che anche se triste torna gradita, perché‚ avvivata dalla speranza di felicità futura.

O graziosa luna, io mi rammento            (prima parte)

che, or volge l’anno, sovra questo colle

io venia pien d’angoscia a rimirarti:

e tu pendevi allor su quella selva

siccome or fai, che tutta la rischiari.

Ma nebuloso e tremulo dal pianto

che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci

il tuo volto apparia, che travagliosa

era mia vita: ed Š, n‚ cangia stile,

o mia diletta luna. E pur mi giova (seconda parte)

la ricordanza e il noverar l’etate

del mio dolore. Oh come grato occorre

nel tempo giovanil, quando ancor lungo

la speme e breve ha la memoria il corso,

il rimembrar delle passate cose,

ancor che triste e che l’affanno duri!

Il tema dominante di questo idillio è la ricordanza (come è indicato nel titolo primitivo). Nella lirica leopardiana ha molta importanza il tema della memoria. Il Leopardi scriveva nello Zibaldone(4426) (14 dicembre 1828):

Un oggetto qualunque, per esempio un luogo, un sito, una campagna, per bella che sia, se non desta alcuna rimembranza, non è poetica punto a vederla. La medesima, ed anche un sito, un oggetto qualunque, affatto impoetico in sé, sarà poetichissimo (sic) a rimembrarlo. La rimembranza è essenziale e principale nel sentimento poetico, non per altro se non perché‚ il presente qual ch’egli sia, non può essere poetico; e il poetico, in uno o in altro modo, si trova sempre consistere nel lontano, nell’indefinito, nel vago“. (vedi anche il II dei CXI Pensieri)

Altro tema è quello della luna, astro privilegiato dalla poesia romantica e più volte al centro della contemplazione poetica del Leopardi. Ma in questo idillio essa viene raffigurata in modo del tutto particolare: come interlocutrice in un colloquio intimo e sofferto, quasi una persona, seppure impassibile e irraggiungibile (nota le invocazioni “O graziosa luna…o mia diletta luna”.

Da notare in questa poesia, ma anche in moltissime altre poesie leopardiane, la strutturazione. Nella prima parte si rileva una descrizione, mista a una narrazione di un’esperienza vissuta; nella seconda parte invece prevale la meditazione e la riflessione personale, conclusa quasi da una massima filosofica. Nella poesia del Leopardi l’esperienza di vita e la meditazione filosofica sono intimamente legate.


ALTRO MATERIALE CLICCA

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LA PERSONALITA DEL FOSCOLO

LA PERSONALITA DEL FOSCOLO

LA PERSONALITA DEL FOSCOLO


LA PERSONALITÀ DEL FOSCOLO fu sempre animata dal rapporto oppositivo, dal conflitto tra l’aspirazione ad una serenità interiore assoluta, e l’abbandono agli impulsi della passione e del sentimento. Nell’abbandono agli impulsi dello spirito, nella sua perenne inquietudine interiore possiamo cogliere la nuova sensibilità romantica ; nello sforzo di ricercare una dimensione armonica, di equilibrio e dominio dei sentimenti è evidente la componente classicistica. Soltanto nelle sue opere il poeta riuscì a sanare questa dicotomia: le poesie del Foscolo rappresentano , infatti, un insuperabile modello di perfetto equilibrio tra contenuto (romantico) e forma (neoclassica) .
Il Foscolo, nella sua concezione del mondo e della vita segue le dottrine materialistiche del 700, secondo le quali l’universo e tutta la materia sensibile sono il frutto dell’incessante processo di trasformazione della materia. La visione materialistica e meccanicistica della realtà porta il poeta a considerare l’uomo come prigioniero della materia: l’uomo, compiuto il suo ciclo vitale, ritorna con la morte al nulla eterno. La ragione, entusiasticamente esaltata dagli illuministi come fugatrice di tenebre ed indagatrice della verità, da sola non è sufficiente per condurre l’uomo alla conquista della felicità; anzi spesso è proprio la ragione a far comprendere all’uomo i limiti angusti della propria esistenza, a renderlo cosciente nel dolore della frattura insanabile tra le illusioni della giovinezza e il reale/ e l’ideale. E’ questo il momento più acuto del pessimismo foscoliano, rappresentato idealmente dal romanzo giovanile, l’Ortis e dal suicidio del suo protagonista, Jacopo: un suicidio che è allo stesso tempo protesta, ed eroica liberazione: liberazione dal dolore, protesta contro la Natura che ha destinato l’uomo all’infelicità. 
U. Foscolo, tuttavia , non soccombe al pessimismo che alimenta la I fase della sua produzione artistica; sebbene i risultati della ragione e la formazione filosofica illuministica conducano l’autore ad una concezione materialistica della vita, i bisogni dello spirito inducono il poeta a trascendere la visione puramente materialistica dell’universo, in un perenne conflitto tra ragione e spirito, tipicamente romantico. La reazione del Foscolo si traduce nella creazione di IDEALI SUPREMI DI VITA, nella fede in VALORI UNIVERSALI, laici ed immanenti: LA BELLEZZA, L’AMORE, LA LIBERTA, LA PATRIA, L’EROISMO, L’ARTE, LA POESIA. Gli ideali foscoliani hanno una vera e propria concretezza nella dimensione morale del poeta, essi costituiscono la fede di cui si serve costantemente il poeta per superare con virile dignità i limiti angusti della ragione, per trascendere le contraddittorietà della realtà contingente. Nel conflitto tra reale /ideale, dinanzi all’urto con la realtà, l’uomo risulterebbe sconfitto senza il ricorso alle ILLUSIONI. LE ILLUSIONI RAPPRESENTANO PER IL FOSCOLO DEI MITI SALVIFICI, DEI VALORI ASSOLUTI CAPACI DI SFIDARE L’ETERNITÀ E LA MORTE, IL NULLA ETERNO: attraverso la POESIA, la più grande delle illusioni, perfino la morte, intesa come fine del rapporto tra le categorie logiche SPAZIO-TEMPO, risulta inerme. LA POESIA E’ ETERNATRICE dei sentimenti umani e l’uomo mortale acquista gloria e immortalità nel ricordo dei posteri (Concezione della poesia esternatrice, che conferisce gloria e immortalità: vedi cultura classica greco-romana; civiltà umanistico-rinascimentale). 
Nella sua visione morale-artistica il Foscolo risente inevitabilmente della componente storica, sempre presente nelle sue opere. Non a caso FRANCESCO DE SANCTIS , in un suo contributo critico dedicato ad U.Foscolo, definisce questo il primo autore che abbia considerato “l’arte come lavoro psicologico”, lasciando intendere che attraverso al lettura delle sue pagine è possibile cogliere l’evoluzione psicologica, morale ed artistica del poeta, sempre alla luce dei complessi e dolorosi avvenimenti storici che segnarono l’Italia alla fine del 700. Il Foscolo vive dei medesimi ideali che avevano animato l’Alfieri, ma diversamente da quest’ultimo egli sperimenta l’urto con la triste e deludente realtà del tempo (vedi Napoleone Bonaparte). Così, dice il De Sanctis, mentre l’Alfieri appare come “il poeta dell’illusione”, il Foscolo rappresenta piuttosto “ il poeta del disinganno”. Ed è a partire dall’illusione, attraverso il disinganno, che il Foscolo giunge al pieno contatto con la realtà in tutte le sue sfaccettature; grazie a questo “esercizio della vita” , la poesia del Foscolo si arricchirà nel tempo di un nuovo impeto lirico culminante nei Sepolcri: in questo carme , conclude il De Sanctis il poeta “sviluppa tutte le sue forze, e in quel grado di verità e di misura che è proprio di un ingegno maturo” (in Francesco De Sanctis, Parabola della personalità fosco liana, da Saggi critici, Bari, Laterza, 1952, III, pp. 87–109).

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PASQUA DI ADA NEGRI

PASQUA DI ADA NEGRI

-Pasqua di Ada Negri: analisi Pasqua è una poesia strutturata come un canto: dodici versi divisi in quartine scandite da rime incrociate.


E con un ramo di mandorlo in fiore,
a le finestre batto e dico: «Aprite!
Cristo è risorto e germinan le vite
nuove e ritorna con l’april l’amore.
Amatevi tra voi pei dolci e belli
sogni ch’oggi fioriscon sulla terra,
uomini della penna e della guerra,
uomini della vanga e dei martelli.
Aprite i cuori. In essi irrompa intera
di questo dì l’eterna giovinezza ».
lo passo e canto che la vita è bellezza.
Passa e canta con me la primavera.


Parafrasi

Con un ramoscello fiorito di mandorlo

picchietto delicatamente alle finestre delle case per svegliare dal torpore e dall’individualismo ogni persona a cui chiedo di aprire le finestre,o meglio di guardarsi intorno (Aprite!).

Pasqua è la risurrezione di Cristo a nuova vita ma è anche il periodo in cui rifiorisce la natura circostante(germinan le vite) dopo l’inverno, entrambe le situazioni sono esempi d’amore di cui il mese di aprile è testimone (ritorna con l’april l’amore).

Esorto all’amore fraterno perché questi avvenimenti non sono solo delicati e bei pensieri ma sono una concretezza,qualcosa di tangibile ( Amatevi tra voi pei dolci e belli sogni ch’oggi fioriscon sulla terra).

Tutti devono amarsi:i letterati e i soldati, i contadini e gli operai.

Solo aprendo il proprio cuore si potrà assaporare una ricchezza interiore (eterna giovinezza) che non ci abbandonerà mai .

Io passo da una finestra all’altra ( ma può anche significare che io sono di passaggio in questa vita) e dico attraverso una poesia che la vita è qualcosa di prezioso; anche la primavera, nella sua ciclicità, annuncia il valore della vita e si unisce al mio canto.


Commento Pasqua di Ada Negri

La poetessa lodigiana Ada Negri vive la gioia dell’arrivo della primavera.

Questa stagione è una metafora tra la nuova vita della natura e la vita eterna di Gesù risorto;

non è solo una poesia che celebra le credenze religiose della poetessa ma è anche un inno alla vita e alla pace fra gli uomini che non possono rimanere indifferenti a questo richiamo di speranza.


Struttura

  1. La poesia è costituita da 12 versi,
  2. raggruppati in 3 strofe di 4 versi di ciascuna (quartine).
  3. Ogni quartina è formata da rime  incrociate (ABBA).
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ILIADE EPITETI ELENCO

ILIADE EPITETI ELENCO


-Elenco-Personaggi:

-LISTA EPITETI in ORDINE ALFABETICO-

-Agamennone-Criseide-Achille-Abate-Ettore-Zeus-Crise-Briseide-………..


⇒EPITETI DEI (in fondo a questa pagina)

  • Abanti:                  che spirano furia, rapidi, chiomati alla nuca
  • Abii:                       i più giusti tra gli uomini
  • Acamante:           esperto d’ogni battaglia, nobile e grande
  • Achee:                   pepli leggiadri
  • Achei:                    schinieri robusti, magnanimi Achei, dai lunghi capelli, chitoni di bronzo, dai buoni schinieri, occhi vivaci,   che spirano furia, gloriosi, forti schinieri, robusti schinieri, cari ad Ares, dai veloci cavalli, begli schinieri, gloriosi, battaglieri, spiranti furore,
  • Achile: Pelide (patronimico) piede rapido, Achille glorioso, amato da Zeus, Achille divino, Pari agli dei, il più tremendo di tutti gli eroi, il figlio divino Peleo, divino, piede veloce, Pelide perfetto, capo caro ad Ares, Eacide piede rapido, violento, figliolo di Teti bella chioma, rapido piede, sgominatore, cuor di leone, eversore di rocche, Pelide veloce, Pelide glorioso, Eacide animo ardente, glorioso, simile ai numi, massacratore, distruttore di rocche, pastore di eserciti, glorioso, il più forte dei Danai, perfetto, guerriero, magnanimo, cuore ardente, caro a Zeus, Pelide magnanimo, fortissimo tra gli Achei, rapido, gagliardo, inclito, Pelide superbo, alunno di Zeus, nobile, veloce, gigante, selvaggio, splendido, luminoso, furibondo, funesto,

  • Adrasto:               cotta di lino

  • Agamennone:     Atride (patronimico) il molto potente, ordinatore di eserciti, il potente, sire d’eroi, gloriosissimo, sire di genti, pastore d’eserciti, signore d’eroi, sire d’uomini, glorioso, figlio d’Atreo, il potente, splendido Atride,pastore di genti, pastore di popoli, sire di forti, stirpe di Zeus, re di Micene, il nobile, re alunno di Zeus,

  • Agatone:              glorioso
  • Agenore:              glorioso, magnanimo, forte nel grido, luminoso, gloriosissimo Atride, pari agli dei
  • Aiace:                    Telamonio, gigante, rocca degli Achei, illustre, nobile, divino, capo d’eserciti, primo degli Achei, servo di Ares, nobile Teucro, grande, pari agli dei, alunno di Zeus,magnanimo, glorioso, gran cuore
  • Alastore:              glorioso
  • Alcimo:                 rampollo d’Ares
  • Amarincide:       forte Diore
  • Amazzoni:           forti come guerrieri
  • Anchise:               sire d’uomini, magnanimo
  • Andromaca:       braccio bianco, la sposa ricchi doni
  • Anfio:                    cotta di lino
  • Antea:                   gloriosa
  • Antenore:            saggio, domator di cavalli
  • Antifo:                  corazza abbagliante
  • Antiloco:              furia di guerra, maestro nel grido di guerra, alunno di Zeus
  • Apisaone:            pastore di genti
  • Arcadi:                 forti lance
  • Arcesilao:           chitone di bronzo
  • Archeloco:          esperto d’ogni battaglia
  • Areitoo:               armato di clava glorioso, portatore di clava
  • Aretaone:            glorioso
  • Areto:                   simile ai numi
  • Argivi:                  servitori d’Ares, eroi Danai, bellicosi, lunghe capelli, ben corazzati
  • Ariadne:              riccioli belli
  • Ascàlafo:             figlio di Ares
  • Ascanio:              simile a un Dio
  • Asio:                     l’Irtacide (patronimico?) guidatore d’eroi, capo d’eroi
  • Astioche:             vergine degna di onore
  • Ateniesi: maestri nel grido di guerra
  • —————————————————
    Atreo: domatore di cavalli, pastore di eserciti
    Bellerefonte: perfetto, magnanimo, senza macchia
    Biante: pastore di eserciti, gagliardo
    Briseide: guancia graziosa, donna bella cintura, bei capelli, guancia bella, donna pari alle dee
    Bucolione: perfetto
    Cadmei: agitatori di cavalli
    Calcante: il vate senza macchia
    Calcodonte: magnanimo principe degli Abanti
    Capaneo: glorioso
    Cari: dalla parola confusa
    Castianira: bella, pari di corpo alle dee
    Castore: domatore di cavalli
    Cauconi: gloriosi
    Cefalleni: magnanimi
    Ciconi: bellicosi
    Cleopatra: caviglia sottile, bella cintura
    Climene: occhi grandi
    Coone: eroe segnalato tra i forti
    Cretesi: chitoni di bronzo
    Crise: il sacerdote, vate senza macchia, indovino di mali
    Criseide: la giovane occhi vivaci, guancia graziosa
  • Danae: dalla bella caviglia
    Danai: servitori di Ares, dai vivi cavalli, dai vivi puledri, cavalli rapidi, chitoni di bronzo, bellicosi, buoni schinieri,
    dai veloci puledri, dai puledri vivaci, amanti di guerra
    Dardani: abili nel corpo a corpo, forti nel corpo a corpo
  • Dardanidi: altocinte
    Deifobo: simile ai numi, bianco scudo
    Diocle: magnanimo
    Diomeda: bella guancia

Diomede: potente nel grido, coraggiosissimo, il forte, Tidide (patronimico) il potente, gagliardo, cuore possente, il violento, fra tutti gli Achivi il più forte, domator di cavalli, forte nel grido, glorioso, valente nel grido, l’orgoglioso,magnanimo, combattente selvaggio, duro maestro di rotta, gagliardo con l’asta, forte, pastore di genti, re alunno di Zeus, furia di guerra, bravo con l’asta





Dolopo: esperto nell’asta
Driante: pastore di popoli
Ecamede: riccioli belli, donna pari alle dee, bei riccioli
Eezione: magnanimo
Elefènore: rampollo d’Ares
Elena: argiva, braccio bianco, bella chioma, figlia di Zeus, lungo peplo, donna gloriosa, avi gloriosi
chioma bella
Enea: consigliere dei Teucri, guidatore dei Teucri, sire d’eserciti, paragonabile ad Ares, pastore di popoli,magnnimo, cuore ardente
Enialio: massacratore
Epei: chitoni di bronzo reggitori, magnanimi, luminosi
Epeo: glorioso

Epistrofo: lancia robusta
Eracle: nobile e grande
Ereutalione: simile a un nume
Etiopi: senza macchia
Etoli: furia di guerra


Ettore: massacratore, domatore di cavalli, Ettore grande, elmo abbagliante, illustre, luminoso, glorioso, grande, elmo di bronzo, amato da Zeus, illustre, divino, pari a Zeus per saggezza, elmo lucente, audace auriga, forte, caro a Zeus, pastore di eserciti, simile a Zeus per saggezza, maestro violento di rotta, elmo lucido, forte nel grido, audace, simile ad Ares, magnanimo, bello d’aspetto, pastore di genti.


Eudoro: guerriero
Euforbo: buona lancia
Eumelo: sire d’uomini
Eurialo: mortale pari agli dei
Eurimedonte: animoso
Euripilo: divino eroe, pastore di popoli, amabile
Fenice: amato da Zeus, babbo vecchio, alunno di Zeus
Fileo: caro a Zeus
Filomedusa: grandi occhi
Filottete: esperto dell’arco
Frigi: eroi dai cavalli lucenti, cavalieri
Ftii: magnanimi
Giasone: pastore dei forti, amato, guerriero tra i forti
Glauco: perfetto, pastore di eserciti, guidatore dei Lici, senza macchia
Iàlmeno: figlio di Ares

  • Icetàone: rampollo di Ares, figlio di Ares
    Idomeneo: buono con l’asta, buona lancia, famoso, paragonabile ad Ares
    Ifi: bella cintura
    Ificlo: ricco di pecore
    Ifìto: magnanimo Naubolide
    Ioni: dalle tuniche lunghe
    Ipeirone: pastore di genti
    Iperenore: sire di forti, domatore di cavalli
  • Ippodamia: gloriosa
    Ippoloco: furia di guerra
    Ipponoo: furia di guerra
    Laomedonte: glorioso
    Laotoe: ottima tra le donne
    Lelegi: guerrieri
    Leonteo: rampollo di Ares, divino
    Lici: forti corazze, divini, forti, simili ai numi, armati di scudo, gagliardi, forti nel corpo a corpo
    Licimnio: rampollo di Ares
    Licofonte: divino
    Licomede: guerriero
    Locri: cuori gagliardi
    Macaone: guaritore eccellente, uomo pari agli dei, pastore di genti, pastore di popoli
    Mege: simile ad Ares, buona lancia
    Melanippo: gagliardo, superbo
    Meleagro: biondo, caro ad Ares
  • Menelao: Atride (patronimico) potente nel grido, caro ad Ares, battagliero, amico di Ares, guerriero, famoso, guerriero,forte, il biondo, guida degli Achei, buona lancia, rampollo di Zeus, glorioso, forte nel grido, divino, forte lancia,senza macchia, alunno di Zeus, capo d’eserciti, divino
    Menesteo: domatore di cavalli
    Menestio: corazza lucente
    Meone: simile agli immortali
    Merione: simile ad Ares ardente, capitano di forti, maestro nel grido di guerra, simile ad Ares violento, forte con l’asta
    Mestore: pari ai numi
    Migdone: simile ai numi
    Minete: lancia robusta
  • Minosse: colonna di Creta
    Mirmidoni: bellicosi, magnanimi, dai veloci puledri,
    Misi: superbi, bravi nel corpo a corpo, cuori gagliardi
    Neottòlemo: pari agli dei
    Nestore: dalla dolce parola, glorioso, il cavaliere gerenio, arguto oratore dei Pili, domatore di cavalli, gerenio, rocca degli Achei, primo di tutti gli eroi, illustre, pastore di genti, gran vanto degli Achei, cavaliere, pastore di schiere, difesa degli Achei, rocca dei Danai

  • Niobe: chioma bella
    Odisseo: Odisseo luminoso, accorto Odisseo, simile a Zeus per saggezza, abile Odisseo, figlio glorioso di Laerte,glorioso Odisseo, distruttore di rocche, pari a Zeus per saggezza, Odisseo abilissimo, Odisseo ingegnoso,magnanimo, Laerziade divino, paziente, prole divina, accorto Odisseo, costante Odisseo, divino, glorioso,caro a Zeus, gran vanto degli Achei, illustre, forte, forte con l’asta, cuore costante, ingegno astuto, re alunno di Zeus, Odisseo molto ingegno, stirpe di Zeus,


  • Oineo: magnanimo, guidatore di carri

  • Oresbio: fascia lucente
    Oreste: pungolator di cavalli
    Orsiloco: sire di molti eroi
  • Paride: bello come un dio, glorioso, simile ad un Dio, divino, simile ai numi
  • Paflagoni: guerrieri magnanimi
    Patroclo: stirpe divina, forte figlio di Menezio, glorioso, caro a Zeus, mortale divino, alunno di Zeus, cavaliere, divino,
    guidatore di cavalli, magnanimo, scudiero di Achille
    Pelasgi: lance robuste
    Pelegone: bravo con l’asta
    Peleo: vecchio guidatore di carri, nobile consigliere e oratore dei Mirmidoni, dono stupendo, cuore ardente, senza macchia, cavaliere
    Pelope: pungolator di cavalli
    Perseo: glorioso fra gli eroi
  • Peoni: dagli archi ricurvi, elmo chiomato, aste lunghe, guidatori di carri
    Pilemene: cuore d’eroe, paragonabile ad Ares
    Pìleo: rampollo di Ares
    Podarche: rampollo di Ares, furia di guerra
    Polidamante: perfetto, senza macchia, palleggiatore di lancia
    Polidoro: pari agli dei
    Polifemo: pari agli dei
    Polifete: simile ai numi
    Polifonte: furia di guerra
    Polimela: bella a danzare
    Polipete: furia di guerra, gagliardo
    Polisseno: simile a un dio
  • Polite: forte nel grido
    Polluce: pugno forte
    Priamo: uomo pari agli dei, magnanimo, Dardanide, simile ai numi, grande, glorioso, pari ai numi, re stirpe di Zeus
    Protesilao: bellicoso, guerriero, magnanimo
    Protoo: veloce
    Radamanto: divino
    Rodii: superbi
    Sarpedone: simile ai numi, divino, elmo di bronzo
    Scamandrio: esperto di caccia
    Soco: mortale divino
    Solimi: famosi
    Stenelo: Capaneide (patronimico) amabile, gagliardo
    Stentore: cuore grande, voce di bronzo
    Taltibio: pari agli dei per la voce
  • Teano: Cisseide bella guancia
    Teseo: simile agli immortali
    Teucri/Troiani: bellicosi, domatori di cavalli, alteri, gente di Priamo buona lancia, magnanimi, pungolatori di cavalli,chitoni di bronzo, nobili, superbi, dalle salde corazze, dalle forti corazze, barraglieri, amanti di guerra,forti nel corpo a corpo, guerrieri, arroganti, opulenti
    Teutrante: pari agli dei
    Tideo: domatore di cavalli, cavaliere agitatore di scudo, ardente
    Tieste: il ricco di agnelli
    Tlepolemo: buono con l’asta
    Traci: capelli rialzati, che allevan cavalli
  • Trasimede: furia di guerra, domatore di cavalli, glorioso
    Trezeno: Ceade alunno di Zeus
    Troiane: riccioli belli, lungo peplo, lunghi pepli, altocinte
    Troilo: furia di guerra,

EPITETI DEI 





  • Ade: signore degli inferi, bei puledri
    Afrodite: divina, aurea, luminosa, che ama il sorriso, Ciprigna, dorata
    Alie: occhi grandi
    Amatia: riccioli belli
    Apollo: che lungi saetta, sire, sire che lungi saetta, il Saettante, sire Apollo, Arco d’argento, Sminteo, Febo, amato da Zeus, il dio che saetta, il Liberatore, liceo, robusto arciero, il gran dio, preservatore, spada d’oro, crudo, Febo Apollo preservatore, arco glorioso, lungisaettante, Febo arciero, intonso, Enialio, l’Arciero, che spinge gli eserciti, sire figlio di Zeus
    Ares: violento, massacratore, funesto ai mortali, sanguinario, eversore di mura, il guerriero mai stanco, ardente, mai sazio di pugna, funesto, bronzeo, furioso, Distruttore, crudo, gigantesco, flagello d’uomini, aspro, forte, ruggente Ares gagliardo, palleggiatore di lancia, ardente, focoso, tremendo, guerriero, elmo lucente, guerriero invincibile, eversore di rocche, squarciatore di scudi, guerriero indomabile, furente

  • Artemide: urlatrice, briglia d’oro, arciera, aurea freccia, la Strepitante, la Frecce d’oro, selvaggia, signora delle belve,bella corona
    Ascàlafo: figlio di Ares
    Astioche: vergine degna di onore
    Ate: lucide trecce
  • Atena: Pallade Atena, occhio azzurro, creatura di Zeus, Infaticabile, alalcomenia, la predatrice, liberatrice,Tritonia gloriosa, prudente, predatrice, figlia di Zeus Egioco, chioma bella, veneranda, dea luminosaagitatrice di eserciti, Tritogenia
    Aurora: dita rosate, divina, rosee dita, peplo di croco, figlia di luce, bel trono, bella, dita rosee
    Bacco: deliro (che folleggia)
    Charis: velo splendente, dea luminosa
    Chera/e: di morte, di nera morte, di morte lungo strazio, maligne, tenebrosa, odiosa
    Chimera: invincibile
    Crono: pensiero complesso
    Demetra: bionda, regina riccioli belli
    Dione: dea luminosa
    Dioniso: letizia degli uomini
    Ebe: augusta, grandi occhi
    Efesto: Zoppo ricco di gloria, pensiero sapiente, sire, inclito fabbro, Storpio glorioso, ingegnoso
    Eniò: atterratrice di mura
    Era: Era braccio bianco, augusta, grandi occhi, aureo trono, argiva, la dea veneranda, figlia di Crono, lingua pronta, grandi occhi, chioma bella, sovrana, divina grandi occhi, bel trono, ostinata, infaticabile
    Eracle: saldo cuore, divino
    Erinni: odiose, Erinni che vaga nel buio
    Ermete: il Sire, benefico, che brilla per pensieri sottili, potente, Argheifonte, accorto, messaggero Argheifonte, potente Argheifonte,
    Fama: messaggera di Zeus,
    Galatea: gloriosa
    Ilitie: strazio del parto, figlie di Era, dee delle doglie amare, dolori del partoIri: veloce piede di vento, piede rapido, piede di vento, veloce, ala d’oro, piede di raffica, piede veloce, ala d’oro piede di turbine, piede di turbine messaggera
    Latona: Latona bella chioma, gloriosa, bel viso
    Lotta: violenta, che spinge gli eserciti
    Moira: nera, dura, nome fatale, spietata, crudele, funesta
    Muse: dive, che abitano l’Olimpo, olimpie, figlie di Zeus Egìoco,
    Parca: nera
    Poseidone: che scuote la terra, Ennosigeo potentissimo, Ennisigeo grande potere, Enosictono, Ennosigeo re della terra, signor della terra, che il suolo ne scuote, chioma azzurra, scuotitore della terra, Eliconio sovrano, vecchio marino
    Teti: piede d’argento, figlia del vecchio marino, bella chioma, guancia bella, lungo peplo, riccioli belli, dea luminosa,figlia del mare
    Zefiro: soffio violento, strepitante

Zeus: saggio Zeus, Egioco, Olimpio, che tuona sui monti, Cronide (patronimico), nuvola nera, signore del tuono,vasta voce, sire, olimpio saggio Zeus, che raduna le nubi, l’Olimpio che abbaglia col lampo, grande Zeus,nera, che lancia la folgore, che regna sui numi e sugli uomini, immortale, folgoratore, Presago, Olimpio, saggio, folgoratore irato, figlio di Crono superbo, che abiti l’etra, signore dell’Ida, massimo, padre dei numie degli uomini, figlio di Crono terribile, vasto tuono, sommo, altissimo Cronide, sovrano Cronide, vasto,che regna sull’Ida, grande e glorioso, Cronide potente vasto fragore, che il fulmine scaglia, saggio,potente Cronide, signore supremo, Cronide benigno, onnipotente Cronide, padre Cronide, sovrano tra i posire, padre, il saggio, figlio di Crono pensiero complesso, il Cronide superbo, gloriosissimo, immenso, nube
tenti, figlio di Crono, sposo vasto fragore di Era, figlio di Crono nuvola buia, che tuona dall’alto, che il fulmineavventa, il più forte dei numi, lo sposo tonante di Era, prepotente Cronide, largo tuono, ospitale, terribile Cronide, sovrana guida, alto trono, candida folgore, adunatore di nembi, Ideo, il Tonante,


Varie:


Acaia: belle donne, nutrice di molti
acque: belle correnti
Ade: dai bei cavalli, dalle porte serrate
Aliarto: erbosa
Alibe: dove nasce l’argento
ancella/e: bel peplo, bei riccioli
Antenode: lontana
Antrona: marina
Araldi: voci sonore, voci acute
Arene: l’amabile
Aretirea: l’amabile
Argo: nutrice di cavalli, assetata, che nutre cavalli, inclita
Arisbe: divina, ben costruita
Arne: ricca di grappoli
Ascania: fertile zolla
Assio: ampia corrente, che ampio fluisce
asta: ombra lunga
Atene: città ben costruita
Augea: l’amabile
Aulide: petrosa
balia: bella cintura
battaglia: gloria dei forti
bronzo: punta lunga
Budeo: la ben popolata
buoi: gambe storte, corna dritte, zampe curve, corna ritorte, corna lunate

Buprasio: ricca di grano
Calcide: in riva al mare
Calidone: petrosa, rocciosa, eccelsa
Camiro: bianca
carro: belle ruote, buone ruote
casa: grandi porte
cavalli/e: veloci, zampe irrequiete, solidi zoccoli, piedi rapidi, frontali d’oro, che il pungolo incita, altonitrenti, belle criniere, piedi di bronzo, zoccolo solido, solido zoccolo, larga cervice, rapido piede, unghie solide, monungoli, zoccoli forti, superba cervice, garretti frementi, piedi balzanti, alto nitrito, alte cervici,
rapido volo
Cefiso: fiume divino
Celadonte: rapido
Cerinto: marina
chiome: ambrosie
cigni: lungo collo
Cilla: divina
Cillene: alto
Citera: sacra
Cleone: ben costruito
cognate: bei pepli
Corinto: l’abbondante
corsieri di
Enea: criniere belle
Cos: città d’Euripilo, la ben popolata
Creta: dalle cento città, vasta

Crisa: divina
dardi punta lunga
dei: che vivono sempre
Dodona: inclemente
donne: bella cintura
Echinadi: sacre
Egìlipa: aspra
Elice: l’ampia
Elide: divina, illustre
Ellade: belle donne
Ellesponto: flutto gagliardo, flutto violento
elmo: guancia di bronzo, lungo cimiero
Elo: borgo sulla riva del mare
Ematia: amabile
Enispe: ventosa
Epi: ben costruita
Epidauro: piantata a vigneti
erba: ambrosia
Eritini: eccelsa
Ermo: ricco di vortici
eroi: dai cimieri chiomati
Ete: bella criniera
Eteone: ricco di vette
Eubea: la sacra
Fere: ben costruita

ferro: faticosissimo
Festo: città ben popolata
figli: balbettanti
Frigia: ricca di viti
Ftia: dai bei campi, nutrice di eroi
Ftiro: monte foglie infinite
giorno: divino
Gonoessa: alta
Gòrtina: cinta di mura
Iaolco: ben costruita
Ida: ricca di fonti, madre di fiere, ricca di polle, ricca di vene, ricca di valli, ricca di gole
Illo: pescoso
Imbro: petrosa, rocciosa
Ipotebe: borgo ben costruito
Istiea: ricca di grappoli
Itaca: ricca di rocce
Itome: dirupata
Itona: madre di greggi
Lacedemone: concava, avvallata, amabile
Lampo: divino
lancia: ombra lunga
Larissa: zolla feconda
Lemno: divina, la ben costruita, fumante
Lìcasto: bianca
Licia: zolla feconda

Licto: ben costruita
mangiatoie: ambrosie
Mantinea: l’amabile
mare: urlante, sonante, canuto, divino, infecondo, cupo
Medeone: borgo ben costruito
Meonia: amabile
Messe: ricca di colombe
Micalesso: spaziosa
Micene: città ben costruita, spaziosa, ricca d’oro
Mìrsino: lontana
monti: ombrosi
mule: unghie forti
Navi: concave, nere, veloci, marine, buoni scalmi, ricche di remi, ricurve, agili, nave nera buoni scalmi, navi curve,perfette, ampi fianchi, multiremi, rapide, snelle, fianchi profondi, marine, alte poppe, equilibrate,
Nèrito: sussurro di fronde
Nisa: divina
notte: ambrosia, che doma uomini e dei, rapida
Oceano: principio dei numi, profonda corrente, acque profonde
Olimpo: Olimpo nevoso, ricco di cime, radioso, innumerevoli vette, scosceso, vasto, ricco di valli, dimora soglia di bronzo
Olizone: aspra
Oloòssono: bianca
Onchesto: sacra, recinto nobile di Poseidone
Orcòmeno: ricca di pecore
parole: fugaci

Pedaso: dirupata
Pelio: sussurro di fronde
Peneo: flutto d’argento
Peonia: fertile zolla

Pilo: divina, arenosa, rocca di Neleo, sabbioso
Piraso: fiorita, recinto sacro di Demetra
Pito: petrosa
Placo: selvoso
porci: candide zanne
porto: porto acqua profonda
Pteleo: letto d’erba
quercie: altachioma
re: alunni di Zeus, allevati da Zeus
Ritio: città ben popolata
Samotracia: selvosa
sangue: nero
Satnioento: bella corrente
Scamandro/
Xanto: erboso, scorrente, glorioso, vorticoso, gran fiume dai gorghi profondi, fiume bella corrente, acque profonde,gorghi d’argento, ampia corrente, divino
schiave: bei riccioli
Sicione: larga contrada
sonno: ambrosio, fratello della Morte, signore degli uomini tutti, signore degli dei, soave
spose: bei pepli
Stige: l’acqua tremenda del giuramento, profonda corrente

talamo: alto soffitto
Tarne: fertile zolla
Tartaro: fosco
Tebe: alte porte
terra: nutrice di molti, nutrice
terrore: verde
Tirinto: murata
Tisbe: dalle molte colombe
Titaresio: amabile
Tracia: fertile zolla, madre di greggi
Tricca: nutrice di cavalli, assetata
Trio: guado dell’Alfeo
Troade: terra feconda
Troia/Ilio: mura robuste, forti mura, spaziosa, solide mura, ventosa, dai bei puledri, sacra, fertile zolla, rocciosa,buone torri, battuta dal vento, alte zolle, ricca di poggi, ampia
uccello: sacro nunzio
vecchi: bianche tempie
Zelea: lontana, ai piedi dell’Ida, sacra

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SONETTO ALLA MUSA DI UGO FOSCOLO PARAFRASI

SONETTO ALLA MUSA DI UGO FOSCOLO PARAFRASI

SONETTO ALLA MUSA DI UGO FOSCOLO PARAFRASI


Eppure tu, o Musa, un tempo versavi sulle mie labbra una feconda abbondanza di poesia, quando la prima stagione della mia giovinezza fuggiva e dietro di lei veniva questa età presente, che scende con me per una via dolorosa verso la muta riva del fiume Lete: ora ti invoco senza essere ascoltato;ohimè, solo una scintilla dell’antica ispirazione poetica è ancora viva in me.
E tu, o Dea, fuggisti con lo scorrere del tempo, e mi lasci ai pensosi ricordi e ad un timore cieco del futuro.
Perciò mi accorgo, e amore me lo ripete, che rare poesie, frutto di faticosa elaborazione, non riescono a sfogare il dolore che ormai inevitabilmente mi accompagna.

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TORQUATO TASSO LE OPERE

TORQUATO TASSO LE OPERE

TORQUATO TASSO LE OPERE


L’EPISTOLARIO : Le lettere pervenuteci, circa 1700, in gran parte pubblicate quanto l’autore era in vita, riflettono da vicino la tormentata vicenda interiore del Tasso. Se da un lato raccontano le sue esperienze di vita, dall’altro sono sempre filtrate da modulo letterari e retorici propri del cortigiano di fine ‘500.

L’ambiente di risonanza delle epistole è la corte, vista non solo come luogo fisico, ma come realtà culturale, estetica e morale, unico ambiente nel quale l’intellettuale possa trovare la gloria e l’immortalità. Travolgente, dietro il velo culturale, si fa strada la sofferenza umana del poeta e la sua condizione di bisogno che si concretizza in suppliche insistenti e penose ai principi, signori, alti prelati.

Affiorano i sentimenti dolorosi, di malinconia, di sconforto e di morte e l’abbandono religioso, che risponde più che altro al suo bisogno individuale e privato di certezze di conforto e di liberazione dai tormenti. Le lettere scritte dal Sant’Anna testimoniano anche i malesseri fisici oltre ai turbamenti di una coscienza malata. Accanto ad esse ed in contrasto per lucidità e vigile coscienza le lettere in cui egli è tutto immerso nel processo di revisione del poema che porterà dalla Liberata alla Conquistata.

IL RINALDO : E’ un romanzo cavalleresco, un genere apprezzato nelle corti del tempo. Abbandonata la Gierusalemme perché probabilmente al di sopra delle proprie forze, il Tasso si dedica al Rinaldo . sull’esempio del padre che aveva composto l’ Almadigi. Tasso dichiara nella prefazione di volersi rifare sia agli antichi (Omero, Virgilio), sia ai moderni (Ariosto). Ma a differenza di quest’ultimo rifiuta la molteplicità di personaggi e di azioni e si concentra su un unico personaggio in obbedienza alle esigenze di unità aristoteliche. Rispetto al Furioso manca nel Rinaldo il gioco ironico e assume piuttosto dei toni seri ed elevati. Il Rinaldo si può definire un’opera giovanile e acerba, priva di originalità, ma nel quale si notano i temi e i toni fondamentali che caratterizzeranno il poeta maturo come la rappresentazione languida della passione amorosa, unitamente alla contemplazione di sereni paesaggi idilliaci e scenari tempestosi e notturni.

LE RIME : L’esercizio delle rime per il Tasso ha inizio assai presto e abbraccerà poi l’intero arco della vita. Nelle rime amorose, lo sfondo è Petrarcheso, ma la caratteristica saliente e peculiare è l’intensa sensualità che si traduce in un voluttuoso abbandono musicale. I paesaggi suggestivi e pittoreschi evocano sentimenti delicati e le immagini femminili rievocano la natura che assume a sua volta una fisionomia femminile. Nella poesia encomiastica il poeta si rifà alla lirica classica. Tasso , come i suoi contemporanei, sente fortemente il fascino del potere regale e principesco e ama rappresentarlo nelle sue forme più scenografiche. I potenti sono visti come coloro che possono offrire rifugio, sicurezza e consolazione al poeta errante e afflitto da sventura.

AMINTA: E’ un testo drammatico, anche se a lieto fine, che costituisce un nuovo genere letterario che prende il nome di Dramma Pastorale o Favola Pastorale. Questo genere si afferma particolarmente a Ferrara intorno alla metà del secolo, e mette in scena vicende ambientate nel mondo dei pastori, mentre d’altro canto riprende però la lunga tradizione di poesia pastorale che ha origini nei poeti classici come Virgilio. Dal punto di vista formale è diversa dalla commedia perché non presenta situazioni comiche collocate in un contesto contemporaneo realisticamente rappresentato, e differisce dalla tragedia perché non ne raggiunge il livello sublime nei personaggi e nello stile e ha lieto fine.

TRAMA : La vicenda si incentra su un rapporto d’amore difficile e sospirato, contrastato da un doloroso equivoco che però si risolve felicemente. Il pastore Aminta ama sin dalla fanciullezza la ninfa Silvia la quale però è dedita solo alla caccia. Dafne, amica di Silva, consiglia Aminta di recarsi alla fonte ove lei è solita recarsi. Aminta vi si reca e arriva giusto in tempo per salvare con il suo intervento Silvia dall’aggressione di un satiro che voleva violentarla. Ma Silvia, invece che essere grata al suo salvatore, continua a disdegnare il suo amore e fugge nel bosco. Qui viene trovato un velo di lei sporco di sangue e si pensa che ella sia stata sbranata dai lupi. A questo punto Aminta cerca la morte buttandosi da un dirupo. Silvia che il realtà è viva viene a sapere della morte di Aminta e resasi conto dell’amore fino ad allora soppresso raggiunge il corpo di lui e gli si riversa sopra piangendo. Ma Aminta non è morto perché un arbusto ne aveva attutito la caduta e al pianto di silvia riprende i sensi. La vicenda si conclude con i due giovani che si sposano.

STILE: Lo stile adottato è quello del genere pastorale, volutamente semplice, ma con un sapiente gioco nell’uso del ritmo, negli accenti e nelle immagini. Nell’opera è facile cogliere quell’atteggiamento ambivalente verso la corte che era proprio dell’anima tormentata del poeta. Si tratta di un’opera scritta per il divertimento della corte e dietro ai pastori sono riconoscibili personaggi della corte ferrarese, ad esempio Tasso stesso nella veste di Tirsi, il Pigna nelle vesti di Elpino. Questa sottile ambiguità rivela una profonda insofferenza per i rituali della corte, per le sue ipocrisie e convenzioni e si traduce in un bisogno di vita semplice, genuina, in un ambiente irraggiungibile dove l’amore è innocente e felice, senza colpe e peccato. Ed’è proprio questa dolorosa impossibilità di libero godimento, incatenati ad un senso rigido dell’onore e dell’etichetta che spicca l’esaltazione del piacere e della bellezza.

IL GALEALTO RE DI NORVEGIA : lasciato incompiuto prima della carcerazione, viene completato successivamente e pubblicato col titolo “Re Torrismondo” e riproduce gli schemi della tragedia classica. Se l’Aminta rappresenta il vagheggiamento dell’illusione giovanile dell’amore. Il Torrismondo segna il crollo di quell’illusione. La vanità di ogni speranza di fronte alla morte al nulla.

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GUERRA DEI CENTO ANNI PDF

GUERRA DEI CENTO ANNI PDF


La guerra dei cento anni scoppiò per due cause principali: controversie dinastiche e ragioni politico economiche. Edoardo III d’Inghilterra rivendicava infatti la successione al trono di Francia perché imparentato con la dinastia francese e contestava l’ascesa al trono di Filippo VI.

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GUERRA DEI CENT’ANNI

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