TORQUATO TASSO LE OPERE

TORQUATO TASSO LE OPERE

TORQUATO TASSO LE OPERE


L’EPISTOLARIO : Le lettere pervenuteci, circa 1700, in gran parte pubblicate quanto l’autore era in vita, riflettono da vicino la tormentata vicenda interiore del Tasso. Se da un lato raccontano le sue esperienze di vita, dall’altro sono sempre filtrate da modulo letterari e retorici propri del cortigiano di fine ‘500.

L’ambiente di risonanza delle epistole è la corte, vista non solo come luogo fisico, ma come realtà culturale, estetica e morale, unico ambiente nel quale l’intellettuale possa trovare la gloria e l’immortalità. Travolgente, dietro il velo culturale, si fa strada la sofferenza umana del poeta e la sua condizione di bisogno che si concretizza in suppliche insistenti e penose ai principi, signori, alti prelati.

Affiorano i sentimenti dolorosi, di malinconia, di sconforto e di morte e l’abbandono religioso, che risponde più che altro al suo bisogno individuale e privato di certezze di conforto e di liberazione dai tormenti. Le lettere scritte dal Sant’Anna testimoniano anche i malesseri fisici oltre ai turbamenti di una coscienza malata. Accanto ad esse ed in contrasto per lucidità e vigile coscienza le lettere in cui egli è tutto immerso nel processo di revisione del poema che porterà dalla Liberata alla Conquistata.

IL RINALDO : E’ un romanzo cavalleresco, un genere apprezzato nelle corti del tempo. Abbandonata la Gierusalemme perché probabilmente al di sopra delle proprie forze, il Tasso si dedica al Rinaldo . sull’esempio del padre che aveva composto l’ Almadigi. Tasso dichiara nella prefazione di volersi rifare sia agli antichi (Omero, Virgilio), sia ai moderni (Ariosto). Ma a differenza di quest’ultimo rifiuta la molteplicità di personaggi e di azioni e si concentra su un unico personaggio in obbedienza alle esigenze di unità aristoteliche. Rispetto al Furioso manca nel Rinaldo il gioco ironico e assume piuttosto dei toni seri ed elevati. Il Rinaldo si può definire un’opera giovanile e acerba, priva di originalità, ma nel quale si notano i temi e i toni fondamentali che caratterizzeranno il poeta maturo come la rappresentazione languida della passione amorosa, unitamente alla contemplazione di sereni paesaggi idilliaci e scenari tempestosi e notturni.

LE RIME : L’esercizio delle rime per il Tasso ha inizio assai presto e abbraccerà poi l’intero arco della vita. Nelle rime amorose, lo sfondo è Petrarcheso, ma la caratteristica saliente e peculiare è l’intensa sensualità che si traduce in un voluttuoso abbandono musicale. I paesaggi suggestivi e pittoreschi evocano sentimenti delicati e le immagini femminili rievocano la natura che assume a sua volta una fisionomia femminile. Nella poesia encomiastica il poeta si rifà alla lirica classica. Tasso , come i suoi contemporanei, sente fortemente il fascino del potere regale e principesco e ama rappresentarlo nelle sue forme più scenografiche. I potenti sono visti come coloro che possono offrire rifugio, sicurezza e consolazione al poeta errante e afflitto da sventura.

AMINTA: E’ un testo drammatico, anche se a lieto fine, che costituisce un nuovo genere letterario che prende il nome di Dramma Pastorale o Favola Pastorale. Questo genere si afferma particolarmente a Ferrara intorno alla metà del secolo, e mette in scena vicende ambientate nel mondo dei pastori, mentre d’altro canto riprende però la lunga tradizione di poesia pastorale che ha origini nei poeti classici come Virgilio. Dal punto di vista formale è diversa dalla commedia perché non presenta situazioni comiche collocate in un contesto contemporaneo realisticamente rappresentato, e differisce dalla tragedia perché non ne raggiunge il livello sublime nei personaggi e nello stile e ha lieto fine.

TRAMA : La vicenda si incentra su un rapporto d’amore difficile e sospirato, contrastato da un doloroso equivoco che però si risolve felicemente. Il pastore Aminta ama sin dalla fanciullezza la ninfa Silvia la quale però è dedita solo alla caccia. Dafne, amica di Silva, consiglia Aminta di recarsi alla fonte ove lei è solita recarsi. Aminta vi si reca e arriva giusto in tempo per salvare con il suo intervento Silvia dall’aggressione di un satiro che voleva violentarla. Ma Silvia, invece che essere grata al suo salvatore, continua a disdegnare il suo amore e fugge nel bosco. Qui viene trovato un velo di lei sporco di sangue e si pensa che ella sia stata sbranata dai lupi. A questo punto Aminta cerca la morte buttandosi da un dirupo. Silvia che il realtà è viva viene a sapere della morte di Aminta e resasi conto dell’amore fino ad allora soppresso raggiunge il corpo di lui e gli si riversa sopra piangendo. Ma Aminta non è morto perché un arbusto ne aveva attutito la caduta e al pianto di silvia riprende i sensi. La vicenda si conclude con i due giovani che si sposano.

STILE: Lo stile adottato è quello del genere pastorale, volutamente semplice, ma con un sapiente gioco nell’uso del ritmo, negli accenti e nelle immagini. Nell’opera è facile cogliere quell’atteggiamento ambivalente verso la corte che era proprio dell’anima tormentata del poeta. Si tratta di un’opera scritta per il divertimento della corte e dietro ai pastori sono riconoscibili personaggi della corte ferrarese, ad esempio Tasso stesso nella veste di Tirsi, il Pigna nelle vesti di Elpino. Questa sottile ambiguità rivela una profonda insofferenza per i rituali della corte, per le sue ipocrisie e convenzioni e si traduce in un bisogno di vita semplice, genuina, in un ambiente irraggiungibile dove l’amore è innocente e felice, senza colpe e peccato. Ed’è proprio questa dolorosa impossibilità di libero godimento, incatenati ad un senso rigido dell’onore e dell’etichetta che spicca l’esaltazione del piacere e della bellezza.

IL GALEALTO RE DI NORVEGIA : lasciato incompiuto prima della carcerazione, viene completato successivamente e pubblicato col titolo “Re Torrismondo” e riproduce gli schemi della tragedia classica. Se l’Aminta rappresenta il vagheggiamento dell’illusione giovanile dell’amore. Il Torrismondo segna il crollo di quell’illusione. La vanità di ogni speranza di fronte alla morte al nulla.

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