STORIA DI IQBAL

STORIA DI IQBAL

STORIA DI IQBAL


LA VICENDA

La storia inizia dal cedimento di Iqbal, da parte della sua famiglia, a causa di un debito di 16 dollari, a un commerciante di tappeti. In questo modo fu costretto a lavorare, dall’alba al tramonto, in una tessitura di tappeti, in condizioni disumane e quindi incatenato al telaio, d’altronde come altri bambini, suoi amici.

Un giorno nella fabbrica di tappeti arriva un ragazzino di nome Iqbal, appena arrivato si sedette al suo posto ed iniziò subito a lavorare, era abile e veloce, sapeva stringere i nodi con tanta precisione e delicatezza, le su dita volavano le spole del telaio come mai aveva visto fare prima. Quella notte stessa, quando il padrone ebbe spento le luci, andarono da Iqbal, e lui iniziò a raccontargli della sua vita prima che arrivasse a lavorare lì. Ad Hussian gli altri suoi padroni avevano detto che lui era un ragazzo bravo a lavorare ma molto furbo. Un giorno Iqbal finisce nella Tomba, perché strappò il tappeto prezioso a cui stava lavorando; Hussian ordinò a Iqbal di andare nella Tomba. Iqbal aveva paura, come tutti gli altri in quel momento di Hussian Khan. Fatima, Alì e Karim avevano paura che Iqbal non potesse uscire vivo dalla Tomba; così la sera in cui Iqbal finisce nella Tomba Alì e Fatima andarono a vedere se era ancora vivo e gli portarono del cibo e dell’acqua da bere, senza farsi scoprire da Hussian. Quando entrarono videro Iqbal infreddolito, con le labbra spaccate dalla sete e gli occhi così deboli che anche la luce del fiammifero gli dava fastidio. E tornarono tutte le notti finchè lui non fu liberato.  Iqbal dopo tre giorni, dopo essere stato liberato dalla tomba, scappa dalla fabbrica di tappeti. attraversando quella stretta finestrella dietro alla tenda dello stanzone. Per due interi giorni di Iqbal non si seppe più nulla; appena Hussian Khan seppe della fuga del suo allievo Iqbal andò a cercarlo. Hussian Khan entrò in laboratorio gli disse di lasciare tutto com’era, e gli fece attraversare il cortile, aprì la porta di ferro e li fece ammucchiare tutti sulle scale; poi lui se ne andò perché qualcuno stava bussando alla porta di ingresso. Aprì e vide che era Iqbal e due poliziotti, grassi con i baffi neri. Iqbal indicò ai poliziotti il laboratorio, i poliziotti attraversarono il cortile guardarono il laboratorio ma videro che non c’era niente. I poliziotti avevano fretta, quindi Hussian infilò una mano nella fascia che gli stringeva la vita, estrasse un grosso rotolo di banconote e ne diede un po’ ciascuno, dopo che essi se ne andarono partì per un viaggio di affari; Hussian tornò il venerdì e andò a controllare i loro lavori, tutti avevano fatto pressappoco bene ma quando arrivò da Maria vide che lei aveva cambiato lo stampo che c’era sul proprio tappeto, aveva disegnato un aquilone grande e bianco. Hussian ordinò Maria di andare nella Tomba. Iqbal scappò di nuovo. Arrivò il mattino seguente con gli uomini del Fronte di Liberazione; di cui faceva parte Eshan Khan. Iqbal li guidò al laboratorio dove viderono i bambini magri e con le mani piene di bolle e tagli e con le catene ai piedi. Poi attraversarono il cortile e scesero giù nella Tomba dove trovarono due bambini Salman e Mohammad i quali avevano gli occhi chiusi per la luce e barcollavano. Così il poliziotto portò via Hussian e la padrona si chiuse in casa. Gli vengono tolte le catene e spalancarono la porta. I bambini vengono liberati, uscirono tutti insieme timorosi, si affacciarono sul portone di casa e li portarono con loro. Arrivati alla sede di accoglienza gli diedero da mangiare e li lavarono dandogli nuovi vestiti. Iqbal riceve un premio e si trasferisce a Boston con Eshan Khan poi infine ritorna nel suo villaggio, e mentre stava giocando con i suoi amici prese la bicicletta, passa una macchina nera la quale spara a Iqbal e i suoi amici non lo vedono più.

PERSONAGGI

Iqbal= ero un ragazzo non molto alto, sottile e bruno. Iqbal è senza dubbio il protagonista del libro, in quanto tutta la storia si concentra su di lui. Iqbal era una persona veramente coraggiosa, testarda, dotata di tenacia e aveva “prospettive”, raggi di luce per il suo fu-turo. Da adolescente intraprese una lotta contro lo sfruttamento minorile, per liberare altri bambini che, come lui furono costretti ad essere schiavi e in qualche modo ci riuscì anche però, fatto ritorno nel suo Paese in occasio-ne della Pasqua, fu assassinato nel suo villaggio quando aveva 13 anni e non furono mai ritrovati i colpevoli.

Fatima =era un’amica di Iqbal, una vera amica. Era diventata schiava quando aveva solo pochi anni e quindi, divenuta più grande, non ricordava granché della sua esistenza prima della schiavitù. Era una ragazza molto fragile, paurosa.

Maria = era la bambina più giovane del gruppo era minuta come un uccellino e con i capelli tagliati corti corti sotto al fazzolettone con qui si nascondeva sempre la testa, una bambina che parlava poco.

karim = era un ragazzo curioso e non rinunciava mai al suo ruolo di sorvegliante e che avrebbe potuto impedircelo.

Hussian khan =era il padrone della tessitura dei tappeti. Era una per-sona abbastanza perfida, cattiva nei confronti dei suoi piccoli schiavi. A quest’ultimi aveva fatto una sorta di promessa che non veniva mai mante-nuta. Questa “promessa”, consisteva nel scrivere su una lavagnetta perso-nale di ogni ragazzo una linea, che stava a significare, dopo un numero de-ciso da Hussain, la fine della schiavitù del bambino e quindi la sua liberazio-ne. Però Hussain, in questo modo, illudeva solamente i suoi schiavi. Talvolta essi non eseguivano i propri doveri di schiavi, li mandava nella Tomba, un luogo scuro, dove lo schiavo non mangiava e quindi era anche denutrito e in condizioni veramente pietose.

Eshan khan =era un uomo alto, non robusto, ma che riusciva a dare un impressione di forza e di determinazione . Aveva i capelli e la barba nera e ben curati ed era vestito sempre di bianco. era il capo del Fronte per la lotta contro lo sfruttamento minorile. Si dimostrò molto amico di Iqbal e lo considerava quasi come un figlio e gli fu vicino per la sua lotta. 

I LUOGHI

La fabbrica di tappeti = si trovava alla periferia di Lahore, era grande. Era costruita metà in muratura e metà in lamiera, con un cortile sporco e disselciato. La tettoia di canne riparava le balle di lana e di cotone, in fondo, seminascosto dai rovi e dalle erbe selvatiche, la porta di ferro arrugginita che con una ripida scala portava giù nella Tomba. Faceva caldo d’estate e freddo d’inverno.

La tomba = era una vecchia cisterna interrata sotto il cortile, chiusa da un tombino grata che guardava sulle scale umide e scivolose che salivano verso la porta di ferro. Non c’era luce, solo qualche raggio di sole riusciva faticosamente a filtrare, a metà pomeriggio, tra i buchi e le crepe prodotte dal tempo e dalla ruggine nella porta che dava sul cortile. Non c’era aria si soffocava . La cisterna che costituiva la Tomba, era larga e bassa.

La fornace = era una stanza costruita di mattoni che stava dentro la tomba

La sede di accoglienza dei bambini al Fronte= era una vecchia casa del periodo coloniale , con le pareti scrostate di un bel rosa antico e un piccolo giardino, chiuso da un’altra cancellata, che si affacciava su una strada stretta e trafficata proprio dietro al mercato. Era un edificio a due piani , anche se antico e disordinato era bello e confortevole. Al pianterreno c’era uno stanzone ingombro di tappeti, sedie zoppicanti, pacchi di giornali, libri e volantini accatastati ovunque, cartelli, striscioni, tre cani randagi, due ventilatori a pale che cercavano inutilmente smuovere l’aria impregnata di fumo.

 LA RIFLESSIONE

A me questo libro è piaciuto molto, parla di bambini che vengono sfruttati, il quale problema persiste ancora nel mondo. Nei paesi più poveri oppure in quelli meno sviluppati i bambini vengono sfruttati a lavorare perché i loro genitori non hanno soldi per mantenerli oppure sono costretti a rubare, o a fare rapine. Questo non dovrebbe succedere nel mondo infatti è uno dei problemi da risolvere. Mi ha commosso molto soprattutto alla fine quando il ragazzo viene ucciso. Leggendo ho capito cosa succede nel mondo e negli altri paesi più poveri e noi bambini di oggi siamo molto fortunati, perché non dobbiamo lavorare e nessuno ci sfrutta.

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