STORIA DELL’ENERGIA

STORIA DELL’ENERGIA

STORIA DELL’ENERGIA


La storia dell’energia è già iniziata nell’età preistorica con la nascita dell’energia del legno.

L’uomo primitivo cominciò prima col conservare il fuoco e in seguito imparò a produrlo grazie allo sfregamento di selce (roccia sedimentaria). Da questi anni partirono le prime scoperte e il miglioramento delle condizioni di vita dell’essere umano.

Nel paleolitico ci fu la prima crisi energetica della storia. La causa di tutto fu l’enorme aumento della popolazione e la scarsità di selvaggina, tanto che le risorse venivano solo consumate non rinnovate. La crisi fu superata con l’introduzione di scoperte come l’allevamento e l’agricultura, metodi entrambi utili per accumulare l’energia sulla terra.

Per molti secoli la principale fonte di energia fu il lavoro degli uomini e degli animali. La situazione cambiò con l’avvento del medioevo, periodo nel quale il commercio degli schiavi fu proibito causando una grande crisi demografica, tanto che causò la mancanza di manodopera.

Solo grazie al potere e alle ricchezze della Chiesa fu possibile realizzare nuove macchine all’avanguardia per la produzione e l’utilizzazione dell’energia: i monasteri erano, infatti, dei centri all’avanguardia anche nel campo dell’agricoltura e delle attività artigianali.

Furono inventati macchinari per sfruttare le principali fonti di energia (acqua, vento …) e vennero introdotte molte innovazioni anche nel campo dell’agricoltura, nacquero nuovi tipi di finimenti per gli animali e venne introdotta la ferratura dei cavalli.

Col Rinascimento avvenne un enorme progresso.

Le piccole botteghe artigiane si trasformarono in piccole industrie. Cominciò proprio in questo periodo un enorme aumento di domanda dell’energia.

Le ruote ad acqua si perfezionarono e fornirono abbondante energia meccanica. Le industrie cominciarono a richiedere nuova energia termica. Nonostante tutte queste novità le uniche due risorse però rimanevano il legno e il carbone vegetale.  Il legno venne in questi anni utilizzato in modo massiccio e per questo i consumi non consentirono il rinnovamento delle risorse boschive, portando nuovamente il sistema sull’orlo della crisi.

Nacque nel ‘600, per la prima volta nella storia, un’iniziativa rivolta al risparmio energetico. Tale iniziativa fu proposta da un uomo d’affari inglese che inventò un sistema per il recupero del calore e del vapore nell’industria chimica, utilizzato poi per riscaldare i liquidi chimici.

L’italiano Marco Polo scoprì invece, molto tempo prima, in Cina nel 1275 una nuova fonte energetica: il carbon fossile.

In Europa iniziò un modesto sfruttamento di questa nuova risorsa. L’uso di questa risorsa su larga scala cominciò solo nel 1400 nelle fabbriche di armi in Belgio.

Negli anni tra il 1720 e il 1750 si verificò la rivoluzione demografica. La popolazione crebbe in numero esorbitante, e delle carestie che avevano caratterizzato i secoli precedenti.

La rivoluzione demografica fu resa possibile in particolare per merito dei progressi ottenuti in campo agricolo, progressi che portarono a una vera e propria rivoluzione agricola.

Malthus, un economista inglese, sostenne che l’aumento incontrollato della produzione agricola avrebbe, prima o poi incontrato dei limiti naturali. La manifattura invece non sarebbe mai andata incontro a dei limiti naturali e avrebbe portato così alla nascita dell’industria e all’inizio di una nuova era nella storia dell’umanità.

Con la prima rivoluzione industriale cominciò un uso massiccio di macchinari. Nacque anche la divisione del lavoro, che rese possibile razionalizzare i tempi di produzione.

Gli inventori di macchine non erano scienziati bensì artigiani. Arkwright progettò un filatoio meccanico. Per farlo funzionare utilizzò l’energia idraulica. La necessità delle industrie tessili di godere di energia idrica poneva però dei grossi limiti all’estendersi delle fabbriche, che dovevano sorgere sulle rive dei corsi d’acqua. Solo con la nascita della macchina a vapore (james watt) portò allo sviluppo di importanti attività, come l’estrazione del carbone e del ferro, e la lavorazione di quest’ultimo. Il carbone fino a quel momento era stato considerato solo un sostituto della legna, che stava scarseggiando.

L’aumento del numero delle miniere rese necessarie maggiori quantità di ferro. Nello stesso tempo l’incremento del numero delle fonderie richiese maggiori quantità di carbone.

La completa sostituzione della legna col carbone portò l’invenzione del coke: si trattava di carbone privato dello zolfo. Nel primo decennio del ‘600 non fu sfruttata molto questa invenzione a causa delle difficoltà che si incontravano per portare gli altiforni ad elevate temperature. La soluzione venne trovata quando si riuscì ad immettere negli altiforni il vapore. Il binomio ferro / carbone fu uno degli elementi fondamentali della prima rivoluzione industriale.

L’800 fu caratterizzato da grandi ricerche: venne scoperto l’uranio e la radioattività del radio.

Fu proprio nel corso dell’800 che scoppiò la seconda rivoluzione industriale, caratterizzata da un nuovo binomio acciaio / energia elettrica (l’acciaio è un metallo molto più resistente e malleabile del ferro, mentre l’energia elettrica, vera e propria innovazione nel campo energetico, per la prima volta nella storia mise a disposizione dell’uomo un’energia che poteva essere trasmessa a distanza, tanto che le città industriali non dovettero più sorgere vicino alle miniere di carbone).

Nei primi anni del 1900 scoppiò la guerra che nella storia fu capace di sfruttare tecnologie avanzate e ingenti quantità di energia. Il conflitto provocò un’accelerazione dello sviluppo industriale. Nacquero potentissime compagne petrolifere che investirono i loro capitali nell’acquisto di navi per il trasporto del petrolio e raffinerie.

In seguito in Europa cominciarono le ricerche sull’energia nucleare da parte di numerosi scienziati fra i quali Albert Einstein.Poco tempo dopo, con l’avvento nel nazismo al potere iniziarono le persecuzioni razziali contro gli ebrei. Einstein venne insultato in pubblico, e come altri scienziati ebrei si rifugiarono in America, dove furono liberi di continuare i loro studi.

In rivalsa a tutti coloro che avevano disprezzato la loro scienza, gli studiosi, decisero di passare a una fase sperimentale con la realizzazione della bomba atomica.

Alcuni importanti uomini d’affari si rivolsero ad Einstein e gli chiesero di firmare una lettera al Presidente Roosevelt, nella quale venne richiesto in finanziamento per le ricerche al governo americano.

Un mese dopo venne attaccata la Polonia dai tedeschi. Gli Stati Uniti decisero di non prendere iniziative. Questa decisone durò però solo fino a quando i Giapponesi attaccarono la base aereonavale di Pearl Harbor. Pochi giorni dopo il presidente degli Stati Uniti si mise in contatto con gli scienziati e accordò i finanziamenti richiesti.

Alla fine del 1944 giunsero notizie dell’imminente fine di Hitler e dell’inesistenza di un progetto nucleare tedesco. I militari inglesi e americani cominciano a pensare che lo scoppio della bomba atomica sarebbe stato necessario per affermare la sovranità degli Stati Uniti nel mondo.

 

Nel deserto di Alamogordo nel New Mexico venne collaudata una prima bomba; gli stessi scienziati restano stupefatti dalla sua immensa potenza. Lo scoppio di altre due bombe rimaste su Nagasaki e Hiroshima, segnarono la fine della seconda guerra mondiale.

Al termine della seconda guerra mondiale i mezzi e le ricchezze vennero impiegati oltre che per la ricostruzione anche per creare un nuovo modello di sviluppo basato sul consumismo, e per questo le esigenze energetiche divennero enormi.

Cominciò una ricerca incontrollata di importante fonte energetica: il petrolio i cui giacimenti si trovano nei paesi Arabi e nel Terzo Mondo, ma vengono gestiti dalle grandi compagnie petrolifere. Nel 1960 per esercitare maggior controllo sul petrolio i paesi produttori fondarono l’OPEC (Organization of Petroleum Exporting Countries): un’organizzazione per gestire al meglio le esportazioni del petrolio. Gli effetti dell’organizzazione si fecero sentire soprattutto in seguito alla crisi petrolifera negli anni settanta, crisi determinata nell’ottobre del 1973 dalla guerra arabo / israeliana del Kippur che mise contro il mondo arabo e quello occidentale. I primi decisero di giocare l’arma più importante: il petrolio, limitandone la produzione e aumentandone i prezzi. I paesi occidentali reagirono alla situazione adottando delle misure per riportare i prezzi del petrolio allo stesso livello del petrolio precedente.

Anche ai giorni nostri i maggiori conflitti internazionali continuanon ad essere basati sul commercio del petrolio. Tutte le grandi potenze vorrebbero aggiudicarsi il monopolio di questa fonte, allo scopo id ottenere il predominio mondiale.

 

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