SIGNA FIRENZE FOTO DAL PASSATO

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L’origine di Signa e il periodo della sua fondazione è assai incerto, vista la scarsità di notizie e di documenti; mentre sono varie le ipotesi fatte in proposito, che collocherebbero l’origine in un periodo compreso tra la nascita della civiltà etrusca e il pieno sviluppo di quella romana.

Gli studiosi più recenti hanno affermato che questo sarebbe il periodo più probabile per la nascita di Signa vista la sua posizione lungo l’asse di comunicazione Fiesole-Pisa, che contribuì fortemente al suo sviluppo. Proprio il commercio sarebbe, quindi, il motivo principale della nascita del paese che, per la vicinanza al fiume Arno, garantiva vantaggi commerciali, poiché l’unico tratto navigabile sul fiume nella stagione estiva era quello tra Signa e Pisa.

Vari sono i dubbi anche sull’origine etimologica di “Signa”: se venne fondata dagli etruschi i nomi più probabili sarebbero Aisinial, Eisil ed Esinius, mentre se fondata dai romani Exine, Exinea, Esinea e Sinea. Attraverso studi recenti si è appurato che l’ultima ipotesi, quella riguardante l’origine romana, potrebbe essere storicamente più attendibile di quella etrusca. Etimologicamente Signa deriverebbe dal nome proprio Aisinius, attribuibile al fondatore, possibile legionario di Lucio Cornelio Silla, che assegnò varie terre in questa zona servendosi della centuriazione, che al fine di colonizzare un territorio, garantiva ai cittadini romani e in particolar modo ai soldati una terra coltivata per potervi abitare e per allevare animali. Altre testimonianze che favorirebbero l’ipotesi riguardo alla colonizzazione romana derivano dal ritrovamento sia di alcuni reperti archeologici romani nel Parco dei Renai sia di alcune tombe di origine longobarda nelle fondamenta della pieve di San Lorenzo[11]. Nonostante si ammetta che questa zona sia stata in precedenza occupata dagli etruschi, come testimoniato dalla tomba di Bronzetti al confine tra il comune di Carmignano e quello di Signa, l’origine romana sarebbe ulteriormente testimoniata da una lapide presente nella pieve di San Giovanni Battista su cui era scritto:

«TALSIAE EVPH ONIVCI EIUS»

Proprio riguardo all’origine romana sono state fatte altre varie ipotesi sulla fondazione della città che per taluni sarebbe avvenuta per mano del console Tito Quinzio Flaminino, come documentato da un miliario, mentre per altri Signa avrebbe avuto origine da un accampamento romano, come accade anche per Firenze.


ALTRA NOTIZIE

Una delle prime notizie storiche che riguardano il ponte di Signa risale al 1211 ed è contenuta in un compromesso e lodo tra il Molto Reverendo Pio-vano di Signa ed il Priore e canonici di San Martino a Gangalandi. L’accordo fu stipulato “in Mercatali de Signa in capite Pontis”.

Si fa ancora menzione del ponte di Signa 1’11 agosto 1252, quando i monaci cistercensi della Badia a Settimo ottennero il permesso di edificare, sulla riva sinistra dell’Amo, una pescaia di “giuncheto” in un luogo che veniva allora chiamato il Mercatale di Signa. La pescaia si estendeva sino a metà del fiu-me e serviva per alimentare alcuni mulini che la Badia possedeva sull’Arno presso il così detto “Ponticello nel Popolo di San Martino a Gangalandi”.

Questo ci permette di capire che almeno dalla prima metà del XIII secolo era presente un ponte sull’Amo in quella zona, e questo doveva essere il ponte a quattro archi raffigurato in una delle campane della Chiesa di Santa Maria in Castello fusa nel 1266, il cui disegno ci è pervenuto attraverso le osservazioni del Manni; osservando il disegno riportato dal Manni pare si fosse trattato di un ponte in pietra. Questo primo ponte di cui si ha notizia, era ro-vinato nel 1278 quando, a seguito del crollo e conseguente interruzione del-la viabilità tra riva destra e sinistra, fu concesso alla Chiesa di San Martino a Gangalandi di erigere un fonte battesimale, prima di allora appannaggio esclusivo di Signa (ARCH. DIPL. FIOR. Carte de’ Cistercensi in Firenze).

Un nuovo ponte era già stato riscostruito nel 1287, tant’è che in un documento della badia a Settimo, risalente al 4 ottobre 1287, si legge che Tegghia del

fu Neri Frescobaldi del popolo di San Iacopo Oltrarno di Firenze vende aí monaci di Settimo per lire settanta di fiorini piccoli la quarta parte di una pescaia posta nel fiume Arno presso il Ponte a Signa. (ARCH. DIPL. FIOR. Carte de’ Cistercensi in Firenze).

Il Manni ragionando sopra uno antico sigillo del Comune di Signa, raffigurante un ponte a sette archi in campo gigliato (Sigilli antichi. Vol. II.), afferma che quel ponte fu distrutto, o piuttosto tagliato, da Castruccio Castracani il 28 febbraio del 1326.

Anche Giovanni Villani concorda che in quello stesso giorno il capitano lucchese, raccolta la sua gente, fece ardere Signa e tagliare il ponte sull’Arno. (Cronica Lib. IX. C. 335).

Da quell’epoca in poi il Ponte a Signa fu restaurato più volte, due delle quali nel 1405 e nel 1479 per ordine dei Capitani di Parte Guelfa, i suoi archi in-fatti non lasciavano libero passaggio ai navicelli. A questa ristrutturazione potrebbe essere dovuta la presenza degli archetti laterali, costruiti per innal-zare la carreggiata al livello delle arcate centrali, come rappresentato nell’acquaforte dello Zocchi del 1744.

Le ultime modifiche prima del secondo conflitto mondiale risalgono ai lavo-ri deliberati dal “Corpo d’Ingegneri sopra l’acque e strade” del 1822 – 1836, quando fu ampliata la carreggiata e rifatti più grandi gli archi.



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