BIOGRAFIA DI TITO LUCREZIO

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BIOGRAFIA DI TITO LUCREZIO

BIOGRAFIA DI TITO LUCREZIO


LUCREZIO Un’incerta biografia: Sul personaggio di Tito Lucrezio Caro, abbiamo notizie molto scarse.Quel che sappiamo è che visse nella prima metà del primo secolo a.C. e che morì poco più che quarantenne. La composizione della sua opera , il poema scientifico “De rerum natura”, si può datare alla prima metà degli anni 50. Avvolti nell’oscurità restano la condizione sociale del poeta. L’unico dato attendibile è quello dei rapporti di Lucrezio con alcuni personaggi del tempo , come Caio Memmio e Cicerone.Da ciò è lecito supporre la frequentazione da parte del poeta delle cerchie colte e altolocate della capitale. Un’altra supposizione che ha avuto largo credito in passato, è quella della presunta origine campana di Lucrezio a motivo della sua adesione all’epicureismo. Il poeta “folle”: La carenza di dati attendibili sulla vita di Lucrezio ha dato maggior credito alla notizia fornita da S. Girolamo in merito alla follia che avrebbe colto il poeta dopo aver assunto un filtro amoroso; alla follia andrebbe imputato poi il suo suicidio.Il fatto è però che la notizia geronimiana ha suggerito numerosi tentativi di rinvenire nel “de rerum natura” i segni del preteso squilibrio mentale dell’autore. Una nuova filosofia a Roma: L’epicureismo si era diffuso in Italia grazie alla numerose scuole epicuree fondate in Campania tra il II e il I secolo a.C.che avevano ispirato la composizione di diverse opere poetiche in cui si trattava il problema della natura. Un altro grande scoglio era rappresentato dalla visione ateistica propugnata dagli epicurei. Certo Epicureo ed, entro certi limiti, il suo seguace Lucrezio, non erano poi disposti a vedere nelle divinità dell’Olimpo delle entità preposte al governo del mondo, tali da riuscire a condizionare le vicende umane.

Dobbiamo tenere presente l’importanza assegnata dai romani del tempo alla struttura religiosa tradizionale: si pensi solo alle pratiche idolatriche che scandivano la loro vita , ai riti, alle superstizioni , ai cerimoniali. Per questi motivi l’eventuale diffusione dell’epicureismo avrebbe rappresentato un grave rischio per l’ordine repubblicano tradizionale. I modelli poetici: Il modello letterario principale a cui si rifà Lucrezio è Ennio, il padre della poesia latina , autore del grande poema epico-storico degli “Annales” . ciò spiga tra l’altro il frequente ricorso di Lucrezio agli arcaismi . Lucrezio doveva sentire anche una comunanza con gli antichi poeti-filosofi, anch’essi autori di poemi. La scelta di questi modelli ci spiega la volontà di Lucrezio di affidare a un poema l’esposizione della dottrina degli epicurei. I destinatari: il pubblico cui si indirizza Lucrezio è la classe dirigente del tempo.La scelta stessa del poema come medium per esprimere un messaggio filosofico, aveva di mira proprio i ceti dirigenti contemporanei, dotati si di una certa cultura, ma poco disposti ad apprezzare un arida prosa tecnica come quella di Epicureo.Lo sforzo stesso, infine , di liberare il suo lettore dalla cupidigia di ricchezza e di potere, dall’insaziabile smani di potere e di lusso , dal senso di vuoto indotto dall’abbondanza e dalla facilità dei costumi, rimanda all’esperienza dei membri degli strati elevati, in un’epoca di forte crisi di valori com’era proprio quella in cui vive Lucrezio. Il “De rerum natura” La struttura : Il « De rerum natura » è la compiuta trattazione in versi ( esametri) della filosofia dell’epicureismo. Esso si articola in 6 libri. Il poema rivela una forte coesione strutturale complessiva: è infatti preceduto da un proemio e concluso da un epilogo, I sei libri sono a loro volta articolati in tre coppie, di cui i libri dispari (I; III; V) forniscono le premesse concettuali per la spiegazione dei fenomeni analizzati nei libri pari successivi . Nei primi due libri abbiamo una descrizione fisica del mondo. Nei libri III e IV la dottrina fisica viene estesa ai fenomeni del mondo umano. Vi si parla della dissoluzione che attende l’anima , dei sentimenti, delle reazioni fisiologiche. I libri V e VI , hanno per oggetto la cosmologia. Il libro V dimostra la mortalità del mondo e descrive la storia dell’umanità dallo stato di natura fino alla civiltà contemporanea; l’ultimo libro è invece dedicato alla spiegazione di vari fenomeni fisici, come fulmini, i terremoti, le epidemie. L’opera si chiude con la terribile immagine della peste di Atene , sul cui significato i critici si sono interrogati a lungo. E’ stato da alcuni ipotizzato che il poema non dovesse chiudersi con questa immagine di morte , in così stridente contrasto con la visione luminosa e vitale del proemio del libro I. Ma forse il poeta voleva semplicemente dimostrare un teorema: quello della fine squallida e desolante che attende chi voglia rimanere tenacemente attaccato alla vita , e non sappia considerare la morte come un accadimento naturale e necessario, al pari della vita e di tutti gli altri fenomeni descritti nel poema. Un poeta visionario: La caratteristica più saliente dello stile del poema è la ricchezza delle immagini, tanto che Lucrezio è stato giustamente definito un “poeta visivo”. Di qui le frequenti immagini analogiche , come quella celeberrima dove l’incessante movimento degli atomi viene paragonato al pulviscolo che danza in un raggio di sole ma si potrebbero aggiungere molti altri esempi.

Tali immagini, facilmente comprensibili per il lettore , riducevano drasticamente il divario tra l’ignoto e il noto sgomberando il campo dalla paura e dalla superstizione. Lo stile: Ritroviamo poi nei versi di Lucrezio tutta una serie di figure retoriche , come l’allitterazione, l’assonanza, l’omofonia, l’antitesi , il chiasmo, l’ipallage, figure che servono ad accompagnare i concetti espressi con suggestive impressioni fonetiche, rendendole in questo modo ancora più persuasive. Frequenti sono inoltre gli arcaismi impiegati in omaggio al modello enniano cui il poeta si ispira. Per quanto riguarda il metro , ricordiamo che Lucrezio continua sulla via già tracciata da Ennio, ovvero l’introduzione in Roma dell’esametro greco. A Lucrezio, infine, va riconosciuto il merito di aver sopperito all’egestas, la “povertà” della lingua latina quanto a lessico filosofico, con la felice individuazione di gruppi di sinonimi latini chiamati a tradurre i corrispondenti temi astratti greci. Un esempio per tutti è la traduzione del termine greco athomos, che il poeta rende con corpora prima, primordia rerum , exordia , semina, ecc…

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