baudelaire spleen traduzione

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Schema metrico: quartine di alessandrini.
La parola inglese spleen, esprime la lacerazione profonda dell’artista moderno: il suo degrado, la solitudine della grande città, la fugacità delle cose e, insieme, lo struggente desiderio di sperare ancora. Anche per questa poesia propongo due versioni italiane, una di De Nardis e l’altra del poeta Attilio Bertolucci.



Quand le ciel bas et lourd pèse comme un couvercle
Sur l’esprit gémissant en proie aux longs ennuis,
Et que de l’horizon embrassant tout le cercle
Il nous verse un jour noir plus triste que les nuits;

Quand la terre est changée en un cachot humide,
Où l’Espérance, comme une chauve-souris,
S’en va battant les murs de son aile timide
Et se cognant la tête à des plafonds pourris;

Quand la pluie étalant ses immenses trâinées
D’une vaste prison imite les barreaux,
Et qu’un peuple muet d’infâmes araignées
Vient tendre ses filets au fond de nos cerveaux,

Des closches tout à coup sautent avec furie
Et lancent vers le ciel un affreux hurlement,
Ainsi que des esprits errants et sans patrie
Qui se mettent à geindre opiniâtrement.

– Et de longs corbillards, sans tambours ni musique,
Défilent lentement dans mon âme; l’Espoir,
Vaincu, pleure, et l’Angoisse atroce, despotique,
Sur mon crâane incliné plante son drapeau noir.

TRADUZIONE DI LUIGI DE NARDIS

Quando come un coperchio il cielo pesa
grave e basso sull’anima gemente
in preda a lunghi affanni, e quando versa
su noi, dell’orizzonte tutto il giro
abbracciando, una luce nera triste
più delle notti; e quando si è mutata
la terra in una cella umida, dove
se ne va su pei muri la Speranza
sbattendo la sua timida ala, come
un pipistrello che la testa picchia
su fradici soffitti; e quando imita
la pioggia, nel mostrare le sue striscie
infinite, le sbarre di una vasta
prigione, e quando un popolo silente
di infami ragni tende le sue reti
in fondo ad i cervelli nostri, a un tratto
furiosamente scattano campane,
lanciando verso il cielo un urlo atroce
come spiriti erranti, senza patria,
che si mettano a gemere ostinati.

E lunghi funerali lentamente
senza tamburi sfilano nè musica
dentro l’anima: vinta, la Speranza
piange, e l’atroce Angoscia sul mio cranio
pianta, dèspota, il suo vessillo nero.

TRADUZIONE DI ATTILIO BERTOLUCCI

Quando il cielo basso e greve pesa come un coperchio sullo / spirito che geme in preda a lunghi affanni, e versa, / abbracciando l’intero giro dell’orizzonte, una luce diurna / più triste della notte;

quando la terra è trasformata in umida prigione dove, come / un pipistrello, la Speranza sbatte contro i muri con la sua / timida ala picchiando la testa sui soffitti marcescenti;

quando la pioggia, distendendo le sue immense strisce, imita / le sbarre d’un gran carcere, e un popolo muto d’infami / ragni tende le sue reti in fondo ai nostri cervelli,

improvvisamente delle campane sbattono con furia e lanciano / verso il cielo un urlo orrendo, simili a spiriti vaganti, / senza patria, che si mettono a gemere, ostinati.

– E lunghi trasporti funebri, senza tamburi né bande, / sfilano lentamente nella mia anima; vinta, la Speranza, / piange; e l’atroce Angoscia, dispotica, pianta sul mio / cranio chinato, il suo nero vessillo.
(trad. A. Bertolucci, Milano, Garzanti, 1975)