Baudelaire ALBATROS TRADUZIONE

Baudelaire ALBATROS TRADUZIONE

Baudelaire ALBATROS TRADUZIONE

Schema metrico: quartine di alessandrini.
L’alessandrino, metro tradizionale della poesia francese che prende il nome dal Roman d’Alexandre, è composto di dodici sillabe. Fu usato in Italia da Pier Iacopo Martello (1665-1725) che introdusse come nuova forma metrica il settenario doppio che da lui fu chiamato “martelliano”. Il verso martelliano fu ripreso nel Novecento da Guido Gozzano.
E’una delle liriche più note di Baudelaire. Qui il poeta si riconosce nell’immagine stupenda dell’albatro catturato; anche il poeta, come l’albatro signore degli orizzonti infiniti, una volta esiliato su una terra degradata, è goffo e deriso.



Souvent, pour s’amuser, les hommes d’équipage
Prennent des albatros, vastes oiseaux des mers,
Qui suivent, indolents compagnons de voyage,
Le navire glissant sur les gouffres amers.

A peine les ont-ils déposés sur les planches,
Que ces rois de l’azur, maladroits et honteux,
Laissent piteusement leurs grandes ailes blanches
Comme des avirons trainer à cote d’eux.

Ce voyageur ailé, comme il est gauche et veule!
Lui, naguere si beau, qu’il est comique et laid!
L’un agace son bec avec un brule-gueule,
L’autre mime, en boitant, l’infirme qui volait!

Le Poete est semblable au prince des nuées
Qui hante la tempéte et se rit de l’archer;
Exilé sur le sol au milieu des hueés,
Ses ailes de géant l’empechent de marcher.


TRADUZIONE DI LUIGI DE NARDIS
FELTRINELLI,MILANO, 1964

Per dilettarsi, sovente, le ciurme
catturano degli àlbatri, marini
grandi uccelli, che seguono, indolenti
compagni di viaggio, il bastimento
che scivolando va su amari abissi.
E li hanno appena sulla tolda posti
che questi re dell’azzurro abbandonano,
inetti e vergognosi, ai loro fianchi
miseramente, come remi, inerti
le candide e grandi ali. Com’è goffo
e imbelle questo alato viaggiatore!
Lui, poco fa sì bello, com’è brutto
e comico! Qualcuno con la pipa
il becco qui gli stuzzica; là un altro
l’infermo che volava, zoppicando
scimmieggia.
Come il principe dei nembi
è il Poeta che, avvezzo alla tempesta,
si ride dell’arciere: ma esiliato
sulla terra, fra scherni, camminare
non può per le sue ali di gigante.


TRADUZIONE LETTERALE

Spesso, per divertirsi, gli equipaggi
Catturano degli albatri, grandi uccelli marini,
Che seguono, indolenti compagni di viaggio,
La nave che scivolano sui gorghi amari.

Li appena hanno deposti sulle plance,
Che questi re dell’azzurro, maldestri e vergognosi,
Lasciano pietosamente le loro grandi ali bianche
Come dei remi strisciare ai loro fianchi.

Questo viaggiatore alato, com’è goffo e xxx!
Lui, poco fa così bello, com’è comico e brutto!
Uno tormenta il suo becco con una pipa,
Un altro mima, zoppicando, l’infermo che volava!

Il Poeta è simile al principe delle nubi
Che vive nella tempesta e se ne ride dell’arciere;
(Ma una volta) esiliato al suolo in mezzo ai fischi,
Le sue ali di gigante gli impediscono di camminare.

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