veglia di ungaretti commento

veglia di ungaretti commento

veglia di ungaretti commento

Cima Quattro il 23 dicembre 1915

Questa poesia è una pagina del diario di guerra: le esperienze del poeta raccolte durante l’anno passato al fronte sul Carso tra il 1915 e il 1916.
Ungaretti ricorda una notte passata in trincea con un compagno morto, tracciando la descrizione realistica del cadavere di un soldato, suo amico, massacrato dai colpi del nemico: la bocca digrignata,le mani congestionate, il viso immobile illuminato dalla luna piena, così è rappresentato tutto il dramma della guerra.
In questa situazione di angoscia il poeta trova la forza di ribellarsi “scrivendo lettere d’amore”: l’orrore, la sofferenza suscitano in lui l’attaccamento alla vita. L’odio per la guerra lo spinge a reclamare il diritto di tutti gli uomini ad amare: la profondità della morte è oltrepassata dall’amore.
La descrizione così cruda dell’amico “di un uomo che non è più un uomo”, mutilato non solo nel suo corpo, ma anche nella sua dignità, dimostra chiaramente che agli occhi del poeta, la guerra “non crea eroi”, che nessun uomo può tornare dal fronte rafforzato: la guerra crea solo morti.
Ma ancora una volta, le mani, gonfie e impotenti del morto ricordano al poeta che il suo compito è quello di farsi portatore di messaggi di speranza per tutti: lui è il privilegiato, che superando la morte, dà un messaggio di testimonianza e di amore.

Precedente baudelaire spleen traduzione Successivo COMMENTO FRATELLI DI UNGARETTI