SIMILITUDINI ILIADE

SIMILITUDINI ILIADE

“i Troiani avanzavano con strepiti e clamore come uccelli,/come si alza strepito di gru nel cielo,/quando fuggono l’inverno e la pioggia interminabile,/stridendo volano sulle correnti di Oceano,/recando uccisione e morte ai Pigmei,/quando, sul far del giorno ,portano feroce battaglia”

 “in silenzio,invece,andavano gli Achei, frementi d’ira,/ desiderando in cuore di aiutarsi l’un l’altro./ come sulle cime di un monte Noto riversa la nebbia,/odiosa ai pastori, più sicura dell’oscurità per il ladro,/ allora lo sguardo di un uomo non giunge lontano più del lancio di un sasso”


[Iliade,libro III]

Le due similitudini sono usate da Omero per descrivere l’ingresso in battaglia dell’esercito Acheo e Troiano.

Questa figura retorica è spesso  usata dall’autore per descrivere momenti di particolare tensione, quindi amplia la rappresentazione paragonandola ad una realtà ad essa assimilabile.

In questo caso mette in contrapposizione l’avanzata rumorosa dei Troiani e quella silenziosa degli Achei

“Ma come lo vide Alessandro simile a un dio/ apparire fra gli eroi in prima fila, rimase attonito,/ indietro,nel folto dei compagni tornò, sfuggendo alla sorte./Come quando un uomo ,improvviso scorgendo un serpente,indietreggia/ in una balza montana,tremito gli avvolge le gambe,/ si allontana e livido diventa il suo viso,/ così di nuovo si nascose nel folto dei Troiani gloriosi…”


[Iliade,libro III]

Con queste parole si vogliono rendere il senso di terrore e sbigottimento provati da Paride alla visione di Menelao durante la battaglia e quindi il fatto che egli temesse il nemico e sentisse il bisogno di fuggire.

“Come le foglie sono le generazioni degli uomini./Le foglie alcune getta a terra il vento,altre la selva feconda/nutre,quando giunge il tempo della primavera:/così le generazioni degli uomini,una nasce,una dilegua.”


[Iliade, libro VI]

Viene evidenziato il ciclo vitale ed il fatto che le generazioni si leghino l’una all’altra senza interruzione.

“Perché piangi,o Patroclo, come una bimba,/piccola che corre dalla madre per essere presa in braccio,/ le prende la veste, e non la lascia camminare,/ma piangendo la guarda dal basso, perché la prenda in braccio:/ a lei assomigli, Patroclo, versando tenere lacrime.”


[Iliade, libro XVI]

Queste parole sono pronunciate da Achille all’amico Patroclo e tra quelle contenute nell’Iliade questa è la similitudine che mi ha colpita di più, forse perché siamo abituati a vedere gli eroi come persone forti e quasi superiori,mentre con questo pianto possiamo vedere quanto essi in realtà siano simili a noi. Inoltre ciò che dice Achille ci fa capire quanto la loro sia una vera amicizia visto che lui è disposto a condividere anche il dolore che prova il compagno.