Il pensiero politico di Machiavelli

Il pensiero politico di Machiavelli

Il pensiero politico di Machiavelli

Le concezioni politiche di Machiavelli scaturiscono dal rapporto diretto con la realtà storica, in cui egli è impegnato in prima persona grazie agli incarichi che ricopre nella Repubblica fiorentina.

Il suo pensiero si presenta così come una stretta fusione di teoria e prassi: la teoria nasce dalla prassi e tende a risolversi in essa. Alla base di tutta la riflessione di Machiavelli vi è la coscienza lucida e sofferta della crisi che
l’Italia contemporanea sta attraversando. Per Machiavelli l’unica via d’uscita da una così straordinaria «gravità de’ tempi» è un principe dalla straordinaria «virtù», capace di organizzare le energie che potenzialmente ancora sussistono nelle genti italiane e di costruire una compagine statale abbastanza forte da contrastare le mire espansionistiche degli Stati vicini. Machiavelli elabora una teoria che aspira ad avere una portata universale, a fondarsi su leggi valide in tutti i tempi e tutti i luoghi. Le radici pratiche immediate danno al suo pensiero quel calore, quella passione che lo rendono affascinante e che conferiscono alle sue opere uno straordinario valore letterario.

Concordemente, Machiavelli è stato indicato come il fondatore della moderna scienza politica. Innanzitutto egli delimita nettamente il campo di tale scienza, poiché la teoria politica nel Medio Evo, ed ancora nell’età umanistica, era subordinata all’etica. Si è visto come gli specula principis medievali e i trattati umanistici offrissero ai regnanti un modello di comportamento ideale, proponendo tutte le virtù più raccomandabilie condannando i vizi ad esse contrari.

Machiavelli rivendica invece vigorosamente l’autonomia del campo dell’azione politica: essa possiede delle proprie leggi specifiche, e l’agire degli uomini di Stato va studiato e valutato in base a tali leggi. È una teoria di sconvolgente novità, veramente rivoluzionaria nel contesto della cultura occidentale.

Il metodo di Machiavelli è quello di partire sempre dall’indagine sulla realtà concreta, empiricamente verificabile, mai da assiomi universali e astratti. Solo mettendo insieme tutte le varie esperienze si può poi giungere a costruire princìpi generali.

L’esperienza per Machiavelli può essere di due tipi: quella diretta, ricavata dalla partecipazione personale alle vicende presenti, e quella ricavata dalla lettura degli autori antichi che le definisce rispettivamente «esperienzia delle cose moderne» e «lezione delle antique». Si tratta però solo apparentemente di due forme diverse. Alla base di questo modo di accostarsi alla storia vi è una concezione tipicamente naturalistica: Machiavelli è convinto che l’uomo sia un fenomeno di natura al pari di altri, e che quindi i suoi comportamenti non variino nel tempo, come non variano il corso del sole e delle stelle o i cicli delle stagioni. Per questo ha fiducia nel fatto che, studiando il comportamento umano attraverso le fonti storiche o l’esperienza diretta, si possa arrivare a formulare delle vere e proprie leggi di validità universale, applicabili infallibilmente ad ogni situazione.

Da questa visione naturalistica scaturisce la fiducia di Machiavelli in una teoria razionale dell’agire politico, che sappia individuare le leggi a cui infatti politici rispondono necessariamente, e quindi sappia suggerire le sicure linee di condotta al politico


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