L’Italia durante il predominio spagnolo

L’Italia durante il predominio spagnolo

L’Italia durante il predominio spagnolo

La Toscana con a capo la famiglia dei Medici non riuscì a liberarsi di un dominio indiretto della Spagna. Tuttavia Cosimo I attuò una costruttiva politica interna: risanò le finanze, bonificò le paludi, aiutò il commercio e l’agricoltura e costruì una forte difesa. Ottenne anche il titolo di granduca e conquistò la repubblica di Siena. Il granducato era comunque accerchiato dallo stato dei Presidi che era spagnolo e da Lucca che era governata dagli spagnoli indirettamente. Il figlio di Cosimo, Ferdinando ampliò il porto di Livorno e favorì la prosperità economica e la libertà di pensiero e di ricerca (Galileo Galilei).

Il granducato di Toscana era destinato a rimanere uno stato secondario nel panorama politico italiano, tanto che finì anch’esso, estinta la famiglia dei Medici, in mano straniere.

L’influenza spagnola si faceva sentire anche nello Stato Pontificio, soprattutto quando si trattava di eleggere un nuovo papa. Dal punto di vista economico risultava poi essere uno dei più poveri d’Italia per la mancanza d’iniziative economiche. Dal punto di vista strettamente politico invece alcuni pontefici ottennero notevoli risultati, riunificando lo stato attraverso l’eliminazione dell’autonomia concessa precedentemente a taluni territori.

Solo la Repubblica di Genova trasse vantaggio dalla pace di Cateau Cambresis. Negli anni successivi alla pace, Genova raggiunse il suo massimo splendore, conquistando l’attributo di superba. Importanti in quest’ambito furono i prestiti concessi alla corona di Spagna, che permisero il potenziamento della flotta. L’aumento delle pubbliche entrate rese possibile l’ampliamento del porto, divenuto ormai un importantissimo centro commerciale. A trarre benefici da questa situazione fu la sola classe nobiliare. Al declino della Spagna, facciamo corrispondere, nostro malgrado, anche quello della repubblica ligure, travagliate da sanguinose lotte intestine tra le famiglie più importanti della città.

Grazie ad Emanuele Filiberto, invece, lo stato sabaudo raggiunge un assetto politico stabile e definitivo. Si venne ad instaurare nello stato un governo accentrato con un buon apparato burocratico di tipo moderno. Egli trasferì la capitale del suo regno a Torino, italianizzando il suo regno. Introdusse inoltre l’uso della lingua italiana, abolendo quella francese.

Da qui scaturì uno scontro con la Francia che deteneva legalmente alcuni territori appartenenti al suo Stato. Grazie all’aiuto di un esercito di estrazione locale (ottenuto introducendo la leva militare obbligatoria) riuscì a riprendersi gran parte dei territori in mano francese. Francia e Savoia stabiliranno più tardi, con il trattato di Lione, le linee di espansione dei due paese: il territorio transalpino per la Francia, l’Italia per i Savoia.

Venezia invece, preoccupata per la propria autonomia, aveva intrapreso una politica espansionistica nell’entroterra. Ma è in questo periodo che assistiamo alla crisi della potenza marittima veneziana. L’occupazione dei Turchi di Cipro, un importante colonia veneziana, portò alla sanguinosa battaglia di Lepanto, ben combattuta da Venezia. Ma la repubblica Veneziana si stava effettivamente indebolendo. Venezia rimase però la roccaforte italiana della libertà di pensiero. Finì per divenire il rifugio di tutti i liberi pensatori. Era inevitabile, pertanto, un duro contrasto con Roma. Lo scontro si concretizzò quando Venezio avviò una normale procedura giudiziaria per due sacerdoti. Venezia fu così accusato di non volersi sottomettere al potere religioso e di imporre limitazione alla Chiesa nell’acquisto di beni. A risolvere la contesa intervenne come mediatore, il re Enrico IV, che portò alla pacificazione Venezio e la Chiesa romana. È in quest’ambito che appare un importante figura, quella del frate veneziano Sarpi, uno degli intellettuali più acuti del tempo.

Privacy Policy

Cookie Policy

error: Content is protected !!