LE OPERE DI VINCENZO MONTI

LE OPERE DI VINCENZO MONTI

VINCENZO MONTI LE OPERE


Vincenzo Monti Poeta (Alfonsine 1754 – Milano 1828); iniziò gli studî sotto la guida di un prete di Fusignano e li continuò nel seminario di Faenza, dove apprese bene il latino e fu educato al gusto della poesia di Virgilio. A Ferrara intraprese gli studî di giurisprudenza, che abbandonò poi per quelli di medicina, e cominciò a dar prova della sua vocazione di poeta dalla facile vena, compiacendosi dei motivi di moda nell’ultima Arcadia. Nel 1775 faceva il suo ingresso in Arcadia col nome di Antonide Saturniano e nel 1776 stampava La visione d’Ezechiello, poemetto in terza rima assai vicino ai modi di A. Varano, che segnò l’inizio della sua fortuna.


Nel 1775 fu ammesso all’Accademia dell’Arcadia, e l’anno dopo fu pubblicato il suo primo libro, “La visione di Ezechiello”; nel 78 si trasferisce a Roma, invitato dal cardinale e legato papale Scipione Borghese; sposa Teresa Pikler che gli dà una figlia, Costanza ed un figlio, Francesco (che morì a soli due anni).
Nel 1797 lascia Roma e, dopo una visita a Bologna e Venezia, si stabilisce a Milano, rinnegando la sua precedente opposizione alla Rivoluzione Francese (che espresse nella “Bassvilliana”) e divenendo un sostenitore della Repubblica Cisalpina. Nel 99 è costretto a partire da Milano quando i Francesi vengono sconfitti, ma vi ritorna due anni dopo, a seguito della Battaglia di Marengo del 1800.


Mentre è a Parigi Monti si dedica alacremente alle traduzioni dal francese e dal latino, che oggi sono considerate le sue migliori opere: pubblica “La pulzella d’Orleans” di Voltaire e le “Satire” di Persio, oltre che l’ottima traduzione dell’Iliade di Omero. Dopo la disfatta napoleonica del 1815, Monti cerca di riguadagnarsi i favori del regime austriaco con i suoi ultimi poemi “Il mistico omaggio” e “Il ritorno di Astrea”, prima di concentrarsi sullo sviluppo linguistico della lingua italiana negli ultimi anni della sua vita.
Circa la critica all’opera del Monti, si concorda generalmente sulla mancanza di ideali e di autenticità, mentre le capacità tecniche sono sempre riconosciute. Durante i veloci cambiamenti politici del suo tempo, l’autore sembra non basarsi su una vera posizione personale fondata e in cui creda davvero, e così in egual misura non traspare dal suo lavoro che un freddo ma sapiente tecnicimo. In tempo di forti ideali politici quali il Risorgimento, il Romanticismo, famosi rappresentanti della letteratura italiana come Ugo Foscolo e Leopardi puntarono il dito contro questi aspetti di vantaggio politico adottati da Vincenzo Monti, e preferendo un contenuto di valore piuttosto che un rifinitissimo contenitore letterario.


Le Opere:


1776 – “La visione di Ezechiello”
1779 – “Prosopopea di Pericle” (ode) e”Saggio di poesie”
1781 – “La bellezza dell’universo” (poema breve)
1782 – “Sciolti a Sigismondo Chigi” e “Pensieri d’amore”
1783 – “Versi”
1784 – “Al signor di Montgolfier” (ode)
1787 – “Aristodemo” (tragedia)
1788 – “Galeotto Manfredi”
1793 – “Bassvilliana”/”In morte di Ugo di Bassville” (incompiuto)
1797 – “La Musogonia” e “Prometeo”
1800 – “Poesie”, “Dopo la battaglia di Marengo”, traduzione della Pulzella di Orleans di Voltaire
1802 – “Mascheroniana”/”In morte di Lorenzo Mascheroni” (poema) e “Caio Gracco” (tragedia)
1803 – traduzione: “Satire” (Persio)
1805 – “Alla maestà di Napoleone”
1806 – “Il bardo della Selva Nera”
1810 – traduzione: “Iliade” (Omero)
1815 – “Il mistico omaggio”
1816 – “Il ritorno di Astrea”
1825 – “Sulla mitologia”
1817-1826 – “Proposta di alcune correzioni ed aggiunte al Vocabolario della Crusca”

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