BIOGRAFIA RINO MOLARI

BIOGRAFIA RINO MOLARI

BIOGRAFIA RINO MOLARI


Rino Molari nasce a Santarcangelo di Romagna il 9 maggio 1911 da una famiglia di piccoli possidenti agricoli. E’ il terzo figlio di Tito Molari e Cecilia Ricci. Mostra sin dall’infanzia un’intelligenza molto vivace e frequenta con ottimi voti il ginnasio presso il Seminario vescovile di Rimini. Nel 1928 si trasferisce al Seminario regionale di Bologna per continuare gli studi, ma capisce che il sacerdozio non è la sua vocazione e nel 1933 si iscrive alla Facoltà di Lettere dell’Università di Bologna. Si laurea nel 1937 con una tesi dal titolo “I dialetti di Santarcangelo e della Vallata del Marecchia a monte di Santarcangelo”, dimostrando un attento interesse per il territorio dove è nato e per la gente che lo abita. L’insegnamento è una tra le sue più grandi passioni. Le sue prime supplenze lo portano nelle scuole medie di Rimini e Savignano e all’Avviamento di Novafeltria, dove conosce Eva Manenti, una giovane e brillante maestra di scuola elementare, di cui presto si innamora e che sposa il Lunedì di Pasqua del 1942, durante una licenza dal servizio di leva che era stato chiamato a svolgere, tra il 1941 e la primavera del 1942, presso l’ospedale militare di Bologna.

Rino ed Eva Molari si stabiliscono a Novafeltria. Nell’estate del ’42 Rino Molari ottiene una cattedra in Lettere presso le scuole medie della provincia di Nuoro e si trasferisce in Sardegna; la moglie è in attesa del loro primo ed unico figlio, Pier Gabriele, che nasce il 17 marzo 1943. La nascita del figlio consente il trasferimento dalla Sardegna a Riccione, dove Rino Molari svolge la sua attività di insegnante e dove intensifica la sua azione di antifascista. Cattolico convinto, giudica la guerra come una scelta immorale. La sua opposizione al fascismo, come ad ogni altra forma di dittatura, si manifesta già nel 1939, quando condanna duramente l’invasione della Polonia da parte della Germania nazista. Questo grave episodio diventa l’argomento per una lezione in classe. L’analisi dell’attualità è un’ attività necessaria per Rino Molari, che sceglie di non chiudere gli occhi davanti a ciò che sta accadendo in Europa.

Il suo metodo di insegnamento è innovativo e moderno, accanto ai manuali e ai testi letterari trova spazio anche la lettura in aula di articoli di giornali che sfuggono alla rigorosa censura fascista. Ai suoi studenti insegna a rispondere alla propria coscienza, a rispettare le idee altrui, ad essere fedeli ai valori della giustizia e della libertà. Per questi comportamenti viene segnalato alle Autorità scolastiche e fasciste; dopo l’arresto, nel suo fascicolo personale conservato presso il Provveditorato agli studi di Forlì, la moglie troverà una scheda in cui Rino Molari viene definito “elemento poco raccomandabile”.

Dopo l’armistizio firmato l’8 settembre 1943, l’Italia è ancora sotto il controllo dell’esercito tedesco, che impone un clima di oppressione e terrore Tantissimi uomini e donne si uniscono in formazione partigiane per resistere all’occupazione tedesca e ai soprusi dei fascisti che non vogliono accettare la sconfitta. Nel periodo trascorso a Riccione, Rino Molari diventa amico di don Giovanni Montali con cui condivide la fede cristiana e la convinzione che occorra impegnarsi attivamente per arginare l’ingiustizia e difendere la libertà. Don Montali è un sacerdote generoso che offre un continuo aiuto ai partigiani locali e nasconde perseguitati politici ed ebrei. Profondamente antifascista, riesce a salvarsi solo rifugiandosi nel giugno del ’44 a San Marino, ma i nazifascisti uccideranno suo fratello Luigi e sua sorella Giulia, che non lo avevano voluto seguire nella vicina Repubblica. Anche Rino Molari partecipa alle attività partigiane ed è tra i primi sostenitori del Comitato di Liberazione Nazionale clandestino di Santarcangelo. Gianni Quondamatteo, presidente del Comitato di Liberazione Nazionale di Riccione, e nel dopoguerra primo sindaco di Riccione, ha così descritto l’operato di Rino Molari: “E’ stato un instancabile propagandista, un democratico convinto che ha pagato duramente la lotta antifascista.

La sua cultura cattolica, il suo profondo rispetto per l’uomo e per la vita, lo hanno portato a lottare contro un regime che negava i diritti dell’uomo ma non gli hanno mai permesso di armarsi e di prendere parti ad azioni militari.” Le azioni di Rino Molari sono soprattutto rivolte a diffondere volantini e testi di propaganda antifascista e a trovare un rifugio a coloro che sono perseguitati per motivi politici o perché ebrei. I contatti di Rino Molari sono soprattutto tra Riccione, la Valconca, Savignano e Cesena, ma è anche collegato con le formazioni partigiane di montagna. Tramite un amico di infanzia, venditore ambulante nei mercati dell’Alta Val Marecchia, invia materiale a Novafeltria e a Bascio, vicino a Casteldelci.   Proprio durante un’azione organizzata per salvare alcune persone perseguitate, Rino Molari viene arrestato. E’ il 28 aprile 1944. A tradire la sua fiducia sembra essere stato Giuseppe Ascoli, un ebreo collaborazionista che si era introdotto come spia nel gruppo di antifascisti ed in cambio di denaro denuncia Rino Molari ed altri partigiani.

Dopo una notte trascorsa nel carcere di Santarcangelo, Rino Molari viene trasferito a Bologna nel carcere di San Giovanni in Monte, insieme a Innocenzo Monti, comandante militare dell’VIII zona della Brigata partigiana Garibaldi, all’avvocato Angeletti di Forlì, presidente del Comitato di Liberazione nazionale di Forlì, e a Giuseppe Babbi, antifascista cattolico sammarinese. Nonostante le violenze subite, Molari non rivela i nomi dei compagni con cui era in contatto. La notizia del suo arresto lascia interdetti i familiari che non sanno nulla della sua attività antifascista.   Rino Molari viene trasferito nel Campo di Fossoli il 6 giugno 1944. Diventa il numero 1406 ed è inchiuso nella baracca 16 A. Il campo di prigionia di Fossoli, nelle vicinanze di Carpi, in provincia di Modena, era stato istituito nel maggio 1942 ed è un centro di smistamento per la deportazione nei campi di concentramento in Germania. Tra i deportati che nel febbraio del 1943 partono da Fossoli c’è anche Primo Levi.   Per l’avvicinarsi delle truppe anglo‐americane e l’aumento della presenza e delle azioni dei partigiani nella zona, le autorità tedesche decidono di chiudere il campo alla fine di luglio 1944 e di trasferire i prigionieri nel campo di Gries vicino a Bolzano. Prima della chiusura definitiva, viene stabilita la fucilazione di una settantina di internati politici, tra cui importanti dirigenti dei Comitati di Liberazione Nazionale emiliani e lombardi, partigiani rastrellati in montagna, e quasi tutti gli ufficiali di grado superiore presenti nel campo.

Nell’elenco anche Rino Molari, insieme ad altri intellettuali antifascisti cattolici diventati per i tedeschi elementi pericolosi. Sono infatti uomini stimati, senza colpe che avrebbero potuto compromettere un loro ruolo dirigenziale nell’immediato dopoguerra, uomini fedeli ai propri ideali e ai propri compagni, per i quali costituiscono un punto di riferimento.   Il 12 luglio 1944, 67 uomini sono condotti al poligono di tiro di Cibeno e fucilati dalle SS sull’orlo di una fossa scavata il giorno prima da internati ebrei. Al temine della crudele esecuzione, la fossa comune viene colmata e nascosta e l’efferata uccisione viene tenuta nascosta. La strage di Cibeno resta un episodio da approfondire e da capire con chiarezza. Solo un processo agli ufficiali tedeschi responsabili del Campo avrebbe potuto dare una risposta e stabilire le motivazioni, ma né il tenente Titho né il sottoufficiale Haage, ancora viventi una decina di anni fa, sono stati sottoposti ad interrogatorio su questo argomento. Per gli storici è difficile credere che sia stata una rappresaglia per un attentato partigiano compiuto a Genova il 25 giugno 1944 ed il fatto che non ne venne data notizia sembra avvallare questa interpretazione, perché solitamente per scoraggiare altre azioni partigiane, i tedeschi divulgavano le proprie rappresaglie. La riesumazione dei corpi avviene solo al termine della guerra e dunque per molti mesi le famiglie non ebbero notizie dei loro cari.   A Rino Molari sono stati intitolati l’Istituto tecnico statale commerciale di Santarcangelo di Romagna, una struttura sportiva (piscina – palestra) di Novafeltria e una via in ciascuno dei paesi a cui fu legato: Riccione, Novafeltria e Santarcangelo