vivamus analisi del testo

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CATULLO


Analisi della celebre poesia n°5 dedicata a Lesbia.

Testo latino della poesia.

Vivamus, mea Lesbia, atque amemus
Rumoresque senum severiorum
Omnes unius aestememus assis.
Soles occidere et redire possunt:
Nobis cum semel occidit brevis lux,
Nox est perpetua una dormienda.
Da mi basìa mille, deinde centum,
Dein mille altera, dein secunda centum
Deinde usque altera mille, deinde centum.
Dein, cum milia multa fecerimus,
conturbabimus illa, ne sciamus,
aut ne quis malus invidere possit,
cum tantum sciat esse basiorum.
 
Traduzione di Enzo Mandruzzato.

Dobbiamo Lesbia mia vivere, amare,
le proteste dei vecchi tanto austeri
tutte, dobbiamo valutarle nulla.
Il sole può calare e ritornare,
per noi quando la breve luce cade
resta una eterna notte da dormire.
Baciamo mille volte e ancora cento
poi nuovamente mille e ancora cento
e dopo ancora mille e dopo cento,
e poi confonderemo le migliaia
tutte insieme per non saperle mai,
perché nessun maligno porti male
sapendo quanti sono i nostri baci.

Traduzione di Francesco Della Corte.

Viviamo, Lesbia mia, e amiamo,
alle lamentele dei vecchi troppo severi
non diamo troppo peso e non stimiamole
più di un soldo.
I soli possono tramontare e risorgere:
a noi, allorché tramonta la breve luce,
(ci aspetta) una notte perpetua ed
eternamente dormienda.
Dammi mille baci e poi cento,
poi altri mille e poi altri cento,
quindi  altri mille e poi altri cento.
Infine, quando avremo fatto molte migliaia,
le confonderemo, per non sapere il totale,
e affinché nessun invidioso ci porti mali,
quando sappia il numero di tanti baci.
(Francesco Della Corte. Ed Mondadori 1977) 


Parafrasi della poesia.

Godiamoci la vita, o Lesbia mia, e i piaceri d’amore;
a tutti i rimproveri dei vecchi, moralisti anche troppo,
non diamo il valore di una lira.
Il sole sì che tramonta e risorge;
noi, quando è tramontata la luce breve della vita,
dobbiamo dormire una sola interminabile notte.
Dammi mille baci e poi cento,
poi altri mille e poi altri cento,
e poi via via ancora altri mille e poi altri cento;
infine, quando ne avremo sommate le molte migliaia,
altereremo i conti, o per non tirare il bilancio,
o perché qualche maligno non ci possa lanciare il malocchio,
quando saprà l’ammontare dei baci.


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