TRAIANO

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Marcio Ulpio Traiano nacque intorno al 53 d.C. nella città di Italica, nella provincia della Ispania Betica (Spagna meridionale). Appartenente a una famiglia della nobiltà provinciale (suo padre fu senatore, console e governatore delle provincie di Asia e Siria), Traiano intraprese la carriera militare e ricoprì per molti anni (dieci secondo Plinio il Giovane) la carica di tribunus militum servendo nelle legioni di stanza in Siria nel periodo in cui suo padre fu governatore della provincia. Divenuto governatore della Germania Superiore, nel 97 seppe che il vecchio imperatore Nerva lo aveva adottato come suo successore. Alla morte di quest’ultimo Traiano gli succedette sul trono (98 d.C.).

L’ascesa di Traiano alla dignità imperiale è un fatto di straordinaria importanza nella storia romana. Traiano diventava imperatore non per diritto dinastico, ma per adozione essendo considerato il miglior candidato possibile alla successione. Ma soprattutto Traiano, a differenza di tutti i suoi predecessori, non era nato in Italia ma in una provincia dell’Impero.
Questo fatto dimostrava, da un lato il grande sviluppo economico e politico delle province nel corso del I secolo d.C. e dall’altro dimostrava che l’Impero si stava trasformando in una grande compagine sovranazionale in cui la provenienza da una provincia non costituiva più un fattore di discriminazione.

Nel corso dei secoli successivi imperatori provenienti da molte province diverse si sarebbero avvicendati sul trono costituendo un fattore straordinario di stabilità e integrazione.

Traiano, abile ufficiale amato dai suoi soldati, decise di conquistare la Dacia governata dal re Decebalo. Con due grandi campagne militari (101 – 102 e 105 – 106 d.C.) l’imperatore sottomise la Dacia riducendola a provincia romana. Fu quella l’ultima grande operazione di conquista nella storia dell’Impero e la romanizzazione della Dacia fu tanto profonda che ancor oggi quel paese è denominato Romania e vi si parla una lingua neolatina. La conquista della Dacia aveva un obiettivo preciso: mettere le mani sulle ricchissime miniere d’oro, necessarie per sostenere l’economia dell’impero. (sulle complesse vicende di politica economica che furono alla base della conquista della Dacia non ci si può dilungare in questa sede. Per questi aspetti si rimanda al fondamentale testo di Santo Mazzariano citato nella bibliografia). Dopo aver conquistato la Dacia, Traiano volse la sua attenzione al confine orientale dell’impero. Traiano conquistò nel 106 il territorio dell’Arabia Petrea, centro di smistamento delle importanti vie carovaniere che dall’Oriente giungevano alle città di Petra e Bostra, costituendo la provincia dell’Arabia Petrea.
L’imperatore, quindi, decise di sottomettere l’impero dei parti e organizzò una grande campagna militare che avrebbe dovuto portarlo alla conquista dell’Oriente sulle orme di Alessandro Magno. Riviveva in Traiano il grande sogno che era stato di Crasso e Cesare. Inizialmente l’invasione ebbe un grande successo, poiché i romani poterono approfittare dei conflitti intestini al regno partico. Nel 114 l’Armenia, un tempo stato vassallo dei romani e la cui defezione era stata la causa scatenante del conflitto, divenne provincia romana e nel 115 furono conquistate la Mesopotamia e l’Assiria. La stessa capitale dei Parti, Ctesifonte, cadde in mano romana. Ma quando la vittoria appariva vicina, una grande rivolta ebraica, scoppiata in Egitto, a Cirene e a Cipro e che era dilagata in tutto l’Oriente, costrinse Traiano a ritirarsi per il timore di restare isolato in territorio nemico. Nel 117 Traino Optimus e Germanicus Dacicus Parthicus moriva a Selinunte in Cilicia. Durante il suo regno l’Impero romano raggiunse la sua massima espansione territoriale.

Ma Traiano non fu solo un eccellente soldato. A Roma intraprese grandi lavori di ristrutturazione nel Foro, realizzando l’ultimo e il più imponente dei fori imperiali. Il foro di Traiano comprendeva due biblioteche (una di lingua latina e l’altra di lingua greca), la basilica Ulpia e la grande colonna (ancora visibile oggi) che raccontava l’impresa della Dacia. Traiano fece poi edificare un grande complesso di mercati coperti su tre piani (i mercati traianei) che rimane una delle opere più importanti della Roma imperiale. L’imperatore fece anche edificare un complesso termale e un nuovo acquedotto detto dell’Aqua traiana.
Traiano si mostrò molto abile nella scelta dei governatori e intervenne con disposizioni a favore dei bambini poveri, introducendo dei sussidi a loro favore noti come alimenta. Nei confronti dei cristiani si dimostrò tollerante affermando, in una lettera al governatore della Bitinia, Plinio il Giovane), che non dovevano essere perseguitati se non avessero commesso reati.
Traiano era un seguace della filosofia stoica e voleva essere considerato come un benefattore dell’umanità al servizio del benessere dell’Impero.
Nella vita privata mantenne sempre un contegno moderato. Sposato con Pompea Plotina, non ebbe figli. In conformità con i costumi sessuali dell’epoca ebbe, probabilmente, dei fanciulli come amanti. Ma, a detta dei contemporanei, si comportò sempre in modo da non destare scandalo.
Traiano riuscì in un’impresa non facile per un sovrano: fu apprezzato da tutti. dal Senato con cui collaborò senza problemi; dai provinciali che lo amavano per le origini ispaniche; dai legionari che ne riconoscevano il valore militare e dagli intellettuali che amavano la sua cultura stoica.
Alla sua morte gli successe il nipote adottivo Adriano.