METRICA A SILVIA DI GIACOMO LEOPARDI

METRICA A SILVIA DI GIACOMO LEOPARDI

METRICA A SILVIA DI GIACOMO LEOPARDI


Parafrasi:

Silvia, ricordi (rimembri) ancora quegli anni lontani in cui eri ancora viva (quel tempo della tua vita mortale), quando la bellezza risplendeva nei tuoi occhi sorridenti e schivi (fuggitivi) e tu, lieta e pensosa (ossimoro), stavi per oltrepassare la soglia che immette nella giovinezza (il limitare di gioventù salivi: è una metafora, la vita è assimilata ad una strada in salita divisa da porte che coincidono con le diverse fasi dell’esistenza – salivi cela un anagramma di Silvia).
La casa (le quiete stanze) e le vie che la circondano risuonavano (Sonavan…d’intorno = enjamblement) del tuo canto (perpetuo canto = deriva da Virgilio, Eneide), quando occupata (intenta) nei lavori femminili (opre femminili intenta sedevi – anastrofe) sedevi abbastanza contenta di quel incerto (vago = il significato oscilla tra indistinto e leggiadro) avvenire che sognavi. Era il mese di Maggio profumato (odoroso = evoca uno sfondo di primavera attraverso il profumo di tanti fiori che sbocciano): e tu trascorrevi così le tue giornate (menare = condurre lietamente, trascorrere).
Io a volte interrompendo i graditi (leggiadri) studi e le fatiche letterarie (sudate carte – metonimia) sui quali (ove) io spendevo (si spendea) la mia giovinezza (il tempo mio primo) e la parte migliore di me (il Poeta sacrificò agli studi, i giochi, la vita all’aria aperta e la compagnia dei coetanei), dai balconi (veroni) della casa (ostello) paterna ascoltavo il suono della tua voce e il rumore del telaio (faticosa tela – metonimia) che faticosamente veniva mosso dalla tua mano.
Contemplavo il cielo sereno, le strade illuminate dal sole (dorate), i giardini (orti, latinismo) e da una parte (quinci assonanza con lungi) il mare in lontananza (da lungi) e dall’altra (quindi) i monti. Nessuno (lingua mortal – metonimia) può dire quello che provavo dentro di me (in seno).
Che dolci pensieri, che speranze, che sentimenti (cori = ‘cuori’ e per traslato ‘sentimenti’ nel senso che nel cuore hanno sede i sentimenti), o mia Silvia!
Come ci appariva allora la vita umana e il destino (fato)!
Quando mi ricordo (sovviemmi) di quanto erano grandi le nostre speranze (cotanta speme) mi sento opprimere (mi preme) da un senso di angoscia (affetto = ‘passione’ nel senso di ‘affanno, angoscia’) crudele (acerbo) e inconsolabile e ricomincio a sentire tutto il dolore per la mia vita sventurata.
O natura, o natura (personificazione) perché non mantieni (rendi = latinamente ‘dai’ mantenendo le promesse) le promesse che fai in gioventù (allor)? Perché così totalmente (di tanto = del tutto) inganni i tuoi figli (figli tuoi = gli uomini – metafora)?
Tu (Silvia) prima che l’inverno (pria…verno = cioè la maturità) facesse seccare l’erba (cioè le illusioni della giovinezza), sei morta (perivi) dopo essere stata combattuta e vinta da un male invisibile (chiuso = oscuro, irrimediabile, implacabile: la tisi), o povera creatura fragile (tenerella: questo aggettivo vuole esprimere la fragilità e il compianto). E non vedevi la giovinezza (il fior degli anni tuoi – metafora); non ti lusingava (molceva) il cuore ascoltare le dolci lodi rivolte ora alla bellezza dei tuoi neri capelli, ora ai tuoi occhi innamorati e sfuggenti (per il primo turbamento d’amore); né prenderai parte alle confidenze sentimentali (ragionavan d’amore) delle coetanee.
Dopo poco venivano meno (peria) anche (Anche.…anche Anafora) i miei sogni (la speranza mia dolce): anche alla mia vita il destino (i fati) ha negato la giovinezza (e la speranza di veder realizzate le speranze giovanili).
Ahi come, sei irrevocabilmente svanita, cara compagna della mia giovinezza (età mia nova), mia compianta (lacrimata) speranza (speme = metafora: Silvia è diventata ormai il simbolo della speranza, la speranza stessa).
Questo è quel mondo tanto desiderato? Questi i piaceri (i diletti), l’amore, il lavoro, gli accadimenti, di cui parlammo tanto insieme (Leopardi si rivolge alla speranza come se parlasse ad una persona vera)?
Questa è la sorte degli uomini (umane genti)?
Appena la vita è apparsa per quello che è veramente (all’apparir del vero = qui, il disvelamento dell’illusione) tu (la speranza) povera/infelice cadesti (anche la speranza soccombe davanti ad una realtà tanto crudele): e con la mano mostravi lontano la fredda morte e la tomba disadorna (con …lontano: il destino del Poeta è anche più crudele di quello di Silvia: essendo rimasto in vita dopo che la speranza è caduta, l’unica prospettiva di liberazione resta quella della morte – metafora).

Metrica:

Canzone libera (costituisce il primo campione della cosiddetta ‘canzone libera’ leopardiana). E’ costituita da sei strofe di varia lunghezza. Settenari e endecasillabi sono liberamente distribuiti e la rima non ha schema prestabilito. L’unico elemento di regolarità è dato dal ripetersi del settenario alla fine di ogni strofa. E’ la prima canzone di questo tipo, che segna l’abbandono degli schemi tradizionali con stanze omometriche.
Climax ai vv. 28/29: Che pensieri soavi, che speranze, che cori…
Apostrofe ai vv. 36/39: O natura, o natura …. i figli tuoi?

Analisi/Commento:

“A Silvia” (a Selva/natura) è l’inizio di una nuova stagione poetica, tra il ’28 e il ’30. Questo canto, composto a Pisa nel 1828, è dedicato a una fanciulla che il poeta realmente conobbe, Teresa Fattorini, figlia del cocchiere di casa Leopardi, morta di tisi nel 1818.
Questo nella realtà biografica ma nella fantasia leopardiana Silvia è soprattutto il simbolo della speranza propria della giovinezza, fatta di attese, illusioni e anche delusioni. Non è una commemorazione funebre, e non è neppure una canzone per Silvia, in onore di lei: in realtà è una confessione del poeta. E’ costruita come un colloquio con Silvia.
Tutto il canto è costruito sulle esperienze parallele della giovinezza di Silvia, precocemente troncata dalla morte, e delle illusioni del poeta. L’immagine della donna si smorza nel mito della speranza. Silvia è rappresentata nel fiorire della sua giovinezza in primavera, invece la sua morte in inverno. Il rapporto con la vita della fanciulla con il valore metaforico della stagione della giovinezza e di quella della morte è che nella prima rispecchia il tempo di speranze e di gioie, invece nella seconda le delusioni e la morte.
In questa canzone la Natura manifesta un duplice aspetto, ora ispirando serenità e dolcezza, ora vista come causa principale dell’infelicità umana; matrigna crudele e indifferente che mette al mondo i suoi figli senza che questi lo vogliano, inseriti in un meccanismo di vita e di morte.


METRICA A SILVIA DI GIACOMO LEOPARDI


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