LA BATTAGLIA DI SALAMINA

LA BATTAGLIA DI SALAMINA

LA BATTAGLIA DI SALAMINA

FONTE:https://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Salamina

FONTE:http://web.tiscali.it/agmedia/persiani.htm


Per i Greci l’ultima speranza di vittoria era legata alla flotta ateniese. La battaglia che avrebbe deciso l’esito della guerra ebbe luogo vicino ad ad Atene, nello stretto canale tra la terra ferma e l’isola di Salamina. Le navi greche inizialmente si disposero lungo la costa settentrionale dell’isola nella baia di Eleusi. I Persiani a sud lungo il promontorio di Cinosura. 

Pur conscio del pericolo, l’ammiraglio greco Temistocle, deciso ad attirare i persiani in una trappola fece arrivare a Serse un messaggio in cui affermava di volersi alleare con lui, avvertendolo inoltre che i Greci avevano intenzione di fuggire dall’estreemità occidentale della baia. Perciò Serse ordinò di chiudere il passaggio ad occidente e di attaccare subito. 
Una volta accertatosi che i persiani fossero stati attirati nel canale, Temistocle formò la sua linea di battaglia e ordinò alla flotta greca di avanzare verso di loro. Serse aveva posizionato gli esperti fenici sulla destra dello schieramento, mentre la sinistra era protetta dall’altrettanto abile contigente ionico, cioè dai greci che si erano ribellati e che ora combattevano con i Persiani contro altri Greci. Man mano che si inoltravano nel canale, i Persiani iniziarono a trovarsi in difficoltà perché la via d’acqua si restringeva notevolmente, cosicché meno di 20 triremi potevano muoversi fianco a fianco. Fino a quel momento le due flotte si erano fronteggiate in una calma piatta. All’improvviso il vento comnciò ad alzarsi agitando il mare. 
Le basse e snelle triremi dei Greci si muovevano bene, mentre le navi fenicie erano più grosse, molto più pesanti e meno maneggevoli. In una battaglia in mare aperto, i Fenici sarebbero stati avvantaggiati, ma nel canale non riuscivano a mantenere la formazione e presto le navi iniziarono ad entrare in collisione l’una con l’altra.
Questo era il momento atteso dai greci per far avanzare le loro triremi. Inizialmente il centro della formazione persiana resistette, ma presto i Fenici si trovarono in difficoltà e iniziarono ad arretrare, mentre altre navi stavano arrivando alle loro spalle. Alla fine molti Fenici scelsero la soluzione più comoda e fecero incagliare le navi.
Comprensibilmente sorpreso da questo rovescio imprevisto, il centro dello schieramento persiano cedette e ben presto solo gli Ioni rimasero a sostenere il combattimento.
Ma per quanto accanita fosse la loro resistenza e nonostante la loro grande esperienza in fatto di scontri navali, non poterono cambiare da soli le sorti della battaglia e si ritirarono dal canale.
Non si conosce l’entità delle perdite persiane. Lo storico Erodoto parla addirittura di 200 navi. Certo è che per i Greci si trattò di una vittoria decisiva. Con metà della sua flotta distrutta, Serse non fu nelle condizioni di riprendere la guerra e si vide costretto a ordinare la ritirata nel’Ellesponto.
Il comamdante persiano era ansioso di ridurre al minimo gli effetti della disfatta: una ritirata completa dalla Grecia avrebbe sicuramente ispirato nuove rivolte e così buona parte dell’esercito restò in Tessaglia, sotto la guida del generale Mardonio. Il suo compito era di ritentare, se possibile, l’offensiva. 
Mardonio si mosse con prontezza verso sud e sferrò con successo un attacco contro Atene. Dopo averla espugnata, le sue truppe incendiarono la città appena ricostruita. Poi si ritirò nelle pianure della Beozia e attese che il nemico lo andasse a cercare. Ateniesi e Spartani marciarono verso nord sotto la guida di un generale spartano di nome Pausania e trovarono i persiani accampati a Platea: qui si sarebe svolto l’ultimo grande scontro.

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