LA BATTAGLIA DELLE TERMOPILI

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LA BATTAGLIA DELLE TERMOPILI


Nel frattempo Serse via terra era arrivato nelle vicinanze delle Termopili ed aveva iniziato l’attacco delle forti posizioni dei Greci, attacco che naturalmente rimase vano. A ogni assalto, le schiere assalitrici lasciavano i più prodi davanti al trinceramento greco, né la difesa accennava a perdere d’efficacia per lo spazio ristretto del passo che non permetteva lo spiegamento di grande forze. Più che un passo è una stretta gola larga non piu di venti-trenta metri. (Termopili significa “porte calde”, essendo un noto luogo dove vi erano sorgenti di acque calde)

Quando gli esploratori riferirono a Serse il numero dei greci che presidiavano il passo, il re scoppiò a ridere e piuttosto perplesso si chiese cosa stessero aspettando. Serse attese quattro giorni convinto che il solo numero sarebbe bastato a farli fuggire.

Al quinto giorno Serse spazientito ordinò l’attacco sicuro di annientare i greci. Quando alcuni disertori dell’esercito persiano (alcuni greci arruolati con la forza) avevano dichiarato agli uomini di Leonida che erano così tanti i persiani da oscurare il sole con le loro frecce, gli spartani risposero -bene almeno combatteremo all’ombra.

E non si sbagliarono di molto, per tutto il giorno combatterono ferocemente nella gola, proprio all’ombra, dove il numero dei Persiani non aveva significato, perché gli uomini di Leonida fecero strage di persiani che con le loro armature leggere e le lance corte non potevano nulla contro il pesante equipaggiamento oplita. Spazientito il giorno successivo Serse schierò in campo le sue truppe d’èlite i diecimila Immortalicomandati da Idarne che però non ebbero maggior fortuna. I greci combattevano a turno concedendosi un pò di riposo, e dopo i massacri, si accasciavano a terra sudati e sporchi di sangue per poi rialzarsi e tornare a combattere.

Già Serse disperava di vincere quel pugno di eroi, quando un greco traditore – Efialte – (Erodoto addita lui, mentre altri affermano essere Onete) gli offrì di condurre l’esercito per un aspro sentiero di montagna poco conosciuto, che si snoda così: comincia dal fiume As, là dove scorre attraverso la gola del monte; tanto il monte quanto il sentiero hanno lo stesso nome, Anopea; questo sentiero Anopea si svolge lungo la cresta del monte e finisce presso la città di Alpeno) e per il quale si poteva giungere alle spalle di Leonida e dei suoi uomini.

La difesa di quest’altro sbocco era affidata a mille ausiliari focesi, ma questi sorpresi dai nemici, sotto una grandine di frecce, fuggirono senza nemmeno tentare la resistenza. In tal modo la difesa del passo diventò impossibile.

Leonida con gli altri ausiliari, non volle sacrificare inutilmente un esercito di cui la Grecia aveva bisogno; licenziò gli alleati (!!! – vedi in fondo) e, con i suoi 300 uomini e alcuni di Tespia che vollero condividere la gloria dell’eroismo, si trincerò sul posto.

Pur vedendo la situazione disperata Leonida era troppo orgoglioso per sopravvivere alla sconfitta e preferì morire da eroe alla testa dei suoi Spartani.

Del resto le leggi di Sparta non contempavano la ritirata. Perfino le madri e le mogli non guardavano più in faccia i figli o i mariti se questi avevano indietreggiato davanti al nemico. Perfino quando veniva consegnato il cadavere del loro congiunto, per prima cosa si accertavano se le ferite erano dietro il corpo o davanti; e nel primo caso si allontanavano dal cadavere sdegnate.

Questa accanita difesa, più che una battaglia diventò subito uno sterminio. Una grandine di sassi e di frecce si abbattè su di loro; con già a terra una montagna di cadaveri, Leonida persa la sua lunga lancia, stava combattendo con la spada in mano. Convinti che non aveva più scampo i persiani chiesero di consegnare le armi, Leonida sprezzante gridò loro -venite a prenderle!-. Poi esponendosi un po’ troppo, già più volte ferito, crivellato da una gragnuola di colpi, cadde morto. A stento i suoi uomini cercarono di trascinare il suo cadavere dietro quell’anfratto che chiude l’entrata delle Termopili; ad un certo punto quel corpo esamine sembrava il più ambito e glorioso “trofeo”, conteso -per opposti motivi- da persiani e greci, ma furono questi ultimi, non uno escluso a cadere massacrati sopra quel cadavere che volevano difendere. I persiani da una posizione dominante, prendendoli di mira scagliavano da lontano frecce e sassi, non osando avvicinarsi per lo sbigottimento prodotto da tanto valore. Eliminandoli poi una alla volta, attesero che cadesse l’ultimo uomo.

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