INFERNO BREVE RIASSUNTO

INFERNO BREVE RIASSUNTO

 “LA DIVINA COMMEDIA”

CANTO I

Dante smarrito in una selva oscura ( i suoi traviamenti ed errori), riprende speranza giungendo ai piedi di un colle. Ma all’inizio della salita gli si fanno incontro tre fiere: un’agile lonza (lussuria), un leone furente (superbia), lupa magrissima (avarizia). Mentre Dante retrocede alla loro vista, gli appare una figura silenziosa che si presenta come Virgilio, gli consiglia di seguire un strada diversa; egli prosegue dicendo a Dante che per raggiungere la salvezza è per lui necessario attraversare il regno dei dannati e il Purgatorio. Li Virgilio dovrà abbandonarlo, non essendo battezzato. Dante si immette allora in cammino con lui.

CANTO II

Rassicurato Dante, dubbioso delle sue forze per una simile impresa, Virgilio gli narra come è stato inviato. Mentre si trovava nel Limbo, una donna bella e beata (Beatrice) gli è apparsa pregando di correre in aiuto di un suo amico in grave pericolo nella selva. Una Donna gentile nel Cielo (probabilmente la Vergine) aveva chiamato a sé Lucia (la Grazia illuminante) perché aiutasse Dante: e Lucia aveva mandato colei che Dante aveva cantato e amato, Beatrice (Grazia cooperante). Dante abbandona ogni timore e si addentra con Virgilio nella selva.

CANTO III

Una scritta che invita ad abbandonare ogni speranza per l’eternità è incisa sopra la porta dell’Inferno. Virgilio entra con Dante nel vestibolo del regno del dolore. Oltrepassati gli ignavi, tra i quali colui che fece “il gran rifiuto” (forse il Papa Celestino V), e gli angeli che rimasero neutrali al tempo al tempo della ribellione di Lucifero, si accostano alle rive dell’Acheronte, dove si accalcano le anime dei dannati. Caronte che traghetta le anime al di là del fiume, non vorrebbe far passare Dante, ma Virgilio gli dice che è il volere del Cielo. Un terremoto scuote la terra infernale. Dante perde i sensi.

CANTO VI

Al suo risveglio, Dante, si trova al di là dell’Acheronte, nel Limbo, dove stanno i non battezzati, senz’altra pena che il desiderio di Dio. Virgilio lo conduce in un luogo luminoso dove sono radunati i grandi poeti: si fanno incontro a Dante Omero, Orazio, Ovidio e Lucano, salutandolo amichevolmente. Il luogo luminoso è il “nobile castello” con una semplice cinta di mura. All’interno di questo, in un verde prato sono radunati gli “spiriti magni” (i filosofi e i grandi personaggi dell’antichità). Lasciato il Limbo, Dante e Virgilio entrano in un luogo senza luce.

CANTO V

E’ il secondo cerchio alla cui entrata è Minosse che giudica i peccatori. Qui, una bufera incessante trascina gli spiriti dei lussuriosi. Due di essi, trascinati abbracciati dalla tempesta, raccontano a Dante la loro storia: sono Paolo e Francesca, i due amanti infelici uccisi dal marito di Francesca. Mentre Francesca narra il passato tempo felice, Paolo piange e Dante perde i sensi per la commozione.

CANTO VI

Dante si trova ora nel terzo cerchio, dove sono puniti i golosi. Custode del cerchio è Cerbero. I golosi sono destinati a giacere supini nel fango sotto un’eterna pioggia gelida di neve, grandine e acqua sudicia. Qui Dante incontra un fiorentino, Ciacco, che gli predice la vittoria in Firenze della fazione dei Neri.

CANTO VII

Custode del quarto cerchio, dove sono puniti gli avari e i prodighi, è il cane a tre teste Pluto. Virgilio mostra a Dante i dannati: divisi in due schiere opposte, spingono con il petto pesanti macigni, così come in vita si affaticarono ad accumulare o a disperdere ricchezze. Seguendo poi un corso di acque tanto cupe da sembrare nere, giungono all’immensa palude dello Stige dove nelle acque torbide sono immersi gli iracondi e gli accidiosi. I primi si mordono e si percuotono l’un con l’altro; i secondi sono sepolti nel limo e i loro sospiri increspano l’acqua alla superficie.

CANTO VIII

I due poeti attraversano lo Stige sulla barca di Flegias. Nella palude Dante riconosce Filippo Argenti, un fiorentino di parte nera in vita detestato da tutti, e gli rivolge parole sdegnose. Sempre navigando sulla palude vedono rosseggiare in lontananza le mura incandescenti della città infernale, Dite. Flegias, li fa sbarcare, ma i diavoli chiudono loro in faccia le porte di Dite

CANTO IX

Sulla cima infuocata di una torre di Dite appaiono le Erinni (figurazione della cattiva coscienza), Megera, Aletto, Tisifone, che chiamano Medusa, perché muti in pietra Dante. Ma un rumore sulle torbide acque annuncia la venuta del messo celeste, che apre le porte di Dite ai due poeti, nei quali sono sepolti gli eresiarchi.

CANTO X

Da un sepolcro, un dannato riconosce Dante per suo concittadino e lo invita ad avvicinarsi; è il fiero Farinata degli Umberti. Da un’altra tomba si sporge Cavalcante dei Cavalcanti, chiedendo notizie di suo figlio Guido. Farinata riprende poi a discorrere con Dante su Firenze e gli predice che presto saprà quanto è di ficcale a volte tornare in patria. Farinata, dopo aver spiegato che i dannati vedono le cose lontane nel tempo, ma non quelle prossime ad avverarsi, e che ogni conoscenza scomparirà nel giorno del Giudizio, ricade nel sepolcro. Dante e Virgilio proseguono il cammino.

CANTO XI

Il bordo di un’alta riva sovrasta un abisso dal quale esala un terribile fetore. Virgilio, durante una sosta, scioglie alcuni dubbi a Dante: il basso Inferno è formato da tre cerchi, un po’ più piccoli: qui sono punite la violenza, la frode nelle sue molte forme e l’incontinenza: l’ultima è il peccato che meno offende Dio. Perciò gli incontinenti sono puniti fuori dalla città di Dite, mentre i violenti e i fraudolenti giacciono nei cerchi più bassi.

CANTO XII

Di tutto il VII è custode il Minotauro, ma del primo girone, dei tre nei quali è suddiviso, sono custodi i Centauri. E’ un fiume di sangue bollente, il Flegetonte, dove sono immersi i dannati i dannati violenti contro il prossimo (tiranni, omicidi, predoni). Scortati da uno dei Centauri, Nesso, i poeti camminano lungo la riva del Flegetonte. Nesso indica loro, immersi nel sangue fino agli occhi, i tiranni e i violenti con il prossimo.

CANTO XIII

Nel secondo girono sono puniti i suicidi, mutati in piante e guardati dalle Arpie; e gli scialacquatori, nudi e straziati da cagne fameliche, loro custodi. Tra i primi, da un tronco cui Dante ha strappato un ramoscello, parla Pier delle Vigne, segretario di Federico II, suicida per false accuse, che prega Dante di riabilitare la sua memoria.

CANTO XIV

Nel terzo girone,in una landa di sabbia infuocata, giacciono supini e immobili sotto una pioggia di larghe falde di fuoco i violenti contro Dio nella persona, i bestemmiatori. Costeggiando il bosco delle Arpie i due poeti giungono poi alla sorgente del Flegetonte. Virgilio spiega l’origine dei fiumi infernali: l’Acheronte, lo Stige, il Flegetonte e il Cocito.

CANTO XV

I violenti contro Dio nella natura (i sodomiti) si aggirano sulla sabbia sotto la pioggia di fuoco. Tra di loro è Brunetto Latini, che fu maestro di Dante. Brunetto gli predice quello che dovrà patire da parte dei fiorentini.

CANTO XVI

Tre spiriti accorrono verso Dante che hanno riconosciuto per fiorentino e gli chiedono informazioni. Intanto giunti dove il Flegetonte si getta con fragore , nell’aria caliginosa dal fondo del burrone Dante vede salire una figura mostruosa: Gerione, simbolo della frode.

CANTO XVII

Gerione, dalla faccia d’uomo e dal corpo di serpente, è custode del terzo girone, nella quale sono puniti i violenti nell’arte, usurai, seduttori e adulatori. Gli usurai sono seduti al margine del sabbione, presso la voragine, sotto la pioggia di fuoco. Appese al collo hanno borse con impresso lo stemma della famiglia: tra questi Dante riconosce quello della famiglia Scrovegni. Dante Virgilio salgono poi sulla groppa di Gerione che discende nell’abisso dove si getta il Flegetonte.