IL BAROCCO

IL BAROCCO

Introduzione

Il Seicento è un’epoca di grandi trasformazioni, dominata dallo scontro tra la Controriforma e la Riforma, che esprimono due concezioni di vita diametralmente opposte.

Nei Paesi in cui si afferma la Controriforma, come l’Italia e la Spagna, ogni proposta di rinnovamento che metta in discussione il sapere consolidato dalla tradizione ecclesiastica verrà bloccata sul nascere. Emblematica, da questo punto di vista, è la condanna di Galileo Galilei, costretto ad abiurare davanti al Sant’Uffizio nel 1633; questa data segna la fine di quella libertà di ricerca e di sperimentazione che invece continua ad esistere nei Paesi riformati e in Francia, nazione che, pur essendo cattolica, riesce a mantenere una certa indipendenza dalla Chiesa.

Tutti i Paesi europei sono tuttavia accomunati dalla consapevolezza della crisi degli antichi modelli e dal desiderio di rinnovamento. Fino al 1630-1640 l’Italia continua ad essere all’avanguardia nell’arte e nella letteratura, per le quali si propone la nuova poetica del Barocco, ma anche nella ricerca scientifica, con la Scienza Nuova di Galilei; in seguito la ricerca scientifica e filosofica si spegne.

La nuova visione della realtà

Il termine “Barocco” ha un’etimologia incerta: alcuni studiosi lo riconducono al francese “baroque”, a sua volta di derivazione spagnola o portoghese, con il significato di “perla irregolare”, non perfettamente sferica; secondo altri l’origine va ricercata nella parola “baroco”, usata nella filosofia scolastica per definire un sillogismo apparentemente corretto, ma debole e artificioso. L’espressione cominciò ad essere riferita all’arte e alla sensibilità del Seicento soltanto un secolo più tardi, con un significato dispregiativo, con lo scopo di sottolineare il gusto per la bizzarria e per l’irregolarità proprio delle nuove forme artistiche e letterarie, considerate erroneamente deboli e superficiali.

Abbiamo già rilevato come nel corso del Cinquecento sia cambiata l’immagine del mondo, sia in seguito alle scoperte geografiche sia per l’elaborazione della teoria eliocentrica; nel Seicento questa frattura con i modelli del passato diventa più profonda. Nel 1609 Galileo scopre i satelliti di Giove e i rilievi lunari, dimostrando la sostanziale omogeneità tra i corpi celesti e annullando la tradizionale distinzione tra perfetto e imperfetto, tra umano e divino. Sempre nel 1600 Keplero osserva la natura ellittica delle orbite planetarie: dal cerchio, che rappresenta la perfezione, si passa alla figura dell’ellisse, che implica un allontanamento dal centro. Infine l’invenzione del telescopio e del microscopio rendono possibile cogliere l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo. Vi è chi, come Giordano Bruno, arriva a teorizzare l’esistenza di infiniti mondi che ruotano intorno a infiniti soli.

Tutte queste scoperte creano un profondo disorientamento e mettono in crisi la fiducia rinascimentale nella possibilità di riprodurre sulla terra l’armonia e l’ordine del modello celeste.  Si scopre che l’universo non può essere ordinato razionalmente. La natura viene concepita come “natura creatrice” e non più come “natura creata”, ovvero non è più ordinata e immobile, ma caotica e in perenne movimento; per questo si cerca nel disegno ordinato della natura l’anomalia, l’eccezione, concentrando su di essa la propria attenzione.  La natura e la vita stessa diventano un immenso teatro, in cui va in scena uno spettacolo infinitamente vario. L’arte figurativa rinuncia alla semplice riproduzione dell’oggetto e rappresenta la finzione: l’uomo che è in grado di orchestrare la finzione è anche in grado di affrontare gli inganni che la realtà gli presenta ogni giorno.

Anche la percezione del tempo è influenzata dalla consapevolezza del movimento delle cose: si avverte la fugacità del tempo e la si rappresenta nell’arte e nella letteratura.

In un mondo che cambia continuamente, l’intero sistema conoscitivo della tradizione entra in crisi e lascia il posto alla sperimentazione. Tuttavia nel Barocco convivono due diversi modi di giungere alla conoscenza: quello razionale, basato sul metodo sperimentale, adottato da Galileo Galilei, e quello fondato sull’intuizione e sull’immaginazione, che sono in grado di cogliere le somiglianze tra cose lontane e apparentemente dissimili. Per questo la poesia si serve di un nuovo strumento conoscitivo: il concetto, ovvero la metafora ardita, che collega oggetti e fenomeni molto lontani tra loro. Trovare le somiglianze nascoste permette infatti di spiegare meglio una realtà in continuo movimento.