GLI ITALO LEVANTINI

GLI ITALO LEVANTINI

GLI ITALO LEVANTINI


Gli Italo-levantini sono radicati nel Mediterraneo orientale dai tempi delle crociate e delle Repubbliche marinare italiane.

Sono infatti una piccola comunità di discendenti dei coloni genovesi e veneziani (e in minor parte pisani, fiorentini e napoletani) che si trasferirono nei fondachi orientali delle repubbliche marinare, principalmente per commercio e controllo del traffico marittimo tra l’Italia e l’Asia.

Le loro principali caratteristiche sono quelle di avere mantenuto la fede cattolica pur in un paese prevalentemente musulmano, di continuare a parlare l’italiano tra loro (pur esprimendosi in turco, inglese o francese nei rapporti sociali) e di non essersi minimamente mescolati (con matrimoni) con le locali popolazioni turche di religione musulmana.

« …l’origine della comunità risale alla quarta crociata (1204) ed è dunque la più antica colonia italiana al mondo,…essa fu anche la “magnifica comunità di Pera” (il quartiere genovese) fino al 1669 composta da aristocratici e da cavalieri;…(importante fu) il suo arricchirsi di nuova linfa italiana nel XIX secolo grazie ai patrioti del Risorgimento, agli artisti e agli specialisti chiamati a lavorare al Serraglio (di Istanbul).. »

Le due repubbliche marinare crearono a Costantinopoli popolosi “quartieri” di circa 60.000 abitanti, ma già nel 1182 furono oggetto di un massacro, da parte dei bizantini[2]. La presenza “latina”, peraltro, si reintegrò dopo la Quarta crociata (1204), “sponsorizzata” dai veneziani, che portò alla conquista cattolica di Costantinopoli.

Vi erano colonie genovesi in Anatolia (Smirne, Trebisonda e altre), nell’Egeo (Chios, Mitilene e altre), in Palestina e Libano (Acri) e a Costantinopoli (Pera, Galata), come pure colonie veneziane a Creta, Rodi, Cipro e Negroponte.

« Alle “colonie” genovesi e veneziane distribuite nelle principali città greche e dell’Asia Minore, ma anche in altre parti dell’Impero d’Oriente, costituite da mercanti, artigiani e banchieri, facevano riscontro… l’esistenza di quartieri o anche solo di strade che i mercanti delle due repubbliche marinare avevano ottenuto come feudi nei principali centri commerciali dell’ Impero ottomano. I più noti di tali gruppi sono quelli nell’Egeo, a Salonicco, a Chio, a Creta e, in Asia Minore, a Costantinopoli e a Smirne, per i quali già a fine ottocento si distingueva fra un nucleo immigrato di recente e quello “indigeno o storico”, discendente dagli insediamenti genovesi e veneziani dell’epoca delle repubbliche marinare. L’importante comunità genovese e veneziana, che risiedeva dal XIV secolo a Istanbul nel quartiere di Galata, sarebbe stata ben riconoscibile agli occhi dei visitatori ancora alla fine del seicento. A questi gruppi andava sommato il contingente degli ebrei sefarditi giunti da Livorno nel Settecento, i francos, spesso sotto la protezione dei consoli francesi.[3] »

La conquista ottomana di Costantinopoli e la “Nazione latina:

Dopo la conquista turca di Costantinopoli (1453), il problema principale di questi coloni e commercianti, così come per quelli di origine francese, provenzale, napoletana, catalana, anglo-sassone o mitteleuropea, residenti nell’Impero Ottomano, fu quello di definire i rapporti con lo Stato islamico, il quale si caratterizzava essenzialmente come un’istituzione teocratica. La soluzione obbligata fu quella di definire se stessi in base alla propria fede, e cioè la religione cristiana (cattolica), costituendo così un’unica entità culturale a prescindere dalla propria origine etnica: la nazione latina; in ciò furono assecondati dal costitursi di altre entità a base religiosa che si formarono nell’impero, e cioè la “nazione ebraica”, quella “armena” e quella “greco-ortodossa” [4]. Per tale motivo furono frequenti i matrimoni tra i cittadini europei dell’Impero, accomunati dalla fede cattolica; di conseguenza, poiché in Italia i componenti della nazione latina furono complessivamente definiti “levantini”, è più logico definire l’elemento di origine italiana come “italo-levantino“, anziché “italo-turco”

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L’Ottocento :

Con la caduta della Repubblica di Venezia (1797) e della Repubblica di Genova (1802), agli italo-levantini originari delle due antiche repubbliche fu attribuita la cittadinanza, rispettivamente, dell’Impero d’Austria (Regno Lombardo-Veneto) e del Regno di Sardegna. Inoltre, negli anni successivi alla Campagna d’Egitto (1798) di Napoleone Bonaparte, si ebbe una notevole penetrazione economica e culturale francese nell’Impero Ottomano. Per tale motivo, nel corso dell’ottocento, la comunità italo-levantina iniziò a subire un processo di assimilazione da parte della Francia, e finì per adottare la lingua francese, mantenendo l’italiano solo come seconda lingua di famiglia.

Con lo scoppio della Guerra d’indipendenza greca, la numerosa comunità Genovese di Chios ( dove un quarto della popolazione era italiana e si parlava il ligure coloniale)appoggiò il moto indipendentistico greco. La reazione del potente esercito ottomano non tardò ad arrivare: dopo un furioso assedio, i Turchi ripresero rapidamente il controllo dell’isola e, nell’aprile 1822, un quarto dei 30.000 abitanti fu sterminato. Inoltre fu instaurato un regime di terrore e interdetto il culto della religione cattolica per svariati anni. Ne conseguì il trasferimento della quasi totalità degli oriundi genovesi o veneziani superstiti nella vicina e più tollerante Smirne, o la loro emigrazione all’estero.

Con il Risorgimento riprese vigore l’uso dell’italiano ad Istanbul per via dei numerosi esuli italiani, ma anche dei moltissimi artisti e specialisti italiani che lavorarono per il sultano al Serraglio[9], tra cui il musicista Giuseppe Donizetti, fratello del più famoso Gaetano. Inoltre, in conseguenza dell’intervento del Regno di Sardegna a fianco dell’Impero Ottomano nella Guerra di Crimea (1853-56), la comunità si accrebbe di numero.
A fine ottocento, nella Turchia europea, gli italo-levantini erano circa 7.000, concentrati a Galata, cittadina “Genovese” divenuta quartiere di Istanbul. Inoltre a Smirne, agli inizi del novecento, vi era una colonia genovese-italiana di circa 6.000 persone[11]. In quei decenni, letterati come Willy Sperco iniziarono ad identificarsi come italo-levantini della Turchia, per differenziarsi dai “levantini” dell’Egitto (italo-egiziani) e del Libano (italo-libanesi).
Le situazioni di privilegio per gli italo-levantini si incrinarono con lo scoppio della Guerra italo-turca (1911) e, soprattutto, con l’occupazione italiana delle isole del Dodecaneso (1912), all’epoca comprese nei confini dell’impero. La risposta turca non si fece attendere: il 9 maggio 1912, il governo ottomano decise l’espulsione degli italiani residenti nel vilayet di Smirne e, poiché continuava l’occupazione delle isole, il 28 maggio successivo la Sublime Porta decretò l’allontanamento di tutti i cittadini italiani residenti in Turchia, ad eccezione degli operai addetti alle costruzioni ferroviarie, degli ecclesiastici e delle vedove. Tali provvedimenti interessarono 7.000 italo-levantini da Smirne e 12.000 da Costantinopoli[. Per evitare il rimpatrio, molti optarono per la cittadinanza ottomana. Gli espulsi furono rimpatriati nei giorni successivi nei porti di Ancona, Napoli e Bari.La situazione si ricompose con la stipula del Trattato di pace di Losanna del 18 ottobre 1912, ove, all’art. 9, si prevedeva: “Il governo ottomano volendo attestare la sua soddisfazione .
Nel 1922, a seguito dell’incendio e della distruzione di Smirne nella guerra greco-turca, da parte dell’esercito di Kemal Ataturk, molti Italo-levantini si rifugiarono nel Dodecaneso o direttamente in patria.

Con il Trattato di pace di Losanna, firmato il 24 luglio 1923,si sanciva la completa abolizione delle capitolazioni[18], anche se alcune garanzie per gli stranieri erano state concordate in una “convenzione sullo stabilimento e la competenza giudiziaria.
Nel 1935 la comunità degli italo-levantini nella Turchia di Kemal Ataturk arrivò comunque a contare circa 15.000 membri. La loro presenza fu importante nella decisione turca di adottare l’alfabeto latino per la lingua turca.

Dopo la seconda guerra mondiale si è verificato un notevole ulteriore calo nella consistenza numerica degli italo-levantini, specialmente dopo i moti anti-greci di Istanbul del 1955. Molte famiglie hanno lasciato la Turchia per risiedere comunque al di fuori dell’Italia, pur mantenendo la nazionalità italiana.

Attualmente, in Turchia, i discendenti dell’antica comunità sono circa un migliaio, concentrati principalmente nell’area metropolitana di Istanbul: lo scrittore Giovanni Scognamillo ne è uno dei principali rappresentanti.

In somma, oggi giorno e’ quasi impossibile per un Occidentale, sebbene radicato da secoli, continuare a vivere in una naziona islamica, per quanto moderna”e laica si dichiari.