I Genovesi del Mar Nero

Genovesi del Mar Nero

I Genovesi del Mar Nero

La Repubblica di Genova ebbe colonie e possedimenti nella penisola di Crimea tra il 1266 ed il 1475. Le principali furono Caffa, Soldaia e Caulita (l’attuale Jalta), ed il loro territorio nella Crimea meridionale veniva chiamato Gazaria.

Del resto queste colonie erano molte: Caffa (l’odierna Feodosia, ossia Teodosia), Cembalo (Balaklava), Soldaio (Sudak), Vosporo (Kerch) e altre in Crimea; Samastro, o Moncastro (Bilhorod-Dnistrovskyj), Ginestra (oggi parte di Odessa) sulla costa del Mar Nero dell’Ucraina continentale; Tana (Azov), Matrega (Taman), Copa (Slavjansk-na-Kubani, nel retroterra), Mapa (Anapa), Bata (Novorossijsk), Casto (Khosta, parte di Sochi), Layso (Adler, anch’essa parte di Sochi) sulle coste del Mar d’Azov e del Mar Nero nella Russia di oggi; Chacari, Abcasia, Santa Sophia, Pitsunda, Cavo di Buxo, Hiocoxia sulla costa della Georgia ed altre minori. La colonia genovese di Tana (nel punto più orientale del Mar d’Azov) aveva la caratteristica di essere unita alla colonia veneziana nella stessa città.

L’inizio della decadenza :

Con l’espansione dell’Impero Ottomano e la fine di Costantinopoli iniziò la decadenza delle colonie genovesi nel Mar Nero. Infatti nella seconda metà del Quattrocento, oltre a quelli in Crimea, furono persi dai genovesi i possedimenti nella Penisola di Taman (che era appartenuta alla nobile famiglia dei Ghisolfi).
Anche la basi commerciali di Licostomo (in Moldavia) e Maurocastro (vicino all’attuale Odessa) furono perse.
La fine delle colonie genovesi nel Mar Nero determinò una grave crisi economica per la città ligure nel Cinquecento. Questa crisi colpì enormemente Genova ed iniziò la sua decadenza

La fine dell’epoca coloniale :

Per approfondire, vedi la voce Banco di San Giorgio.

Genova era cresciuta a potenza marinara grazie al suo commercio con l’Oriente. Associandosi all’Impero bizantino aveva “scavalcato” la rivale Repubblica di Venezia nel mar Egeo, creando varie sue colonie nel Mar Nero (che arrivò finanche ad essere chiamato “Mare o Lago Genovese” nel Trecento ed inizio Quattrocento). Con la conquista turca di Costantinopoli, mentre Venezia aveva ancora una continuità territoriale di possedimenti dall’Adriatico al Peloponneso e Creta, per Genova invece vi fu la fine di ogni contatto con le sue ricche colonie in Crimea.

Conseguentemente Genova -colpita negli stessi anni dall’invasione francese e dal controllo milanese- iniziò ad accusare una crisi profonda nelle sue colonie e possedimenti. I traffici commerciali dei genovesi vennero quindi trasferiti nel Mediterraneo occidentale ed oltre Gibilterra. La penisola iberica (ossia il Regno di Spagna ed il Regno del Portogallo, arricchiti dai rispettivi possedimenti americani) divenne il teatro commerciale preferito dai mercanti genovesi, che svilupparono un sistema finanziario e bancario all’avanguardia nel mondo occidentale. Nel Cinquecento la comunità genovese in Spagna era numerosa e molto potente, radicandosi principalmente a Cadice, mentre quella a Lisbona influenzava parzialmente la colonizzazione portoghese del Brasile (dove ancora oggi l’accento è molto simile a quello genovese).
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Ma <u>tutte le colonie genovesi del Mare Nero e dell’Egeo andarono perse. Infatti le comunità della Crimea genovese furono costrette a rientrare in Liguria o furono massacrate. Esiste comunque la possibilità che una minima parte di loro sia rimasta (mescolata a gruppi di greci, armeni ed ebrei) fino all’Ottocento nell’area di Caffa, dove vi era in questo secolo recente una consistente comunità multietnica che aveva anche gruppi di Italiani di Crimea..In parte pero discendenti anche da migranti pugliesi, mescolatisi col gruppo autoctono.
Secondo il “Comitato statale ucraino per le nazionalità”, gli Italiani sarebbero stati nel 1897 l’1,8% della popolazione della provincia di Kerč, percentuale passata al 2% nel 1921. Alcune fonti parlano specificatamente di tremila persone.

Nel 1920 la chiesa di Kerč ebbe un parroco italiano, una scuola elementare, una biblioteca, una sala riunioni, un club e una società cooperativa. Il giornale locale Kerčenskij Rabocij in quel periodo pubblicava regolarmente articoli in lingua italiana.
Con l’avvento del comunismo, gli Italiani vennero perseguitati con l’accusa di essere fascisti, e parte di essi fu costretta rimpatriare.
A metà degli anni venti fuoriusciti italiani, attivisti del PCI, rifugiati in Unione Sovietica cominciarono ad interessarsi della minoranza italiana: le autorità sovietiche li inviarono da Mosca perché sovraintendessero la comunità. Essi ottennero la chiusura della chiesa grazie alle accuse di propaganda antisovietica contro il parroco che venne costretto a rientrare in Italia
Nel 1942 furono deportati in Kazakhistan e durante il viaggio la maggior parte perirono.I pochi sopravvissuti, sotto Kruscev son tornai a Kerč in Crimea, dove sono circa 300 su una popolazione attuale di 160mila persone.