A ZACINTO FIGURE RETORICHE E ANALISI

A ZACINTO FIGURE RETORICHE E ANALISI

DI UGO FOSCOLO


sonetto, quartine rima alternata (ABAB), terzine rima invertita (CDE, CED)

  • Figure retoriche di parola:
    • anastrofe: più mai (v. 1); greco mar (v. 4); vergine nacque Venere (vv. 4-5); quelle

isole feconde (v. 5); che l’acque cantò fatali (vv. 8-9); a noi prescrisse il fato (vv. 13- 14).

  • ipallage: sacre sponde (v. 1); acque fatali (vv. 8-9); illacrimata sepoltura (v. 14).
  • epifrasi: ed il diverso esiglio (v. 9).
  • iperbato: non tacque … l’inclito verso (vv. 6, 8); bello … Ulisse (vv. 10, 1); baciò … Ulisse (v. 11); il canto … del figlio (v. 12).
  • Tropi:
    • metonimia: sepoltura (v. 14)
    • sineddoche: sponde (v. 1); nubi (v. 7); fronde (v. 7); verso (v. 8).
    • metafora: canto (v. 12).
  • Figure retoriche di pensiero:
    • antitesi: di fama e di sventura (v. 10).
    • ossimoro: limpide nubi (v. 7).
    • apostrofe: Zacinto mia (v. 3); Tu … o materna mia terra (vv. 12, 13).
  • Perifrasi: greco mar (v. 4); di colui che l’acque cantò fatali (vv. 8-9).
  • Litote: non tacque (v. 6).
  • Enjambements: 1-2, vv. 3-4, vv. 4-5, vv. 5-6, vv. 6-7, vv. 7-8, vv. 8-9, vv. 9-10, vv. 10-11, vv.13-14.

Analisi del testo

La struttura sintattica e la struttura strofica non coincidono: vi è un unico blocco sintattico di undici versi che comprende le due quartine e la prima terzina, a cui segue un enunciato che occupa solo l’ultima terzina. La divisione tra le strofe è anche scavalcata da una serie di enjambements. Lo schema ritmico vìola in tal modo lo schema tradizionale del sonetto che vorrebbe la coincidenza di periodi sintattici e strofe. Il poeta mira a costruire un discorso lirico che si modelli sull’andamento inquieto della passione soggettiva.

La sintassi così tortuosa appare omologa all’errare dei due eroi, Foscolo e Ulisse. Tuttavia, si profila una contrapposizione tra il poeta e l’eroe omerico, messo in luce dal contrasto tra i vv. 1 e 11: Foscolo non toccherà mai più Zante, Ulisse baciò la sua petrosa Itaca.

Sono due peregrinazioni volute dal Fato, ma con esito diverso: ad Ulisse gli dei concessero il ritorno, a Foscolo lo negano. I due protagonisti rispecchiano due tipologie diverse di eroe: l’eroe classico, positivo, che conclude felicemente le proprie peregrinazioni e l’eroe romantico, negativo, che non conclude felicemente le proprie peregrinazioni.

È un tema tipicamente romantico quello di un errare senza approdo che si conclude con la morte in terre lontane e sconosciute. Queste peregrinazioni sono la proiezione simbolica di una condizione di smarrimento, di incertezza, di mancata identificazione con una società e i suoi valori. L’eroe romantico, sentendosi sradicato da una società in cui non si riconosce, ama rappresentarsi miticamente come un esule, un estraneo nel mondo, condannato ad un perenne vagabondare, segnato da un’arcana maledizione che lo isola dagli uomini e lo condanna alla sconfitta e alla solitudine.

La frustrazione della sconfitta genera un bisogno di regressione alla ricerca di una sicurezza. Di qui scaturisce iltema dell’isola. Vi è una segreta relazione tra Zacinto e Venere, sottolineata dalla collocazione dei due nomi a inizio verso (v. 3 e v. 5) e dal fatto che sia l’isola sia Venere emergono dalle stesse acque. Venere implica l’idea di fecondità e Zacinto evoca l’idea di maternità. La dea

Venere, la terra natale e la madre si fondono in un’unica immagine, quella della Grande Madre. Il ritorno sognato all’isola natia per esservi sepolto sarebbe una regressione, un ritorno al grembo materno, alla sicurezza originaria.

Connessa intimamente con l’immagine materna è l’immagine dell’acqua. L’acqua, miticamente, è datrice di vita e si identifica con l’immagine materna. L’assenza totale di vita è privazione di acqua (illacrimata sepoltura). L’idea dell’acqua è, per questo, centrale nel sonetto: compare direttamente in vari termini (onde, mar, acque, illacrimata), ma anche attraverso termini che hanno con essa un rapporto di vicinanza (sponde, Zacinto, Venere, Itaca); più sotterraneamente, all’acqua allude il sistema delle rime dei primi undici versi: sponde-onde-feconde-fronde, giacque-nacque-tacque-acque.