RIASSUNTO IL CONTE DI CARMAGNOLA

RIASSUNTO IL CONTE DI CARMAGNOLA

RIASSUNTO IL CONTE DI CARMAGNOLA

MANZONI

Il Conte di Carmagnola è la prima tragedia di Alessandro Manzoni. Composta tra il gennaio 1816 e il dicembre 1819, fu pubblicata nel gennaio del 1820.

FONTE:http://www.profcanale.it/LETTERATURA/4/13_MANZONI/IL%20CONTE%20DI%20CARMAGNOLA_riassunto.pdf


La composizione di questa tragedia richiese al Manzoni circa quattro anni di impegno (1816-1820), non soltanto perché il lavorare con lenta pazienza era caratteristico della sua maniera di scrittore, ma anche perché si preparò all’argomento attraverso lo studio del periodo a cui la tragedia medesima si riferisce. Pubblicata insieme ad alcune Notizie storiche e dedicata all’amico Claude Fauriel, venne rappresentata per la prima volta in Firenze nel 1823, ma senza ottenere successo. Il primo dei cinque atti si apre presentandoci la sala del Senato, a Venezia, dove il Doge e i senatori discutono circa l’opportunità di allearsi a Firenze contro Filippo Maria Visconti duca di Milano, che aveva offerto alla Serenissima la sua amicizia; questa viene rigettata e si stabilisce di far guerra al Visconti, affidando al conte di Carmagnola il comando di tutte le forze.

Il Conte si dichiara disposto ad intraprendere la guerra, e viene confermato capo delle forze veneziane, sebbene il duro senatore Marino ricordi ai presenti come le fortune del Carmagnola siano salite proprio mentre militava sotto le insegne del duca milanese. Con l’inizio del secondo atto siamo introdotti in piena atmosfera guerresca. Appare dapprima il campo del duca, i cui condottieri sono discordi sul da farsi; da una parte il Pergola e il Torelli, che ben conoscono il Carmagnola per essere stati un tempo ai suoi ordini, consigliano prudenza e pensano di evitare lo scontro decisivo, mentre Fortebraccio e Francesco Sforza, assai più giovani e di temperamento impetuoso, vogliono immediata battaglia. Prevale il loro parere, ed il Pergola, per evitare taccia di viltà, chiede per sé il luogo più pericoloso dello schieramento. L’urto fra i due eserciti avviene a Maclodio, dove le milizie milanesi sono sconfitte e poste in fuga. A questo punto dell’opera, e cioè alla fine del secondo atto, si legge il famoso coro: S’ode a destra uno squillo di tromba; a sinistra risponde uno squillo… La scena si sposta in seguito nella tenda del Carmagnola, presso cui si sono recati due Commissari di Venezia; al primo il Conte dà per certa la vittoria, al secondo, che gli fa presente la sua meraviglia perché i prigionieri non sono stati posti in catene, risponde dicendo che ciò è giusto e doveroso, tale essendo infatti la regola delle milizie mercenarie; anzi impartisce l’ordine di liberarli. Di fronte all’atteggiamento del Carmagnola, i Commissari sospettano che egli sia tornato all’amicizia di Filippo Maria Visconti; e tali sospetti alimenteranno alcuni indugi da lui frapposti nel proseguimento della guerra. Perciò il Senato della Serenissima, presso cui l’inflessibile Marino accusa di tradimento il Carmagnola, che l’amico Marco tenta invano di difendere, decide il suo richiamo; ed egli si reca a Venezia, ignaro di ciò che l’attende, e malgrado lo abbia sconsigliato il fido Gonzaga. Invano, di fronte al Doge ed al Consiglio dei Dieci, difende la sua innocenza con fiere parole; viene condannato a morte come traditore e gettato nel fondo di un carcere. Là si recano ad abbracciarlo per l’ultima volta Antonietta e Matilde, la sposa e la figlia; ed in loro presenza, nell’imminenza della morte, il Carmagnola pronunzia alte parole di perdono per i nemici e di pietà e di conforto per le sventurate.

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