RIASSUNTO IL BELLUM IUGURTHINUM

RIASSUNTO IL BELLUM IUGURTHINUM

RIASSUNTO IL BELLUM IUGURTHINUM


Il Bellum Iugurthinum, pubblicato verso il 41, racconta la guerra sostenuta da Roma contro il principe nordafricano Giugurta fra il 111 e il 106 a.c. Dopo la consueta introduzione e la presentazione del re numida accompagnata dall’analisi della sua personalità dall’adolescenza all’età matura, si mostra sempre la completa inettitudine dei molti comandanti aristocratici inviati a combatterlo e le virtù invece del plebeo Gaio Mario, che capovolse la situazione in favore di Roma. Così anche un evento esterno viene assunto a motivo della polemica interna sallustiana. L’opera, più ampia della precedente, si giova anche dell’esperienza diretta fatta da Sallustio in quei luoghi.

Lo stesso autore espone le ragioni della scelta di tale periferica guerra nel proemio: in primo luogo perché fu assai aspra, poi per il fatto che per la prima volta veniva contrastata la nobiltà e la plebe, da tempo umiliata, cercava di reagire ai soprusi.

Si ritorna quindi all’indagine sulle cause della degenerazione istituzionale e in questa occasione Sallustio espone il concetto che la fine del metus hostilis, della paura dall’esterno, determini la fine della concordia civile e l’inizio della lotta interna per la conquista del potere.

Viene inoltre ribadito -non a caso per mezzo dei dialoghi del tribuno G.Memmio e dell’homo novus eletto console Mario- come il potere della nobiltà abbia compromesso la libertà del popolo romano, portato alla corruzione e causato le recenti disfatte militari; si spiega poi cosa sia la vera virtus, in opposizione all’autorità conferita dagli antenati.

Tali riflessioni etiche partono dalla narrazione dei fatti riguardanti la guerra numidica: l’accusa nei confronti della nobilitas viene ad esempio corroborata dalla corruzione dei capi romani operata dall’oro offerto da Giugurta, il quale afferma “omnia Romae venalia esse” (tutto a Roma è in vendita).

Per Sallustio solo gli uomini nuovi come Mario, solo i plebei sono in grado di condurre seriamente la guerra, ciononostante viene riconosciuta l’eccessiva ambizione del console che lo avrebbe alla rovina ed i suoi errori politici.

L’imparzialità dello storico, già provata dall’assenza di Cicerone nel Bellum Catilinarium, sembra vacillare di nuovo nella condanna senza appello del Senato per non aver sostenuto la guerra in Africa.  Infatti non è spiegato che in quegli stessi anni incombeva la seria minaccia di una prima invasione germanica, già in corso lungo i confini, un fatto a cui il Senato probabilmente preferì dare la precedenza; oltre a ciò non si condanna lo sfrenato interesse dei cavalieri per la guerra, vista come la possibilità di conquistare nuovi traffici commerciali e di contrastare così l’aristocrazia terriera.

Nel Bellum Iugurthinum la visuale si amplia sia per il maggior numero di anni presi in esame, sia per l’allargamento dei confini.

L’ambientazione esotica, l’Africa, terra ancora sconosciuta, offre la possibilità di lasciare spazio a sfumature avventurose e romanzesche.

Il protagonista dell’opera, Giugurta, viene descritto da Sallustio con una paradossale antinomia ancor più marcata rispetto a Catilina: il Numida evolve drammaticamente e gradualmente nel corso della vita, trascorrendo dunque due fasi, quella dell’adolescenza virtuosa e preannunciatrice di grandi qualità in contrapposizione all’età adulta, segnata dalla smisurata brama di potere.  Giugurta è un personaggio complesso, che non cessa di essere complicato nemmeno dopo la degradazione morale, quando il buon senso e la cupidigia lo dilaniano rendendolo dubbioso sulla resa o sul proseguimento della guerra.

L’evoluzione dell’eroe africano, descritta da Sallustio con finezza e pateticità senza però mai scadere in dettagli macabri o infamanti (significativa è la scelta di non trattare la prigionia di Giugurta), giunge fino ad uno stato di follia, prima di cadere nell’agguato del suocero Bocco.


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