Le Historiae SALLUSTIO

Le Historiae SALLUSTIO

Le Historiae SALLUSTIO


Sono andate perdute quasi interamente le Historiae, che in 5 libri trattavano gli anni dal 78 (anno della morte di Silla) al 67, ossia la rivolta di Lepido, quella di Sertorio, la guerra servile di Spartaco, la seconda guerra Mitridatica e guerra contro i pirati; è probabile che fossero l’opera più importante di Sallustio, anche se le due monografie superstiti mostrano come questo genere storiografico si adattasse bene agli intenti e al temperamento dello scrittore, permettendogli una forte concentrazione dei suoi ideali e un’intensa trattazione.

Nonostante venga adottato lo schema annalistico Sallustio non abbandona la concezione tucididea della ricerca delle cause, in questo caso i motivi della corruzione istituzionale.

Il pessimismo sulla crisi di Roma si fa ancora più cupo: nell’excursus iniziale l’autore legge già agli albori della repubblica il germe della discordia tra patrizi e plebei, ma solo dopo il 146 -secondo la già nota teoria di Sallustio- la situazione sarebbe degenerata definitivamente.

Questa volta le accuse alla nobilitas sfociano su Pompeo, trionfatore di Sertorio, Spartaco, dei pirati e di Mitridate; viene definito ambizioso, tanto desideroso di potere da perseguire ogni ipocrisia e da costituire un serio pericolo per la legalità istituzionale, un’immagine molto discordante da tutte le altre fonti che ci informano su tale personaggio (descritto invece nel complesso come un difensore dello Stato).

Nel discorso del tribuno Licinio Macro, a cui vanno le simpatie dello storico, viene ribadito il problema della dominatio paucorum, il potere in mano ad inetti in quanto corrotti e immorali: essi si appropriano dei guadagni delle guerre mentre il popolo subisce solo l’onere del servizio militare.

Altro personaggio positivo è il generale mariano Sertorio, organizzatore di una rivolta contro i governatori sillani e l’Urbe stessa; egli è considerato da Sallustio come una figura al di sopra delle parti, un moderatore, il veltro della situazione in grado di fondare un nuovo stato fondato sui valori della pax e della libertas.

Degna di menzione è anche la lettera di Mitridate re del Ponto destinata a convincere il re dei Parti Arsace ad allearsi contro Roma, nella quale Sallustio denuncia l’espansionismo romano e l’ormai notorio nella sua produzione concetto della cupido profunda imperii et divitiarum, lo smisurato desiderio di potere e ricchezze; questa volta però il vizio è attribuito a Roma nella sua unità statale, ai Romani, tacciati da Mitridate “latrones gentium“, predoni dell’umanità.


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