PIERO DELLA FRANCESCA BIOGRAFIA

PIERO DELLA FRANCESCA BIOGRAFIA

PIERO DELLA FRANCESCA BIOGRAFIA


Piero della Francesca, il cui vero nome era Piero di Benedetto de’ Franceschi, nasce presumibilmente nel 1412 a Borgo San Sepolcro – denominazione originaria dell’odierna Sansepolcro (AR) – da una famiglia di mercanti che commerciano pellame e lana e in seguito il “guado” ( isatis tintoria ) .
Come primogenito, Piero avrebbe dovuto seguire le orme paterne, ma ben presto si fa in lui strada la vocazione artistica.
Egli apprese i rudimenti dell’arte nella sua città natale, dove fu allievo alla bottega dell’unico artista in vista della città: Antonio di Anghiari. Ma dei primi anni di formazione nel borgo toscano occorre ricordare anche gli studi matematici che saranno un fondamento di tutta la disciplina pittorica pierfrancescana.
Il suo apprendistato pittorico avvenne nel solco della tradizione, in un ambiente ancora provinciale, troppo poco stimolante per un giovane di talento, un figlio di mercanti con una spiccata attitudine per i viaggi, che lo porteranno ben presto lontano da casa.

In data 12 settembre 1439 è testimoniata la presenza di Piero a Firenze, dove stava collaborando con Domenico Veneziano all’esecuzione degli affreschi della cappella maggiore della Chiesa di Sant’Egidio raffiguranti Le storie della Vergine, oggi purtroppo perduti.
Forse quella di Firenze non fu la prima volta che Piero collaborava da allievo con Domenico Veneziano; è probabile che i due avessero lavorato in precedenza a Perugia dove il Veneziano era impegnato a dipingere “una camera nella casa dei Baglioni”, i potenti signori della città, come ricorda Vasari, intorno al 1438. Purtroppo anche questi affreschi sono andati perduti.
Nel periodo fiorentino, il giovane Piero può confrontarsi direttamente con gli artisti più importanti dell’epoca acquisendo esperienze e conoscenze teoriche di eccezionale livello. Inoltre non bisogna dimenticare che, nel 1439, in città si teneva il Concilio che aveva portato Oriente e Occidente cristiano a confrontarsi sulla santissima Trinità. I rappresentanti del mondo greco sfilavano per le strade della città portando tutta una serie di suggestioni, costumi e colori che rimasero impressi per sempre nella memoria di Piero. In questa occasione Piero poté conoscere il papa Eugenio IV e gli umanisti della corte pontificia, tra i quali Leon Battista Alberti.
Nel 1442 l’artista è di nuovo a Sansepolcro e nel 1445 riceve la commissione del Polittico della Misericordia. Nel 1450 firma e data il San Girolamo di Berlino e, all’incirca in quella data, scrive il Trattato d’Abaco.
Da questi anni in poi la sua carriera si svolgerà tra Sansepolcro, Arezzo e le corti più importanti tra l’Adriatico e l’Umbria, dove la sua prolungata presenza darà un impulso fondamentale alla creazione di nuove scuole locali indipendenti dal linguaggio fiorentino.
Dopo aver soggiornato a Pesaro e Ancona – città nella quale torna anche nel 1450 per realizzare gli affreschi nella Cappella Ferretti in San Francesco – la sua presenza è ricordata dal Vasari a Loreto, ove viene incaricato di realizzare un affresco per la sacrestia della Chiesa di Santa Maria. L’ondata di peste che colpisce le Marche tra il 1447 ed il 1452, costringe Piero della Francesca a fuggire e a lasciare incompiuto il lavoro. Vasari ricorda altri lavori di Piero in San Ciriaco, sempre in Ancona.
Si trasferisce così a Ferrara alla corte di Lionello d’Este, che morì lasciando il potere al fratello Borso. La distruzione degli affreschi eseguiti da Piero della Francesca alla corte degli Estensi e in Sant’Andrea a Ferrara, fu una delle più gravi perdite, tra le tante, delle sue opere.
Alla corte di Ferrara Piero trovò grandi stimoli per la propria arte e, oltre a partecipare al vivace dibattito sui temi delle arti, qui poté sicuramente studiare il tesoro di gemme e monete raccolte dal Duca Lionello e contribuire al programma profano dello studiolo di Belfiore.
Da Ferrara Piero partì presto, nel 1451, alla volta di Rimini, dominio dei Malatesta, ove viene incaricato di realizzare, nel Tempio Malatestiano, l’affresco votivo di Sigismondo Pandolfo Malatesta. A Rimini Piero partecipa al rinnovamento umanistico del Tempio ideato da Leon Battista Alberti.
Assai vicino all’affresco riminese appare il ciclo con La leggenda della Vera Croce in San Francesco ad Arezzo, iniziato dopo il 1452, anno della morte di Bicci di Lorenzo, cui nel 1447 l’illustre famiglia aretina dei Bacci aveva allogato l’ornamentazione del coro della cappella e al quale Piero subentra nel lavoro, già in gran parte eseguito per quanto concerneva una parte della volta.
Nel 1455 Piero è a Roma per eseguire affreschi in Vaticano per Nicolò V, poi demoliti per far posto a quelli che esegue Raffaello. A Roma Piero trova Francesco del Borgo, architetto e cultore di studi matematici che è tra l’altro responsabile dell’ammodernamento della basilica di Santa Maria Maggiore, dove resta, di Piero, la volta della cappella di San Michele. A Roma Piero è stimolato ad intraprendere gli studi teorici di prospettiva e dà inizio al Trattato de Prospectiva Pingendi.

Nel 1467 Piero è a Sansepolcro, mentre nel 1469 è documentato ad Urbino alla corte di Federico da Montefeltro, dove viene incaricato di completare una tavola d’altare per la confraternita del Corpus Domini, per la quale Paolo Uccello aveva realizzato la predella. Il suo successivo soggiorno urbinate è da porsi tra il 1474 e il 1478. I due ritratti dei duchi di Montefeltro sono una delle opere più note del periodo e sono la sintesi di tendenze confluite in un’unica geniale modalità operativa. Sempre a questo periodo urbinate risalgono la Pala di Brera e la Madonna di Senigallia.
Nel 1478 ritorna a Sansepolcro, dove riceve un pagamento dai Confratelli della Misericordia per una Madonna affrescata su un muro infra la chiesa e l’ospedale, e vi rimane fino al 1482.
Il 22 aprile 1482 si sposta a Rimini – non conosciamo il motivo di questa scelta – dove prende in affitto una casa con orto e pozzo.
Gli ultimi anni di Piero, vedono il suo progressivo distacco dalla vita pubblica. Egli si concentra soprattutto sulla stesura definitiva del suo trattato sui solidi regolari, terminato nel 1485.
Nell’ultima parte della sua vita egli volle codificare le regole della prospettiva e della matematica per servire da guida agli artisti successivi, componendo due opere fondamentali: il De Prospectiva Pingendi dedicato, molto probabilmente, al Duca Federico da Montefeltro e il Libellus de quinque corporibus regularibus.
Il suo crepuscolo artistico è in parte legato a problemi di vista che lo porteranno a divenire cieco. Tuttavia, ancora nel 1487 egli redige personalmente il proprio testamento.
Piero della Francesca muore il 12 ottobre del 1492, lo stesso giorno in cui Cristoforo Colombo scopre l’America.