parafrasi l’ira di achille verso 148 192

parafrasi l’ira di achille verso 148 192

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omero (Iliade, libro I, vv. 148-171)

Fonte:http://www.contucompiti.it/?s=ILIADE


TEXT ORIGINALE

Ma guardandolo bieco Achille piede rapido disse :

«Ah vestito di spudoratezza, avido di guadagno, come può volentieri obbedirti un acheo,o marciando o battendosi contro guerrieri con forza?

Davvero non pei Troiani bellicosi io sono venuto a combattere qui, non contro di me son colpevoli:

mai le mie vacche han rapito o i cavalli, mai a Ftia dai bei campi, nutrice d’eroi, han distrutto il raccolto, poiché molti e molti nel mezzo ci sono monti ombrosi e il mare sonante.

Ma te, o del tutto sfrontato, seguimmo, perché tu gioissi, cercando soddisfazione per Menelao, per te, brutto cane, da parte dei Teucri;

e tu questo non pensi, non ti preoccupi, anzi, minacci che verrai a togliermi il dono pel quale ho molto sudato, i figli degli Achei me l’han dato.

Però un dono pari a te non ricevo, quando gli Achei gettano a terra un borgo ben popolato dei Teucri;

ma il più della guerra tumultuosa le mani mie lo governano; se poi si venga alle parti a te spetta il dono più grosso.

Io un dono piccolo e caro mi porto indietro alle navi, dopo che peno a combattere.

Ma ora andrò a Ftia, perché certo è molto meglio andarsene in patria sopra le concave navi.

Io non intendo per te, restando qui umiliato, raccoglier beni e ricchezze».


PARAFRASI

Ma guardando Agamennone in modo feroce, il veloce Achille disse:

«Ah, come puoi pensare che gli achei siano disposti a obbedire a te, che sei uno spudorato sempre in cerca di ricchezza, e [seguendo te] si mettano in marcia o si battano duramente contro i guerrieri nemici?

Veramente io non sono venuto a combattere qui a causa dei Troiani che amano la guerra, a me loro non hanno fatto nulla:

non hanno mai rubato le mie vacche o i miei cavalli, non hanno mai distrutto il raccolto a Ftia dai bei campi, dove crescono grandi eroi, perché tra Troia e Ftia ci sono tante montagne ricche di ombra e il mare che risuona.

Seguendo te, invece, siamo venuti qui, uomo senza ritegno, perché tu potessi gioire cercando di ottenere vendetta dai troiani per Menelao e per te stesso, brutto cane.

Ma tu non pensi a tutto questo, non te ne interessi, anzi, mi minacci di venire a prendermi la mia parte di bottino, per cui ho faticato tanto e che mi è stato assegnato dagli achei.

Però io non ricevo una parte di bottino pari alla tua, quando gli achei distruggono una delle grandi città dei troiani;

eppure sono io a sostenere il maggior peso della guerra tumultuosa, anche se quando viene il momento di dividere il bottino, sei tu a ricevere la parte più grossa.

Io invece, dopo aver faticato tanto in battaglia, mi porto alle navi solo un piccolo premio, ma che mi è molto caro.

Ma ora andrò a Ftia, perché è sicuramente molto meglio tornarsene in patria sulle navi ricurve.

Io non ho intenzione di raccogliere beni e ricchezze per te, restando qui umiliato».


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L’intervento di Atena
(Libro I, versi 225-244)
L’ira di Achille è terribile, una furia cieca pronta ad esplodere con
la violenza implacabile del grande eroe: potrebbe essere una strage,
Agamennone rischia la morte: Achille sta per colpirlo, non sopporta
di essere ferito là dove c’è il suo io più vero, il suo onore. Interviene allora
la dea Atena che lo trattiene con misurate parole di saggezza. Inutile
sfogarsi con la violenza, meglio usare la verità delle parole. Doni tre volte
più grandi spettano ad Achille se saprà controllarsi. Achille è un eroe giusto
e sa che chi obbedisce agli dèi viene da loro ascoltato e allora ubbidisce
ad Atena e ingiuria Agamennone.