parafrasi incontro fra priamo e achille dal verso 477 al 590

parafrasi incontro fra priamo e achille dal verso 477 al 590

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Entrò senza farsi veder il grande Priamo e standogli vicino strinse tra le mani le ginocchia di Achielle e gli baciò la mano quella mano tremenda con cui Achille uccise molti figli di Priamo. Come quando una colpa molto grande travolge un uomo che ucciso nella sua patria, fugge in un altro paese in casa di un ricco e i presenti sono presi da stupore così Achille si stupi, vedendo Priamo simile agli dei e anche le altre persone prese da stupore si guardarono l’un l’altro. Ma priamo comincio a pregare dicendo queste parole pensa Achille a tuo padre che è come gli déi. Mio coetaneo sia te che io stiamo invecchiando e forse era infastidito dalle persone che erano vicino e gli stavano intorno perchè nessuno di loro è in grado di evitare i danni o allontanar e il male. Pure sentendo dire che sei ancora vivo il cuore si rallegra e ogni giorno spera che il figlio torni da Troia. Ma io mi rallegro di tutto, del fatto che ho generato figli forti nella grande Troai, e non me ne resta in vita nessuno avevo 50 figli prima che vennero a troia i discendenti dei Danai e 19 erano tutti figli della stessa donna gli altri li ho avuti con latre donne che me li partorirono in casa. Ma ares in preda a rabbia ha scuolto le gambe a molte perosone e l’unico che era rimasto a proteggere la città e la gente, lo hai ucciso tu ieri, mentre lottava per la tua stessa patria. Ettore…Per lui ora io vengo alle navi dei Danai per riprenderlo da te in cambio di infiniti doni, Achille rispetta gli déi e mostrami pietà pensa a me come fossi tuo padre ma ricorda che io sono più sofferente di lui perchè ho sofferto più di ogni altro uomo, baciare con la mia bocca la mano dell’assassino dei miei figli. Disse così e Achille ebbe voglia di piangere ricordandosi di suo padre allora prese la mano di Priamo e lo allontano piano. commiserando la testa canuta, il mento canuto, e volgendosi a lui parlò parole fugaci:E come hai potuto alle navi dei Danai venire solo, sotto gli occhi d’un uomo che molti e gagliardi figliuoli t’ha ucciso? Tu hai cuore di ferro. Ma via, ora siedi sul seggio e i dolori lasciamoli dentro nell’animo, per quanto afflitti:nessun guadagno si trova nel gelido pianto.

Gli dèi filarono questo per i mortali infelici:vivere nell’amarezza: essi invece son senza pene. Due vasi son piantati sulla soglia di Zeus, dei doni che dà, dei cattivi uno e l’altro dei buoni. A chi mescolando ne dia Zeus che getta le folgori, incontra a volte un male e altre volte un bene; ma a chi dà solo dei tristi, lo fa disprezzato, e mala fame lo insegue per la terra divina, va errando senza onore né dagli dèi né dagli uomini. Cosí a Peleo doni magnifici fecero gli dei fin dalla nascita; splendeva su tutti i mortali per beata ricchezza; regnava sopra i Mirmídoni, e benché fosse mortale gli fecero sposa una dea. Ma col bene, anche un male gli diede il dio, ché non ebbe nel suo palazzo stirpe di figli nati a regnare, un figlio solo ha generato, che morrà presto: e io non posso aver cura del vecchio perché lontano dalla mia patria qui in Troia siedo, a te dando pene e ai tuoi figli. E anche tu, vecchio – sappiamo – fosti felice prima: quanto paese di sopra limita Lesbo, la sede di Macaro, e di sotto la Frigia e lo sconfinato Ellesponto, su tutti, raccontano, o vecchio, per figli e ricchezze splendevi. Da che questo male, invece, i figli del cielo ti diedero, sempre battaglie vi sono intorno alla rocca e stragi d’uomini..Sopporta, dunque, e non gemere senza posa nel cuore:nulla otterrai piangendo il figlio, non lo farai
rivivere, potrai piuttosto patire altri mali”.