Parafrasi della poesia Il pensiero dominante

Parafrasi della poesia Il pensiero dominante

Parafrasi della poesia Il pensiero dominante

di giacomo leopardi


Pensiero dolcissimo, possente,
dominatore della mia mente;
terribile, ma dolce
dono del cielo;
compagno dei miei tristi giorni,
pensiero, che torni così spesso
nella mia mente.
 
Chi non parla della
tua misteriosa natura?
Chi non sentì il suo potere?
Eppure ogni volta il sentimento amoroso
si fa sentire, ed esso stimola la lingua
a parlare e sembra nuovo
per chi ascolta ciò che esso dice.
 
La mia mente si è fatta vuota
da quando tu (pensiero di Fanny) domini e stai da solo
in mezzo ad essa. Gli altri pensieri
si dileguarono tutti di un tratto.
E tu sei rimasto solo, gigante,
in mezzo ad essa, come una torre
in un solitario terreno.
 
Per il poeta tutte le altre azioni quotidiane sono diventate poca cosa.
 

Le mie azioni giornaliere,
la mia vita intera
sono diventate poco o niente
alla mia vista, ad eccezione di te.
Gli svaghi, le compagnie e
la vana speranza di un remoto piacere
sono diventati niente in confronto della
gioia che mi viene da te, o pensiero amoroso.
 
Come il viandante che viaggia
nel roccioso Appennino, sorride
alla vista di un campo verde,
così io, dopo un conversare mondano,
ritorno a te con desiderio,
e la tua presenza rinforza i miei sensi.
 
Mi sembra quasi incredibile
che io sia riuscito a sopportare,
per un tempo così lungo,
la mia vita infelice e la gente sciocca.
Mi sembra quasi incredibile
che altri possano avere
altri desideri che non somiglino a te.
 
Ed in ultimo il poeta parla anche del tema a lui più caro e cioè della morte e già delinea la soluzione finale del dramma e cioè il suo comportamento cinico.
 

Da quando per la prima volta
compresi, per esperienza diretta,
che cosa è la vita,
la paura della morte non
mi strinse il petto.
Oggi la morte, che la gente
talora loda, ma sempre aborre e teme,
mi pare un gioco;
e se un pericolo appare
mi fermo a contemplare
le sue minacce con un sorriso.
 
Ma anche l’età presente con la sua folla variopinta di persone diventa poca cosa.
 

Ho sempre avuto in gran dispregio
le persone volgari e abbiette.
Ora ogni atto indegno mi ferisce l’anima e
ogni azione di inciviltà mi smuove
subito l’anima a sdegno.
Io sono più grande
di questa società superba,
che si nutre di chiacchiere ed
è nemica delle virtù;
è stupida perché insegue l’utile,
e per questo non vede che la vita
diventa sempre più inutile.
Ho in grande scherno i pregiudizi umani,
e calpesto il volgo, ostile
ai bei pensieri e tuo disprezzatore.
 
Quale sentimento è uguale al sentimento
amoroso, dal quale tu, o pensiero mio, discendi?
Anzi nessun altro sentimento dovrebbe vivere
tra i mortali?
L’avidità, la superbia, l’odio, il disprezzo,
la ricerca di onore, la ricerca di potere
che cosa sono rispetto a te se non altro che
voglie e bassi appetiti?
Solo il sentimento dell’amore,
che le eterne leggi della natura
hanno dato agli uomini,
dovrebbe vivere tra di noi.
 
A questo punto il poeta capisce che l’amore è il sentimento più bello, più nobile, più importante per tutti gli uomini, tanto che esso costituisce la sola discolpa al destino che pose gli uomini a soffrire su questa terra e tanto che solo per gli uomini più nobili e gentili la vita è più bella della morte.
 

La vita non ha valore, non ha senso
se non per te, o pensiero d’amore,
dato che tu sei tutto per gli uomini.
Tu sei stato la sola discolpa al fato,
che pose gli uomini in terra
a soffrire senza una ricompensa;
tu sei il solo sentimento
grazie al quale solo agli uomini
puri e non vili, la vita è più bella della morte.
 
Questa ultima affermazione richiama ovviamente la bellissima poesia di Mimnermo, che sintetizza tutta la concezione filosofica del Leopardi.

Testo della poesia “Al modo delle foglie” di Mimnermo.

Al modo delle foglie che nel tempo
fiorito della primavera nascono
E ai raggi del sole rapide crescono,
noi simili a quelle per un attimo
abbiamo diletto del fiore dell’età
ignorando il bene e il male per dono dei celesti.
Ma le nere dee ci stanno sempre a fianco,
l’una con il segno della grave vecchiaia
e l’altra della morte. Fulmineo
precipita il frutto della giovinezza,
come la luce di un giorno sulla terra.
E quando il suo tempo è dileguato
è meglio la morte che la vita.
 

Ma è proprio su questo tema di scelta, cioè sull’amore che il poeta dichiara la sua voglia di vivere, pur vivendo una vita infelice.
 

Vivere, per cogliere le tue gioie,
o pensiero amoroso, non è cosa indegna,
anche se bisogna provare gli umani affanni,
anche se bisogna sopportare
per molti anni la vita mortale;
anche io ritornerei di nuovo a vivere,
benché sono esperto dei mali terreni,
per raggiungere le gioie dell’amore:
sebbene tra l’aridità della vita e tra i morsi delle vipere,
non sono arrivato fin a oggi tanto disperato
da non credere che il tuo bene non
potesse vincere le pene degli uomini.
 
Il poeta, dunque, preso dal pensiero amoroso gli sembra impossibile che abbia potuto sopportare la sua vita infelice e gli sembra incredibile come gli altri possano desiderare altro che non sia l’amore.
 

Che meraviglioso mondo,
che straordinaria immensità,
che paradiso è quello là,
dove spesso il tuo stupendo incanto
mi pare che mi innalzi!
Dove io (nel pensiero dominante),
perdendo il modo di vedere consueto,
vedo sotto una luce diversa il mio stato terreno,
e dimentico la dolorosa verità dell’esistenza!
Questi sono, credo, i sogni degli immortali.
Ma in ultimo, tu, o pensiero amoroso,
sei un sogno con il quale la realtà si fa bella;
tu, o pensiero amoroso, sei un sogno e
una erronea illusione. Ma tu sei di natura divina
tra suadenti illusioni, perché essa è così viva e
forte e resiste alla realtà e spesso si
confonde con essa e non scompare che con la morte.
 
E tu, o pensiero mio,
che sei vitale ai miei giorni,
che sei motivo di gioia di infiniti affanni,
morirai con me spento dalla morte:
perché io sento, da indizi chiari, che tu
sarai il mio signore per molti anni.
Il vero aspetto di altre donne
infievoliva le altre mie dolci
illusioni d’amore.
 
Ma il poeta esprime anche  che cosa prova quando ripensa  alla bella donna.
 

Invece, quanto più ripenso a colei
della quale io ragiono con te, o pensiero mio,
tanto più cresce il mio gran diletto,
tanto più cresce il mio delirio, per il quale io respiro.
Angelica bellezza!
Mi sembra che ogni bel viso,
dovunque io guardi,
sia una finta immagine che
voglia imitare il tuo bel volto.
Tu, o angelica bellezza, sei la
sola fonte di ogni altra bellezza,
e mi sembra che tu sia la sola vera bellezza.
 
Da quando ti vidi per la prima volta,
tu non sei diventata l’unico scopo
dei miei seri interessi?
Quanto tempo del giorno è trascorso,
che io non pensai a te?
Quante volte la tua sovrana immagine
venne meno ai miei sogni?
Angelica immagine,
bella come un sogno,
sia sulla terra,
sia nelle alte vie dell’universo,
che spero altro più bello
che vedere i tuoi occhi?
Che spero altro più dolce
che avere il tuo pensiero?


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