Ovidio Le metamorfosi Tiresia Eco e Narciso

Ovidio Le metamorfosi Tiresia Eco e Narciso

Le metamorfosi
Poema di grandi dimensioni; non ha un’unica narrazione ma sono circa 250 racconti a sé stanti con legami tra l’uno all’altro spesso molto labili. C’è una vaga sequenza temporale: dall’inizio dei tempi alla divinizzazione di Cesare.

Libro 3, vv 316-510: la storia di Tiresia, Eco e Narciso
Si racconta la storia di Tiresia che viene accecato da Giunone ma riceve il dono della preveggenza da Giove. Viene sottolineato il fatto che gli dei non possono annullare ciò che un altro dio ha fatto (Giunone lo aveva accecato per un’offesa). Dalla storia di Tiresia si passa con un collegamento alla storia di Narciso. Il collegamento tra le due storie sta nel fatto che Tiresia aveva fatto una previsione sulla fine di Narciso. Narciso era amato da tutti per il suo aspetto tanto che nessun fanciullo o fanciulla osava toccarlo. Un giorno viene notato dalla ninfa Eco che se ne innamora. In questo modo c’è lo spunto per parlare della storia di Eco: Giunone indispettita dal fatto che Eco la trattenesse mentre Giove andava con le amanti le mutò quella parlantina nel fatto di poter ripetere solo le parole che sentiva (da qui il concetto di eco). Eco quindi cercò di farsi notare da Narciso ripetendo le parole che Narciso pronunciava ma una volta mostratasi Narciso si spaventò e fuggì lasciando Eco sola nella sua disperazione; il corpo della ninfa si consumò e rimase solo la voce (l’eco che tutti noi sentiamo). Uno degli amanti respinti lo maledì: “Che possa innamorarsi anche lui e non possedere chi ama”. Narciso un giorno si trovò in una radura dove c’era uno specchio d’acqua mai disturbato da niente e decise di riposarsi in questa radura nel momento in cui però si specchiò nell’acqua notò la sua immagine e se ne innamorò. Nel testo ora è presente un monologo di Narciso che cerca di interloquire con la sua immagine riflessa e notando i gesti riflessi dell’acqua che lui crede possano essere della persona di cui si è innamorato non capisce perché non possa unirsi a questa ultima. Appena si rende conto di essersi innamorato della sua immagine e quindi di se stesso la disperazione sale e la limpidezza dell’acqua viene più volte turbata dai suoi tentativi di abbraccio di quella figura astratta. Passarono i giorni, i mesi e la sua figura ormai aveva perso la sua bellezza fino a che la morte gli chiuse gli occhi. Levarono lamenti le sue sorelle ed Eco si unì a quel coro. La storia si conclude con l’immagine del funerale.