MORTE DI PATROCLO XVI vv 783-850

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MORTE DI PATROCLO XVI vv 783-850


VV 783 E Patroclo si slanciò sui Troiani meditando rovina,
si slanciò per tre volte, simile ad Ares ardente,
paurosamente gridando: tre volte ammazzò nove uomini.
Ma quando alla quarta balzò che un nume pareva,
allora, Patroclo, apparve la fine della tua vita.

Achille, offeso da Agamennone, rinuncia a combattere. Invano gli Achei lo pregano di tornare; neppure le parole di Patroclo, amico carissimo, riescono a persuaderlo.

Patroclo ottiene almeno di indossare l’armatura del Pelide e semina terrore tra le file nemiche, fingendosi Achille stesso.

L’eroe uccide molti Troiani grazie a questo equivoco, ma…

VV 788 Febo gli mosse incontro nella mischia selvaggia,
tremendo, ed egli non lo vide [Ettore] venire in mezzo al tumulto;
gli venne incontro, nascosto di molta nebbia.
E dietro gli si fermò, colpì la schiena e le larghe spalle
Con la mano distesa: a Patroclo girarono gli occhi.
E Febo Apollo gli fece cadere l’ elmo giù dalla testa :
sonò rotolando sotto gli zoccoli dei cavalli[…]:
mai prima era stato possibile
che il casco chiomato si sporcasse di polvere,
ché d’un uomo divino la bella fronte e la testa
proteggeva, d’Achille. Ma allora Zeus lo donò a Ettore,
da portare sul capo: egli era vicino alla morte…

Ettore colpisce e ferisce a morte Patroclo, ma prima che cada gli rivolge queste parole:

VV 830-Patroclo, tu speravi d’abbattere la nostra città,
e alle donne troiane togliendo libero giorno
condurle alla tua terra patria,
Stolto! Per esse i cavalli veloci d’Ettore
si tendono sopra i garretti a combattere: io con l’asta
eccello fra i Teucri amanti di guerra: e così li difendo
dal giorno fatale; ma te qui gli avvoltoi mangeranno.
Pazzo! Achille, per forte che sia, non ti potrà proteggere[…]-.

Patroclo ribatte, in punto di morte:

VV 844 -Si, Ettore, adesso vantati ;
a te hanno dato vittoria Zeus cronide e Apollo, che m’abbatterono
facilmente: essi l’armi dalle spalle mi tolsero.
Se anche venti guerrieri come te m’assalivano,
tutti perivano qui, vinti dalla mia lancia;
me uccise destino fatale e il figliuolo di Latona,
e tra gli uomini Euforbo: tu m’uccidi per terzo.
Altro ti voglio dire e tienilo in mente:
davvero tu non andrai molto lontano, ma ecco.
ti si appressa la morte e il destino invincibile:
cadrai per mano d’Achille[…]-.
Mentre parlava così la morte l’avvolse,
la vita volò via dalle membra e scese nell’Ade,
piangendo il suo destino, lasciando la giovinezza e il vigore .

In questo libro si capisce quanto sia decisiva la partecipazione degli dei in battaglia: infatti Zeus e Apollo sono un po’ gli artefici della morte di Patroclo. Lo hanno spogliato delle armi e abbattuto facilmente.

Ma gli dei non sono “onnipotenti”: anche loro devono sottostare al volere del fato; non possono cambiarlo, ma solo ritardarlo.

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