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Il compianto sul cadavere di Ettore VV 718-776

Il compianto sul cadavere di Ettore VV 718-776

Iliade XXIV VV 718-776


L’Iliade si conclude con la sepoltura delle spoglie di Ettore. Nel cuore della notte Priamo abbandona il campo acheo, conducendo il carro su cui giace il cadavere del figlio. È l’aurora quando egli giunge alla sua città. Tutto il popolo, in lacrime, si affolla intorno a lui. Il re chiede che lo si lasci passare.

Il lamento della moglie di Ettore, Andromaca, continua e diventa quasi una previsione: ella immagina, infatti, la morte terribile che troverà il figlio Astianatte, ucciso dagli Achei per scongiurare il rischio che Troia risorga sotto la sua guida.

E fra di loro Andromaca incominciò il lamento,

d’Ettore massacratore abbracciando la testa:

725 “Oh sposo, troppo giovane lasci la vita e me vedova

nella tua casa abbandoni: non parla ancora il bambino

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che generammo tu ed io, disgraziati, e non penso

che verrà a giovinezza… Prima la città intera

sarà distrutta, perché tu sei morto, il suo difensore,

730 tu che la proteggevi, le spose salvavi e i piccoli figli…

La madre Ecuba si dispera e rievoca la morte dei figli, uccisi da Achille in altri luoghi della Grecia. Si compiace poi che il valore e la furia del Pelide non abbiano potuto far resuscitare Patroclo.

Disse così, singhiozzando; le donne intorno piangevano.

E anche Ecuba fra loro iniziò alto lamento:

“Ettore, carissimo fra tutti i figli al mio cuore,

anche da vivo, si, tu m’eri caro agli dèi,

750 e nel destino di morte t’hanno protetto ancora!

Altri figliuoli miei il piede rapido Achille

Vendette, come li prese, di là dal mare mai stanco,

a Samo, a Imbro, a Lemno fumante.

Ma te, quando t’ebbe tolta la vita col bronzo affilato,

755 quante volte trascinò intorno alla tomba de suo compagno

Patroclo, che tu gli hai ucciso – né l’ha risuscitato così.

Eppure eccoti fresco, incorrotto a giacere

qui nella sala, simile a uno che Apollo arco d’argento

con le sue dolci frecce sia venuto a uccidere.

La bella Elena, cognata di Ettore, fa il compianto sul cadavere ricordando Ettore quale l’unico uomo che non la odiasse nell’intera Troia, dove era indicata come la causa della guerra scatenata da Paride che la voleva in moglie.

“…Così piango te e me, sciagurata, afflitta in cuore:

nell’ampia Troia più nessun altro verso di m

775 è buono, è amico; tutti m’hanno in orrore”…

Per nove giorni i Troiani ammassano legna per il rogo funebre, a cui, nel decimo, appiccano il fuoco. Infine, spente le fiamme col vino, raccolgono le ossa di Ettore, le pongono entro un’urna d’oro che avvolgono con stoffe pregiate. Poi l’urna viene interrata e, sopra di esse, con pietre, è innalzato un tumulo. Con la narrazione, precisa, di tali pietose onoranze, Omero pone fine al suo poema.

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