La poesia comico realistica

La poesia comico realistica

La poesia comico realistica


Nello stesso ambiente in cui matura la poesia del Dolce Stil Novo, si afferma un genere poetico che sembra essere l’esatto opposto della linea poetica dominante nella lirica italiana di questo periodo: si tratta della poesia comico-realistica, i cui esponenti più importanti sono il fiorentino Rustico Filippi, Folgòre da San Gimignano, e il senese Cecco Angiolieri.

Questa corrente, lungi dal voler rappresentare la realtà, come farebbe pensare la definizione di “realistica”, si propone in realtà di rovesciare gli schemi e le convenzioni della poesia elevata, attraverso il procedimento della parodia, che consiste nel trattare con un linguaggio nobile soggetti vili e spregevoli (ad esempio la lode della donna brutta o dell’uomo deforme).  All’amore spirituale si sostituisce l’amore carnale, che condanna l’uomo alla dannazione, all’elogio della virtù quello del vizio, e così via. Si esaltano il gioco, il vino e si scrivono invettive nei confronti dei padri avari, delle donne che non si concedono, in un costante rovesciamento della poesia colta, con la quale questi testi hanno molto in comune dal punto di vista stilistico: le poesie di questi autori utilizzano un registro basso, che è quello adatto alla rappresentazione della vita quotidiana, ma non si possono considerare popolari, poiché gli autori conoscono e utilizzano gli stessi artifici retorici della poesia colta. Il loro antecedente immediato è rappresentato dalla poesia goliardica, nella quale era presente la stessa tendenza alla parodia della lirica seria.

La personalità più interessante è quella di Cecco Angiolieri (1260-1313 ca). Nato a Siena, visse un’esistenza irregolare e inquieta, tra le taverne, il gioco e le donne, morendo in miseria, al punto che i figli rinunciarono all’ eredità, poiché gravata dai debiti. Le sue poesie sono dedicate all’amore sensuale per una fanciulla plebea, Becchina, all’odio verso il padre avaro, alla malinconia, intesa come umor nero. Nell’Ottocento la sua vita sregolata e i temi affrontati nelle liriche hanno favorito l’affermarsi dell’immagine di un poeta maledetto, che è lontana dalla verità: in realtà queste tematiche rientrano in una convenzione letteraria e non sono autobiografiche. A dimostrazione del carattere letterario di queste opere vi è un gruppo di tre sonetti “seri”, indirizzati a Dante.