La battaglia di Parigi

La battaglia di Parigi

La battaglia di Parigi

TESTO ORIGINALE

Labienus milites cohortatus ut suae pristinae virtutis et  secundissimorum proeliorum retinerent memoriam atque ipsum Caesarem, cuius ductu  saepe numero hostes superassent, praesentem adesse existimarent, dat signum  proeli. Primo concursu ab dextro cornu, ubi septima legio constiterat, hostes  pelluntur atque in fugam coniciuntur; ab sinistro, quem locum duodecima legio  tenebat, cum primi ordines hostium transfixi telis concidissent, tamen acerrime  reliqui resistebant, nec dabat suspicionem fugae quisquam. Ipse dux hostium  Camulogenus suis aderat atque eos cohortabatur. Incerto nunc etiam exitu  victoriae, cum septimae legionis tribunis esset nuntiatum quae in sinistro cornu  gererentur, post tergum hostium legionem ostenderunt signaque intulerunt. Ne eo  quidem tempore quisquam loco cessit, sed circumventi omnes interfectique sunt.  Eandem fortunam tulit Camulogenus. At ei qui praesidio contra castra Labieni  erant relicti, cum proelium commissum audissent, subsidio suis ierunt collemque  ceperunt, neque nostrorum militum victorum impetum sustinere potuerunt. Sic cum  suis fugientibus permixti, quos non silvae montesque texerunt, ab equitatu sunt  interfecti.

TRADUZIONE

Labieno esorta i soldati a ricordarsi dell’antico valore e  delle loro grandissime vittorie, a far conto che fosse presente Cesare in  persona, sotto la cui guida tante volte avevano battuto il nemico. Quindi, dà il  segnale d’attacco. Al primo assalto, all’ala destra, dove era schierata la  settima legione, il nemico viene respinto e costretto alla fuga; sulla sinistra,  settore presidiato dalla dodicesima legione, le prime file dei Galli erano  cadute sotto i colpi dei giavellotti, ma gli altri resistevano con estrema  tenacia e nessuno dava segni di fuga. Il comandante nemico stesso, Camulogeno,  stava al fianco dei suoi e li incoraggiava. E l’esito dello scontro era ancora  incerto, quando ai tribuni militari della settima legione venne riferito come  andavano le cose all’ala sinistra: la legione comparve alle spalle del nemico e  si lanciò all’attacco. Nessuno dei Galli, neppure allora, abbandonò il proprio  posto, ma tutti vennero circondati e uccisi. La stessa sorte toccò a Camulogeno.  I soldati nemici rimasti come presidio di fronte al campo di Labieno, non appena  seppero che si stava combattendo, mossero in aiuto dei loro e si attestarono su  un colle, ma non riuscirono a resistere all’assalto dei nostri vittoriosi. Così,  si unirono agli altri in fuga: chi non trovò riparo nelle selve o sui monti,  venne massacrato dalla nostra cavalleria.