Incipit del Mattino parafrasi

Incipit del Mattino parafrasi

Il Giorno, Il Mattino, vv. 1-64


Parafrasi.
Giovin Signore, sia che a te derivi sangue aristocratico e quasi divino in virtù di una lunga catena di antenati nobili, sia che i titoli nobiliari acquistati e le ricchezze accumulate per terra e per mare in pochi in pochi anni dai tuoi avi, riscattino la tua discendenza non aristocratica; prendimi come maestro di modi raffinati e piacevoli. Io ti insegnerò come ingannare questi noiosi e lenti giorni di vita a cui si accompagnano una così lunga noia e un insopportabile fastidio. Apprenderai quali al mattino, quali dopo mezzogiorno, quali la sera devono essere le tue occupazioni, ti resta tempo libero anche per ascoltare i miei versi. Hai già visitato con interessa i templi francesi e inglesi dell’amore e del gioco e porti ancora i segni del suo interesse impressi: ora è tempo di riposo. 

La carriera militare ti attira a sè invano; è un folle colui che acquista anche rischiando la vita, tu naturalmente detesti il sangue. Non ti sono meno odiosi gli studi cari alla dea Pallade ma tristi e duri da sopportare: ti resero indisponibile allo studio le scuole dove le migliori discipline, trasformate in mostri e fantasmi inconsistenti e insopportabili, fanno eccheggiare le ampie le ampie aule dalle grida degli studenti. Ascolta ora per prima cosa quali occupazioni piacevoli il mattutino ti offra senza affanni. Il mattino sorge insieme all’alba prima del sole che più tardi appare grande all’orizzonte a rendere gioiosi gli animali, le piante, i campi, le onde. Allora il buon contadino si alza dal letto che la sposa fedele e i figli più piccoli resero caldo durante la notte; poi avanza, portando sul collo gli attrezzi che inventarono Cerere e Pale, col bue lento nel campo e scuote lungo il piccolo sentiero dai rami curvi le gocce di rugiada che, come pietra preziosa, rinfrange i raggi del sole nascente. 
Allora si alza il fabbro, riapre la rumorosa officina e torna alle opere lasciate incompiute il giorno precedente, sia che renda impenetrabili gli scrigni dei ricchi timorosi dei furti con chiavi difficili da riprodurre e serrature in ferro, sia che voglia decorare con oro e argento gioielli e vasi per ornare le spose e le mense. Ma che? Tu inorridisci, mostri in testa, come un’istrice, i capelli dritti alle mie parole? Ah non è signore questo il tuo mattino. 
Tu non consumasti una cena modesta al tramonto e quasi al crepuscolo ieri non andasti a sdraiarti in un letto poco comodo com’è condannato fare l’umile del volgo. A voi figli di origine divina, a voi gruppo di uomini quasi divini, il buon Giove concesse ben altro: e con altri atti e leggi mi conviene guidarvi per un’altra via.


FONTI
http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Parini;
http://it.wikiquote.org/wiki/Giuseppe_Parini;
http://it.wikisource.org/wiki/Odi_(Parini);
http://it.wikisource.org/wiki/Il_Giorno/Il_Mattino;
http://www.classicitaliani.it/parini/critica/Bellorini_Parini_giornalista.htm;
http://cronologia.leonardo.it/storia/biografie/parini.htm;
http://www.riflessioni.it/enciclopedia/parini.htm;
http://www.homolaicus.com/letteratura/parini.htm;
http://balbruno.altervista.org/index-229.html;
http://spazioweb.inwind.it/letteraturait/analisi/parini/poesia.htm.