IL VIAGGIO NELL’ALDILA

IL VIAGGIO NELL’ALDILA

IL VIAGGIO NELL’ALDILA


Il tema del viaggio nel REGNO DEI MORTI, non è un’invenzione dantesca: Dante si è ispirato ad opere che certamente conosceva bene ed amava: dal profeta Elia della Bibbia, a San Paolo del Vangelo, passando per Maometto nella letteratura araba, fino alle opere di Virgilio e Omero.Nell’Odissea di Omero, le anime che  Ulisse incontra scendendo agli inferi sono prive di vera e propria forza interna, sono prive di ricordi, sono ombre presentate sottoforma di sogni. Esse infatti hanno bisogno di sangue per ricordare le loro vite passate, e le rimpiangono amaramente.

E’ interessante constatare che certamente Dante conosceva un’opera della letteratura araba, che è “Il libro della scala”, che ai tempi di Dante era già disponibile nelle biblioteche, in cui si racconta del viaggio di Maometto nell’aldilà.

Si racconta che una notte Maometto viene svegliato da un angelo e portato al Tempio di Gerusalemme, dove, tramite una scala di pietre preziose, sale nell’Aldilà. Durante l’ascesa incontra gli angeli guardiani dai quali riceve profezie e rivelazioni. Poi attraversa i sette cieli e vede i Profeti che l’hanno preceduto: Adamo, Abramo, Aronne, Enoch, Elia, Mosè, Giuseppe, Giovanni e Gesù.
Quindi entra nei giardini delle delizie e incontra splendide fanciulle promesse a coloro che in vita hanno rispettato la Legge divina. Poi incontra la comunità dei beati e riceve rivelazioni sul Giudizio finale.
Nel Terzo cielo incontra un angelo gigantesco e terrificante, divino vendicatore delle offese umane e guardiano dell’abisso infernale. L’angelo mostra al Profeta i sette piani dell’Inferno elencando minuziosamente le categorie dei dannati e i diversi supplizi a cui sono destinati. L’inferno viene descritto con la stessa forma ad imbuto, così come la legge di contrappasso che determina la punizione dei peccatori in base ai loro delitti, sembrano molto ai modelli danteschi.

Ma è nell’Eneide di Virgilio che troviamo le più forti similitudini con l’opera dantesca.
Per raggiungere il regno del dio Ade, si passa da un fitto bosco scuro. Enea viene accompagnato dalla Sibilla, che lo difende dalle insidie e dai vari personaggi che incontrano.
Per raggiungere l’Ade, le anime devono attraversare il fiume Stige (anzichè l’Acheronte dantesco), traghettate da Caronte.
La figura di Caronte è estremamente simile nelle due opere, anche se per Virgilio è un dio mentre per Dante è un demonio.
Si arrabbia ed urla contro i visitatori vivi, rifiutandosi di prenderli a bordo; ha la barba bianca e gli occhi rossi e fiammeggianti, anche se la descrizione fisica di Dante è più particolare.
Nell’opera di Virgilio, le anime sono impazienti di venir traghettate sull’altra sponda dello Stige per raggiungere l’Aldilà, ma Caronte le fa stare indietro minacciandole. Sono tutte le anime dei morti in generale, che devono attraversare comunque lo Stige, sia i buoni, sia i cattivi.
Al contrario il Caron Dimonio dantesco, traghetta solo le anime dei dannati, picchiando quelli che non si sbrigano (Dante spiega che sono lenti perchè sono affaticati dalla morte che li ha appena colti) : infatti nella Divina Commedia, le anime destinate al Purgatorio o al Paradiso, giungevano in diverso modo nell’oltretomba (con “più lieve legno”, come predice Caronte stesso a Dante).
In viaggio di Enea prosegue poi attraverso l regno di Ade, dove incontra le anime di personaggi celebri, amici, poeti, ecc ecc
Incontra persino la sua amante Didone, suicidatasi quando Enea la abbandonò per proseguire il suo viaggio. Giunto alla diramazione tra la via per il Tartaro e quella per i Campi Elisi, incontra lo spettro del poeta Orfeo che porta Enea dal padre Anchise: Enea è turbato dal non poterlo riabbracciare per la sua incorporeità, ma il padre lo conforta. Enea e la Sibilla risalgono quindi nel mondo dei vivi.

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