IL MERCANTILISMO DEL 700

IL MERCANTILISMO DEL 700

IL MERCANTILISMO DEL 700


Con il termine “mercantilismo” si indica il complesso di principi in materia politico-economica, corrispondente alla prassi seguita dalle grandi monarchie assolute che con il loro intervento nell’economia miravano a dare più solide basi all’unità statale e a fare dell’incremento della ricchezza nazionale lo strumento per accrescere la forza dello Stato nei suoi rapporti con l’estero.

Il mercantilismo può anche essere considerato come una mentalità diffusa in larghissimi strati della popolazione, persuasi dal diritto e dovere dello Stato di intervenire per difendere, distribuire equamente e promuovere la ricchezza nazionale.

Alcuni degli elementi fondamentali della politica mercantilista si incontrano già nei maggiori comuni medievali, specialmente italiani, in cui andava crescendo l’intervento del potere politico in materia industriale, commerciale e monetaria e quindi si andava sviluppando un certo protezionismo, ma fu soprattutto la trasformazione del potere sovrano da potere feudale in assoluto che determinò il sorgere di nuove funzioni e conseguentemente di nuove esigenze finanziarie. La creazione di una forte burocrazia, di rappresentanze diplomatiche all’estero e di un esercito permanente, la necessità di provvedere a qualche opera pubblica imponeva grandi spese che le rendite patrimoniali della corona e i donativi dei parlamenti erano insufficienti a fronteggiare; di qui il bisogno di nuove entrate che spinse i governi a interessarsi dei problemi economici nazionali, subordinando l’economia alle finalità dello Stato e, in particolare, alla necessità di cementare la coesione e l’indipendenza nazionale.

Tutte le politiche mercantiliste si identificavano nel riconoscere la moneta posseduta da un paese come la vera ricchezza ed era convinzione diffusa che un paese possa in definitiva esportare senza importare. Infatti, la credenza che la ricchezza dello Stato si fondasse sulla quantità di moneta accumulata nelle casse dello Stato e circolante nel territorio nazionale portava a promuovere le esportazioni e limitare al massimo le importazioni in modo tale che la quantità di moneta pregiata che entrava nel paese fosse nettamente superiore a quella che ne usciva.

Le esportazioni venivano incoraggiate mediante facilitazioni e premi concessi ai produttori e ai commercianti esportatori, mentre le importazioni venivano limitate con l’imposizione di pesanti dazi sui prodotti stranieri e anche con il divieto di importazione di certi prodotti non indispensabili; analogamente veniva frenata o impedita l’esportazione di materie prime, la cui lavorazione era invece incoraggiata entro i confini nazionali. Si trattava di un vero e proprio sistema protezionistico che finiva col danneggiare pesantemente l’agricoltura, i cui prodotti non venivano esportati per mantenere basso il costo dei cereali e quindi i salari che l’industria doveva pagare agli operai. Tuttavia, la potenza dei grandi Stati nel complesso cresceva e ciò confermava a molti la falsa efficacia del sistema.

Nel complesso il mercantilismo si può dividere in tre fasi:

1) prima della scoperta dell’America: divieti di esportazione monetaria e di metalli preziosi;

2) fase della bilancia dei contratti: incremento della disponibilità di metalli preziosi attraverso l’obbligo imposto ai mercanti di riportare in moneta nel paese la maggior parte del prezzo ricavato all’estero;

3) fase dei dazi all’importazione: premi all’esportazione e divieti di esportazione di materie prime per creare una bilancia commerciale favorevole;

Perduto di vista il fine originario di accrescere la quantità di moneta, durante il XVII secolo il mercantilismo andò poi sempre più trasformandosi in un sistema protezionistico. Da questo periodo in poi i fini delle grandi monarchie europee sul piano economico saranno:

1) politica demografica: misure indirizzate a favorire l’aumento della popolazione per arrivare alla creazione o ad accentuare la formazione di un unico mercato nazionale;

2) politica produttiva: concessione a privati di esenzioni fiscali e privilegi e creazione di industrie di stato;

3) politica commerciale: creazione di grandi compagnie commerciali, incremento della marina mercantile, colonialismo

Il mercantilismo di Colbert
Luigi XIV seppe circondarsi di uomini onesti e capaci tra i quali, come controllore delle finanze, emerse Jean-Baptiste Colbert, che occupò l’altissima carica con grande competenza dal 1669 al 1683.

Colbert, per appoggiare la politica assolutistica del sovrano, applicò in modo rigoroso e razionale le regole economiche del mercantilismo. Il mercantilismo, nella seconda metà del XVII secolo fu detto anche colbertismo dal nome del ministro francese. Il mercantilismo aveva origine dall’esigenza delle monarchie assolute di usare gli strumenti economici e finanziari come mezzo per realizzare precise finalità politiche di predominio e di difesa. Il mercantilismo si basava dalla premessa, dimostratasi poi errata, che la ricchezza di un Paese si fondasse sulla quantità di moneta metallica pregiata accumulata nelle casse dello stato e circolante nel territorio nazionale; da ciò derivava la necessità di favorire le esportazioni e limitare al massimo le importazioni, in modo che la quantità di moneta pregiata che entrava nel paese fosse nettamente superiore a quella che ne usciva. Le esportazioni venivano incoraggiate mediante facilitazioni e premi concessi ai produttori e ai commercianti esportatori, mentre le importazioni venivano limitate con l’imposizione di pesanti dogane sui prodotti stranieri e anche col divieto di importazione di certi prodotti non indispensabili; era frenata o impedita l’esportazione di materie prime, la cui lavorazione era invece incoraggiata entro i confini nazionali (le pure e semplici “materie prime” valgono infatti assai meno del «prodotto finito», arricchito dal valore aggiunto dal lavoro).

Si trattava di un vero e proprio sistema protezionistico che finiva col danneggiare l’agricoltura, i cui prodotti non venivano esportati per mantenere basso il costo dei cereali e quindi i salari che l’industria doveva pagare agli operai. Appunto per questa ragione nel secolo successivo gli economisti rifiutarono le teorie del mercantilismo e sostennero la necessità di una maggiore libertà economica che favorisse l’agricoltura. Con Colbert l’economia della Francia si basò sull’esportazione di manufatti, inoltre la politica mercantilistica favorì l’incremento demografico, ottenuto con le esenzioni fiscali concesse alle coppie giovani e alle famiglie con dieci figli. Colbert cercò di creare nuove industrie, affinché la Francia non fosse costretta a comprare all’estero. Poiché le industrie non avevano un mercato interno (i contadini erano troppo poveri per acquistare manufatti e attrezzi agricoli in ferro; essi usavano ancora il vomere dell’aratro in legno duro), Colbert fece intervenire lo Stato stesso per acquistare navi, armi in genere, munizioni e strutture in ferro per l’edilizia. Lo stato provvedeva, col ricavato delle imposte, all’acquisto all’estero di materie prime e pagava i fornitori e i salari agli operai delle manifatture di stato, che al tempo del Colbert divennero centinaia. Così fu assicurata una sempre più larga disponibilità finanziaria alla politica francese.

Per ottenere buoni prodotti a basso prezzo al fine di battere la concorrenza straniera, e in particolare quella olandese, il Colbert incoraggiò l’immigrazione di operai stranieri specializzati, come i fonditori tedeschi o i vetrai veneziani. Nacquero allora le grandi “manifatture” di proprietà dello stato. La condizione degli operai era però disastrosa: infatti essi dovevano lavorare dalle dodici alle sedici ore al giorno per produrre di più e mantenere così concorrenziali i prezzi. Essi ricevevano salari decisamente bassi ed ogni tentativo di associazione operaia era punito.

Colbert cercò di migliorare l’agricoltura importando dall’Inghilterra e dalla Spagna nuove razze di ovini, e incoraggiò le colture utili all’industria, come quelle del lino, della canapa, del gelso e del baco da seta. Furono aperte nuove vie di comunicazione e fu aumentato il numero delle navi da guerra allo scopo di imporre dovunque il prestigio francese, e per potenziare le compagnie commerciali già esistenti, come la Compagnia del Levante e soprattutto la Compagnia delle Indie Orientali e quella delle Indie Occidentali, destinate a gettare le basi delle fortune coloniali del paese. Sotto la direzione del Colbert la Compagnia delle Indie Orientali, che era in piena crisi, riprese vigore e riuscì a creare in India alcune basi commerciali, mentre la Compagnia delle Indie Occidentali organizzò la colonia del Canada, consolidò l’occupazione delle Antille e fondò, nel 1683, la colonia della Louisiana.


https://www.appunti.info/il-mercantilismo-del-700/