Il MAHABHARATA

Il MAHABHARATA

Il MAHABHARATA

Il Mahabharata è una delle due principali epiche antiche dell’India, insieme al Ramayana (il viaggio di Rama, settima incarnazione di Visnu). E’ prodotto dal popolo degli Arii, popolazione di lingua indoeuropea e carnagione chiara, proveniente dal centro dell’Asia, che invase l’India intorno al 1500 a.C. e dominò sulla popolazione dravidica (non indoeuropea, di carnagione scura). Tramandata a lungo oralmente, venne trascritta intorno al 350 d.C. Questo ha reso particolarmente facile l’inserimento di storie ed episodi addizionali all’interno del testo; si parla anche di varianti locali, sviluppatesi in regioni diverse, comunque, nella maggior parte dei casi, le modifiche consistono in ulteriori aggiunte, e non in alterazioni della storia originale. Oltre alla sua narrazione epica della guerra e il destino dei Kaurava e Pandava, il Mahabharata contiene molto materiale filosofico e religioso.  Il titolo può essere tradotto come “Grande (storia) dei Bharata” (Bharata = antico imperatore, poi per estensione India). Il Mahabharata, che nella sua versione più lunga è costituito da oltre 200.000 versi e quasi due milioni di parole, è circa dieci volte la lunghezza dell’Iliade e Odissea combinati.

L’autore mitico del poema è il saggio Vyāsa (= narrazione estesa), che include se stesso tra i personaggi dinastici del racconto (per es., è nonno sia dei Kaurava, sia dei Pandava). La prima parte del Mahābhārata dichiara che fu il dio elefante Gaṇeśa, su richiesta di Vyāsa, a scrivere il poema sotto la sua dettatura; Gaṇeśa acconsentì, ma solo alla condizione che Vyāsa recitasse il poema ininterrottamente, senza alcuna pausa. Il saggio, allora, pose a propria volta un’ulteriore condizione: Gaṇeśa avrebbe, non solo dovuto scrivere, ma comprendere tutto ciò che udiva ancor prima di scriverlo. In questo modo Vyāsa avrebbe potuto riprendersi un poco dal suo continuo parlare, semplicemente recitando un verso difficile da capire. Il Mahabharata è la grande saga della famiglia dei Pandava contro i loro cugini Kaurava per ottenere il controllo del regno. La trama centrale inizia circa 5200 anni fa, quando entrambi i figli del re Shantanu e della regina Sathyavati, muoiono senza lasciare alcun erede. Allora, il re invita il saggio Vyasa a fecondare le due vedove di suo figlio: Ambika e Ambalika. Vyasa accetta, ma poiché il suo volto è deturpato, il suo aspetto è poco gradevole. Al momento del concepimento, quindi, la prima delle vedove, Ambika, chiude gli occhi per non vederlo. Vyasa predice per tale motivo che suo figlio nascerà cieco, sia fisicamente sia spiritualmente. La seconda vedova, Ambalika, resiste e non chiude gli occhi, ma nonostante ciò non può evitare di impallidire alla sua vista. Vyasa perciò predice che suo figlio nascerà pallido e che vivrà poco. Il tempo passa e i figli nascono. Il primo, come predetto, nasce cieco ed è chiamato Dhritarashtra. Il secondo è Pandu, il pallido. Nonostante il figlio maggiore sia Dhritarashtra, il trono viene ereditato da Pandu, a causa della cecità di Dhritarashtra. Ma a Pandu capita di uccidere durante una battuta di caccia una cerva che in realtà è un essere divino e questo lo maledice: non appena si congiungerà con una moglie, morirà. Per avere figli, allora, fa congiungere le mogli con gli dei.

Kunti riceve da Dharma, l’equilibrio, il primogenito Yudhisthira (sommo per saggezza); da Vayu, dio del Vento, Bhima (sommo per forza); da Indra, re degli dei, Arjuna (miglior arciere); Matri invece riceve dai due gemelli Asvin, dei della guarigione e della prosperità, i due figli gemelli Nakula e Sahadeva (sommi per bellezza e sensibilità).

Le due mogli di Pandu gli danno, così, cinque figli, indicati con il patronimico Pandava (= “i cinque”). Intanto Dhritarashtra mette incinta la moglie Gandari, ma questa non riesce a partorire. Allora si fa battere sul ventre enorme dall’ancella e partorisce una palla dura come il ferro. Vyasa divide la palla di carne in cento pezzi uguali e li mette in pentole per il ghee, sigillate e seppellite sotto terra per un anno. Alla fine dell’anno viene aperta la prima pentola ed emerge Duryodhana, il cui nome significa “Difficile da conquistare”, il cui carro porterà un vessillo con un cobra incappucciato. Dopo di lui nascono i cento figli (non ciechi) di Dhritarashtra, indicati con il patronimico Kaurava (= “i cento”). Presto, però, i cugini si trovano in contrasto: i Kaurava, figli dello zio primogenito, pretendono il diritto al trono; i Pandava, figli del re Pandu, lo reclamano ugualmente. Yudhisthira regna per un po’ di tempo, distinguendosi per lo spirito di giustizia e per le ricchezze: ma ha il debole del gioco, e di questa debolezza approfitta l’invidioso Duryodhana, il quale organizza un torneo di gioco ai dadi, durante il quale Yudhisthira perde il regno, i fratelli, se stesso e la moglie. Avvengono scene di odio e Bhima furente giura che berrà il sangue di uno dei suoi avversari, Dushasana. Per cercare di placare gli animi il vecchio re concede un favore a Draupadi che così ottiene la libertà per i cinque fratelli; ma i Kaurava, furenti perché le loro speranze sono state vanificate, riescono a ottenere dal vecchio padre un altro torneo ad altre condizioni: i perdenti andranno in esilio per dodici anni e passeranno il tredicesimo anno in incognito: se qualcuno li riconoscerà, allora dovranno fare altri dodici anni di esilio. Yudisthira, imprudente e ostacolato dal destino, naturalmente perde e così i Pandava devono andare in esilio. Questi contrasti continuano a inasprirsi, culminando, dopo esili, cospirazioni e varie traversie, in una sanguinosa guerra di Kurukshetra che dura 18 giorni. La guerra è infine vinta dai Pandava: sopravvivono solo otto guerrieri e qualche donna. Yudhishthira, il fratello maggiore dei cinque Pandava, diventa il nuovo re, regnando per trentasei anni. Dopo di che, percepito che è venuto il loro momento, i Pandava lasciano la città di Hastinapura e intraprendono un viaggio come asceti. Superano l’Himalaya, arrivano al gran monte Meru e qui tutti, meno Yudhishthira, cadono per antiche colpe. Allora il dio Indra invita Yudhisthira a salire nel mondo celeste. Ma lui vuole la garanzia che incontrerà sua moglie e i suoi fratelli. Indra gliela concede. Ma Yudhishthira chiede che anche il cane che l’ha seguito fedelmente per tutto il viaggio salga in cielo. Il cane si trasforma nel dio Dharma che ha voluto mettere alla prova suo figlio. Allora Yudhisthira viene fatto salire sul cocchio divino e trasportato con grande gloria nell’alto dei cieli. Qui vede, risplendente come sole, Duryodhana e scopre che sua moglie e i suoi fratelli sono nel Naraka (Inferno). Indignato, Yudhisthira preferisce scendere agli inferi. La visione del Naraka è spaventosa: il sentiero è coperto di tenebre, orribile, avvolto da vegetazione mostruosa, melmoso di carne e sangue, pieno di insetti schifosi; intorno, la zona è disseminata di carogne, ossa, capelli, vermi, dominio di terribili fantasmi, di corpi squarciati. C’è una selva le cui foglie sono coltelli, pentoloni pieni di liquido bollente. Ma il soggiorno di Yudhisthira all’inferno è breve, perchécompare Indra che confida serenamente a Yudhisthira che tutto quello che ha veduto è solo illusione. Gli dei hanno voluto mettere alla prova Yudhisthira, anche perché aveva procurato la morte di Drona con un inganno e quindi doveva soffrire prima di godere la gloria celeste. Così Yudhisthira sale al cielo con moglie, fratelli, madre, tutti i suoi cari e amici, tutti i combattenti, i guerrieri che erano morti per lui. E tutti, ormai purificati, siedono nel cielo, Pandava e Kaurava insieme.

Alla storia dei Pandava e dei Kaurava si intrecciano le storie di moltissimi altri personaggi, soprattutto quella del coraggioso guerriero Karna, figlio di Kunti giovanissima e del dio Sole, abbandonato sul fiume in un cesto e adottato da un carrettiere. Costui arriva a corte alla ricerca dei suoi veri genitori, viene disprezzato dai Pandava e fa amicizia con i Kaurava.  Altri personaggi importanti sono i maestri di combattimento dei giovani principi Bhisma e Drona (che nella battaglia combattono con i Kaurava), Krisna (quinto avatar del dio Visnu, che nella battaglia combatte con i Pandava) e Amba, fanciulla un tempo promessa a Bhisma e da lui rifiutata che si getta nel fuoco per ottenere dagli dei vendetta e rinasce come giovane maschio con il nome di Shikandi: Bhisma, che può scegliere il momento della sua morte, si lascia uccidere da Shikandi e dona così di fatto la vittoria ai Pandava.

Precedente IL DECADENTISMO ORIGINE Successivo APPARATO TEGUMENTARIO RIASSUNTO