Ariosto Analisi del 2 canto La pazzia di Orlando

Ariosto Analisi del 2 canto La pazzia di Orlando

Ariosto Analisi del 2 canto La pazzia di Orlando


Orlando è alla ricerca di Mandricardo, il quale, poco prima, era fuggito da un duello con lui. Orlando si perde nel fitto bosco e mentre cerca una via d’ uscita, accidentalmente si imbatte in un boschetto con un ruscello. Ne approfitta per riposarsi e far bere il cavallo. Casualmente vede sulle cortecce degli alberi la prova dell’ amore tra Angelica e Medoro e, disperandosi, cerca in tutti i modi di autoconvincersi della falsità delle incisioni. Al tramonto prende il cavallo e si mette in viaggio; poco dopo vede una casa.  Un pastore lo ospita per la notte e, vedendolo molto triste, gli racconta una storia d’ amore. Sfotrunatamente per Orlando si tratta delle storia di Angelica e Medoro, che qualche giorno prima avevano chiesto anche loro ospitalità al pastore. Orlando ormai rassegnato, si sveglia all’ alba e si dirige velocemente nel boschetto nel quale la sua tristezza si trasforma prima in disperazione, poi in violenza. Inizia ad abbattere alberi e cespugli; il contadino, sentendo il frastuono, si incuriosisce e va a vedere cosa sta succedendo.

DOMANDE:

2-      Orlando prova ad ingannare se stesso cercando soluzioni alternative all’ evidente fatto del tradimento di Angelica; 

–          Immagina l’ esistenza di un’ altra Angelica. Questa illusione viene smentita dal fatto che riconosce la scrittura dell’ amata sugli alberi.

–          Pensa che Angelica l’ abbia soprannominato a sua insaputa “Medoro”. L’ idea decade quando scopre la poesia di Medoro nella grotta.

–          Crede inoltre che qualcuno abbia fatto tutto ciò per gravarlo di un enorme peso di gelosia. Tutte le idee vengono smentite dalla ‘confessione’ del contadino.

3-      Nel monologo ci sono alcuni segni che secondo me introducono alla pazzia:

–          Continua ad ansimare molto velocemente come prima di uno scatto d’ ira (come per prendere la carica).

–          Dopo la scoperta del tradimento, Orlando, sostiene che si sente, fisicamente, morto; ciò che resta di lui è solo un fantasma.

–          Contesta con molta rabbia il comportamento di Amore.

4-      La spoliazione di Orlando simboleggia una profonda metamorfosi del personaggio, che passa da essere un eroe casto e pio ad un uomo senza ragione e in preda ad un furore disumanizzante.

5-       In questi versi l’ autore ci chiede se crediamo il dolore recato dalla amore, è un dolore che fa guarire tutti gli altri. Da questa domanda, si può capire che l’ autore, evidentemente, ha avuto nella sua vita dei problemi amorosi. Questo intervento serve a far immedesimare ancor di più il lettore nel personaggio di Orlando.

FIGURE RETORICHE

Endiadi:  – “punge e fiede”  Rigo 28

                       –  “vedute e lette” Rigo 33

                       –  “raccende e rinuova”  Rigo 41

                       –  “chiaro e piano”  Rigo 92

                       –  “travaglio e pena”  Rigo 138

                       –  “sospira e geme”  Rigo 181

                       –  “gridi et urli”  Rigo 200

                       –  “cittadi e borghi” Rigo 203

                       –  “chiara e pura”  Rigo 247

                       –  “afflitto e stanco”  Rigo 257

Perifrasi: – “fontana d’ acqua così vivace”  à Pianto       Rigo 206

                       –  “diurna fiamma” à Sole     Rigo 234

                       –  “il sole esce tre volte e torna sotto” à tre giorni        Rigo 260

Polisindeto:–  “all’ erbe, all’ ombre, all’ antro, al rio, alle piante”   Rigo 77

                       –  “e gli schivò più volte e danni e onte”   Rigo 85

                       – “altri il disarma, altri gli sproni d’oro gli leva, altri a forbir va l’armatura” Rigo131-132

                       -“ogni uscio, ogni parete, ogni finestra” Rigo 140

                       –  “quel letto, quella casa, quel pastore”   Rigo 193

                       –  “e ceppi e tronchi e sassi e zolle”   Rigo 249

                       –  “né quella, né scure, né bipenne”   Rigo 277

                       –  “e d’ orni e di illici e d’ abeti”  Rigo 284

Personificazione: -“liete piante”   Rigo 65

Climax: –  “né quella, né scure, né bipenne”   Rigo 277

                       –  “ crede, brama , spera”  Rigo 116

                       _  “odio, rabbia, ira, furore”  Rigo239

Metafore e Similitudini: –  “parea cristallo”   Met.    Rigo 5

                       –  “come incauto … lega stretto”  Sim.   Rigo 43-46

                       –  “così veggian …  a fatica”  Sim.    Rigo 107-112

                       –  “ pungente come se fosse urtica”  Rigo 184