APPUNTI SU PLATONE

APPUNTI SU PLATONE

APPUNTI SU PLATONE


P. si dedica alla filosofia per l’impossibilità di impegnarsi in politica. Vive nel periodo appena successivo alla sconfitta d’Atene nella guerra del Peloponneso chiamato dei 30 tiranni. Tornerà al potere la democrazia la stessa che condannerà Socrate.
La sua indagine filosofica si orienta verso la politica, P. vuole capire come sia possibile l’instaurazione di un governo tra gli uomini.
In epoca rinascimentale è visto come pensatore etico – religioso, nel medioevo come metafisico.
P. viaggia e si reca in Italia meridionale: tre volte a Siracusa e con Dionigi (tiranno) creerà un “governo ideale” ovvero in mano ad un politico – filosofo (tentativo fallimentare). Entra in contatto tramite Achite con delle comunità pitagoriche.
Dottrina delle idee: tema centrale di questi dialoghi. Nasce dall’esigenza di fondare una scienza universale e perfetta capace di contrastare il relativismo sofista.
Le idee sono i modelli delle cose, strumenti mentali attraverso i quali possiamo riconoscere le cose, non sono però semplici rappresentazioni mentali frutto del nostro intelletto, sono figure che rappresentano i modelli della realtà (eidos = forma/aspetto; idein = vedere). Non fanno parte del mondo fenomenico, si possono vedere solo con l’occhio della mente corrispondono al termine latino species-spectare = contemplare. Non sono prodotti della mente, non un pensiero ma un oggetto che l’intelletto guarda. Stanno in un altro mondo l’iperuranio e sono il vero essere.
Hanno due valenze:
Ontologica: realtà perfette che rappresentano i modelli/le cause delle cose naturali.
Gneosologica: sono i criteri di giudizio delle cose stesse.
Dualismo: in tutti i vari aspetti della filosofia platonica c’è sempre l’idea di una duplicità. L’essere perfetto delle idee e quello corrotto e infido delle cose naturali. L’iperuranio è un mondo intelligibile, quello dove viviamo è corrotto e mutevole.
La vera scienza è distinta dalla doxa (opinione) l’episteme si rivolge alle idee.
L’anima è immortale il corpo no.
Conoscenza delle idee: credenza della metempsicosi o trasmigrazione delle anime, dottrina secondo la quale l’anima, prima di trasmigrare, ha contemplato gli esemplari perfetti delle cose. La conoscenza per P. è reminiscenza o anamnesi non deriva dall’esperienza ma è innata.
Nel Menone P. si dedica al problema dell’apprendere. In questo dialogo si verifica la “vittoria” del principio sofistico – eristico secondo il quale non è possibile all’uomo indagare né ciò che sa né ciò che non sa, non è possibile conoscere al di là dell’opinione.
Anamnesi => preesistenza dell’anima, quindi ciò che sappiamo sono ricordi di cognizioni apprese in precedenza. L’anima è immortale ed è nata molte volte. Lo scetticismo dei sofisti è negativo perché rende pigri, distoglie l’uomo dalla ricerca invece la teoria della reminiscenza rende l’uomo alacre =>esito della maieutica socratica.
Nel Fedone si tratta delle ultime ore di Socrate. Nel giorno della morte di S. alcuni discepoli si sono trovati e da lì sono nati discorsi che parlano della morte e della filosofia. Per Socrate la filosofia è una preparazione alla morte, lo studio, l’anamnesi porta a ritrovare quello stato di conoscenza che tende a perdersi quando ci s’incarna.
Idee: cosa sono effettivamente? Di cosa parla? Pensa a quattro possibili soluzioni. Tra il mondo naturale e l’iperuranio: rapporto di imitazione, oppure un rapporto di parusia ovvero presenza dell’idea nella cosa, o di metessi ovvero la partecipazione della cosa all’idea, o di coinonia (comunione).
Ci sono due tipi d’idee, quelle di valore (idee morali: coraggio, il bene, ecc.) e quelle matematiche (principi aritmetici, geometrici (influenza dei pitagorici)). L’idea suprema è quella del bene => paragonata ad un sole.
Esisteranno idee anche per gli elementi più vili? Non darà una risposta definitiva.
Differenza di valore tra Socrate e Platone. P. considera migliore S. Passaggio da scienza a filosofia => perdita della sapienza diventa ricerca e quindi allontanamento dalla sicurezza.
L’esperienza è l’occasione per l’uomo di rispolverare le proprie idee. Per P. ci sono vari gradi di conoscenza, certe anime hanno maggiore potenzialità di verità perché queste si sono soffermate di più nella contemplazione dell’iperuranio. I filosofi hanno contemplato di più le idee e a loro bisognerebbe affidare lo stato (filosofi re).
Nel Fedro compare “Il mito della biga lata” un dialogo massimamente dedicato all’immortalità dell’anima illustra l’incarnazione. L’anima è raffigurata come un cocchio su cui si trova un auriga che governa una coppia di cavalli alati. L’anima viene guidata al seguito degli dei, nella regione che è la sede dell’essere, cioè della vera sostanza (ousia). Tale sostanza non è altro che il mondo delle idee, descritto come un’essenza contemplabile solo dall’intelletto. Ogni anima vuole attingere ciò che le è proprio, contemplando la verità, di cui si nutre e gode. I due cavalli sono in perenne conflitto tra loro in quanto uno è buono di razza l’altro no: il primo è simbolo delle energie psichiche, della forza d’animo; il secondo dei desideri. L’auriga è simbolo della ragione che ha il compito di tenere a freno le passioni. Quando non ci riesce, l’anima dal cielo precipita su questa terra, s’incarna in un corpo e così perde la visione delle essenze.
Nel Fedro P. descrive una delle quattro prove che fornisce dell’immortalità dell’anima, argomentazioni che testimoniano l’influenza dei pitagorici.
1-prova dei contrari: richiamo la filosofia di Eraclito, l’idea dei contrari che alimenta continuamente la vita fa sì che tutto muoia nel fenomeno che chiamiamo morte ma in realtà dalla morte scaturisce la vita pensando che solo il corpo sia coinvolto in questo meccanismo e l’anima n’è esclusa con la morte termina solo la vita del corpo mentre per l’anima è una liberazione.
2-prova della reminiscenza: (un po’ quella del Menone). Si pone il problema di quando siano state fissate le idee. Quindi l’anima si mantiene dopo la morte del corpo stesso. L’anima è superiore nei confronti del corpo.
3- prova dell’analogia dell’anima con le idee: tutto ciò che è visibile all’occhio fisico è soggetto a decadimento, le idee invece, oggetto di una visione intellettuale, sono perfette immutabili, immortali. L’anima essendo partecipe della natura delle idee è immortale.
4- prova che parla delle anime come principio di vitalità: ogni cosa esistente trova il suo principio di vita nell’anima. Se l’anima è principio di vitalità non può tradursi nel suo contrario, quindi l’idea della morte dell’anima significherebbe non accettare la vita.