ALLA LUNA ANALISI DELLA POESIA

ALLA LUNA ANALISI DELLA POESIA

PASCOLI


Il poeta affida ad una “graziosa luna” le essenze del suo animo in una condizione di pessimismo storico, in una condizione in cui “grato occorre il rimembrare delle passate cose, ancor che triste”. Quando un dolore ci affligge, quando non si è appagati da ciò che la vita ha offerto, quando il nulla sembra pendere sull’anima, la speranza è l’unico monito che fa risorgere, ed innalzare dalle depressioni dell’esistenza; ma quando gli anni portano via con sé anche l’ultimo barlume di “speme”, il dolore è dolore, e nulla lo può attenuare. Ed è per questo che solo il ricordo dell’età giovanile si può insinuare pacato nell’animo di chi non ha più la forza di sperare, di attendere le gioie che verranno e di trarre dall’attesa, il proprio attimo di felicità. Alla luna è per tale motivo, opposto al grande idillio “A Silvia”. Ciò che separa le due opere è la consapevolezza dell’arido vero(operette morali), dell’infinita vanità del tutto, che spegne la speranza e rende il ricordo disperazione per il presente. Il Leopardi dei piccoli idilli, ed in questo caso di “Alla Luna”, si rifugia sul monte Tabor, su quel colle che a lui dava la percezione dell’infinito, per lasciarsi accarezzare dal ricordo del tempo in cui era convinto che il domani sarebbe stato migliore. L’attesa è motivo di serenità proprio come nel “sabato del villaggio”, in cui il messaggio del poeta è di non lasciarsi travolgere dallo sconforto, se la festa della vita giunge a tardare, poiché “tristezza e noia” recheranno le ore del domani. Solo perdendosi negli scenari della notte, il leopardi riesce a trasfondere le sue emozioni. La luna è una donna graziosa e diletta che s’inchina ad alleviare il pianto umano,dolce e lenitrice di dolore, scende a rischiarare la selva, a ridare nuovo vigore alla luce degli occhi del poeta velati dal pianto. Non vi è solo predilezione per i notturni lunari, ma un crollare nelle braccia di chi dà affetto, un espandere tutt’intorno i segreti del suo essere uomo. Serpeggia nel tessuto dell’opera leopardiana un’immagine di donna che vuole essere madre: anche il critico Amoretti, svolgendo un’analisi psicanalitica del poeta in questione, individua talune immagini che confermano l’onnipresenza di una madre che dà sicurezza. La luna è senz’altro una di queste immagini, la luna che presenta tutti gli attributi prima elencati; a ciò si aggiunge il colle, lo stesso dell’infinito, che dipinge sul telo dell’opera, i seni materni, gli stessi che ci danno sicurezza e protezione, che ci preservano dai prematuri colpi della vita. Dolcezza e pacatezza sono gli attributi dello stile del piccolo idillio. Lì dove c’è il ricordo, una luna che è madre, lo stile non può che rispondere con lievi ed ovattate atmosfere. Da un punto di vista fonico, colpisce il ricorrere frequente della consonante “l”: ( luna-volge-colle-allor- selva- nebuloso- tremulo- dolore- diletta), che ricrea un’atmosfera d’intimità e di pacato raccoglimento. Si notano inoltre varie “n” che immergono il poeta e il lettore nella quiete della notte e del ricordo. Ai versi della notte si aggiungono i versi della speranza nel ricordo, in cui si nota un ricorrere di “a” (ricordanza, noverar, etate). Il lessico è pervaso da termini che fonicamente e semanticamente esprimono la pace che il poeta assapora nel perdersi nelle atmosfere del passato (luna, colle, selva, luci, ricordanza, memoria, etate) ( –fonosimbolismo-). Trova spazio in tali versi la poetica della ricordanza con il ricorrere dei verbi di memoria (mi rammento, rimembrar- verbo sostantivato, noverar) e di sostantivi quali ricordanza. Vi sono aggettivi (graziosa, nebuloso, tremulo, travagliosa) che non soffocano l’immaginazione del poeta, cosicché anche l’infinito è accessibile ai suoi sensi; quindi gli attributi considerati mancano di qualsiasi concretezza e plasticità. Notevole è l’opposizione tra la speme e la memoria, il cui corso è per la prima lungo, per la seconda breve:a due termini che evocano immagini suggestive si uniscono attributi astratti ed indefiniti in accordo con la poetica leopardiana (raggiungimento dell’infinito che la realtà preclude all’uomo). Vi sono inoltre numerosi aggettivi possessivi che indicano l’intimità e la confidenza tra l’io e la luna (i due protagonisti). Dalla descrizione degli stati d’animo del poeta dinanzi alla luna, si giunge alla riflessione sul valore del ricordo della gioventù. Il passaggio è brusco: una cesura separa le due parti, che sono comunque poste in continuità dalla congiunzione “e”, che apre la seconda sezione dell’idillio e dalla sinalefe (luna). Quindi la struttura è unitaria, tant’è che ciascun periodo si apre con una preposizione congiuntiva: ma, e, oh, o; così anche la sintassi è alquanto lineare. Un’altra immagine retorica è data dall’identificazione della luna con la madre del poeta, metafora che esprime il senso profondo della psiche leopardiana. Per quanto riguarda il livello metrico, l’idillio consta di 16 endecasillabi sciolti; nel verso 10 la cesura prima menzionata separa all’interno del verso un settenario, che chiude in maniera circolare la prima sezione. Vi sono vari enjambements (v1-2-4-6-7-8-10-11-12-13) che rendono il ritmo estremamente fluido e pervaso da una segreta musicalità. Ciò che colpisce maggiormente è che gli enjambements mettono in posizione di rilievo, alla fine o all’inizio del verso, le parole chiavi del brano: rammento, colle, selva, pianto, luci per occhi, travagliosa, ricordanza, noverar l’etate del mio dolore, tempo giovanil, speme. Le cadenze musicali sono date anche dalla libertà metrica, con la presenza libera di rime anche interne: nebuloso-tremulo. Tutti gli elementi sottolineati rappresentano una pedina del mosaico chiamato “piccolo idillio”: in”Alla luna”, nascono e si espandono gli aneliti di vita, di speranza, di felicità, che ancora invadono gli orizzonti leopardiani. Nella vita del Leopardi dei piccoli idilli un istante di gioia infinita o d’immenso dolore giovanile sono fonte di pacati e dolci ricordi, che aiutano a sopravvivere nel mondo delle illusioni.