ALBIO TIBULLO TESINA

ALBIO TIBULLO TESINA

ALBIO TIBULLO TESINA

Tibullo
Introduzione: Nell’età di Augusto fiorisce l’elegia d’amore, genere presente nel mondo greco fin dall’epoca del poeta greco Mimnermo di Colofone (secc. VII-VI a.C.), ma profondamente rinnovato e originale nei contenuti. I poeti latini esprimono direttamente i loro sentimenti alla donna amata, non attraverso il mito, sia pure quello raffinato e dotto degli ellenisti. È opera di Cornelio Gallo il passaggio dalla elegia mitico-erudita a quella soggettiva latina, che ha la sua maggiore espressione nell’erotismo languido di Tibullo, in quello appassionato di Properzio e nella genialità artistica di Ovidio.

La vita: Albio Tibullo è stato un poeta romano del I secolo a.C., tra i maggiori esponenti dell’elegia erotica,ci sono pervenute scarse notizie sulla sua vita attingibili dalle elegie stesse,e,in particolare, il testo di Tibullo, nei manoscritti che ce lo tramandano, è accompagnato da un epigramma scritto da Domizio Marso e da una Vita anonima. Il primo ci fornisce l’indicazione della data di morte. La seconda ci informa della sua origine, dei suoi rapporti con Messalla, dice che fisicamente era bellissimo e che multorum iudicio principem inter elegiographos obtinet locum (a giudizio di molti, ha il primo posto tra gli scrittori di elegie). Nacque probabilmente nel Lazio, forse a Gabii, tra il 55 a.C. e il 50 a.C. da una ricca famiglia di censo equestre. Nel 44 a.C. può darsi che la famiglia di Tibullo abbia subito una confisca di terre, dopo la battaglia di Filippi. Fece parte del circolo di Marco Valerio Messalla Corvino, che seguì in una spedizione militare in Aquitania e poi nel 22 a.C. in Siria, ma fu costretto a fermarsi a Corfù per un malattia (elegia I, 3). Nel 27 a.C. poté assistere a Roma al trionfo di Messalla, celebrato il 25 settembre. Terminati i viaggi e le spedizioni militari, dividendo la sua vita fra la città e la campagna, Tibullo strinse amicizia con Orazio, che gli dedicò due suoi componimenti: il carme I, 33, e l’epistola I, 4. Morì poco dopo Virgilio, nell’anno 19 a.C., probabilmente a Roma.Dalla cronologia delle opere Tibulliane,ricostruibile sulla base dei pochi indizzi inerni,sappiamo che scrive tra il 30 e il 20 a.c.

Opere
Il Corpus Tibullianum
Con il nome di Corpus Tibullianum è pervenuta una raccolta di elegie (tutte in distici elegiaci tranne una), ripartite in tre libri, l’ultimo dei quali fu diviso in età umanistica in due parti. Con certezza sono di Tibullo i primi due libri. Il primo libro, Delia, l’unico sicuramente pubblicato dall’autore nel 26 o 25 a.C., contiene 10 elegie, 5 delle quali dedicate a Delia, pseudonimo greco della donna amata dal poeta, il cui vero nome era, secondo la testimonianza di Apuleio, un più popolano Plania. Delle 6 elegie, che costituiscono il secondo libro, Nemesi, 3 sono composte per una donna avida, non meglio identificata, chiamata Nemesi, nome che in greco significa “vendetta” e che allude, forse simbolicamente, a una nuova passione del poeta, come rivalsa per l’abbandono di Delia che ha scelto un vecchio danaroso. Il contenuto del terzo libro non è del tutto attribuibile a Tibullo.


Il primo libro

”Chi fu il primo che inventò le orrende spade?
Quanto fu crudele e davvero disumano!
Allora sono nate le stragi del genere umano, allora le battaglie,
allora è stata aperta una via più corta verso una morte funesta.”
[Corpus Tibullianum – Libro I10 vv 1-4]

Il primo libro, pubblicato probabilmente nel 26 o nel 25 a.c contiene 10 elegie di varia estensione, i cui temi principali sono l’amore per Delia (pseudonimo di Plania, come sappiamo da Apuleio Apologia 10) e per Marato, il rifiuto della guerra e della violenza.
1) La prima elegia è programmatica, una sorta di presentazione e di manifesto della poetica e della personalità di Tibullo. Rivolgendosi a Messalla, introduce alla tematica dell’amore per Delia, l’amore per la vita in campagna e per la pace.
2) La seconda elegia, un paraklaysíthyron, svolge uno dei temi tipici della poesia erotica. Davanti alla porta chiusa di Delia si svolge il canto del poeta, una sorta di serenata.
3) Tibullo malato è costretto ad abbandonare Messalla, in viaggio verso l’Egeo. In un’ansia di morte, Tibullo ripensa le ultime ore passate con Delia a Roma, immagina lei rimasta sola che prega per lui. In uno dei pochi excursus mitologici della sua opera, Tibullo illustra i miti dell’età dell’oro.
4) Viene introdotto il tema dell’amore omosessuale per Marato. Tibullo, chiesto consiglio ad una statua del dio Priapo, viene istruito sull’arte di sedurre i giovinetti.
5) Ancora un paraklaysíthyron. Delia, lasciato Tibullo, ha un amante più vecchio e più ricco.
6) Con questa elegia si chiude il “romanzo di Delia”. Delia tradisce il marito con Tibullo, che qui fornisce una sorta di precettistica del tradimento.
7) Elegia in onore di Messalla, in occasione del suo compleanno.
8) Si esorta una fanciulla, Foloe, a ricambiare le attenzioni di Marato.
9) Marato tradisce Tibullo con un amante più ricco. Invettiva contro i due, sul modello della poesia giambica.
10) Tibullo, richiamato sotto le armi, maledice la guerra ed elogia la vita in campagna e l’amore.

Il secondo libro
Diciamo delle parole di buon augurio: giunge il Natale sugli altari;
o astanti, uomo e donna, fate silenzio.
Vengano bruciati nel focolare i pii incensi, vengano bruciati i profumi
che il molle Arabo invia dalla sua ricca terra.
[Corpus Tibullianum – Libro II 2 vv 1-4]

Il secondo libro contiene 6 elegie. La donna cantata non è più Delia, bensì la crudele Nemesi.
Componimento dedicato alla festa degli Ambarvalia.
1) Elegia dedicata all’amico Cornuto in occasione del suo compleanno.
2) Fa la sua comparsa Nemesi, che si trova con un amante nella casa di campagna di lui. Tibullo dà sfogo alla sofferenza della gelosia.
3) Si svolge il tema della “servitù d’amore”: Tibullo è succube di Nemesi, ed è disposto a tutto per soddisfarne le richieste.Nemesi non ama i versi, ma i doni e il poeta, che non sa staccarsi da una donna così avida, è disposto a diventare ladro per procurarglieli
4) All’inizio si ha un elogio a Messalino, figlio di Messalla, per la sua nomina al collegio sacerdotale dei quindecemviri sacris faciundis; seguono una rievocazione della leggenda di Enea e del primitivo Lazio bucolico e la descrizione delle antiche feste pastorali delle Palilie.
5) L’amico Macro deve partire militare. Tibullo, riluttante, è disposto ad accompagnarlo, pur di dimenticare la crudele Nemesi. Nella speranza che l’amata diventi più tenera verso di lui, Tibullo rievoca l’immagine della sorellina di lei, morta cadendo da una finestra.

Il terzo libro:
Il terzo libro delle elegie giunte sotto il nome di Corpus Tibullianum, raccoglie 20 componimenti, di cui sono sicuramente suoi gli ultimi due. Nel XIX il poeta promette eterno amore a una fanciulla della quale non dice il nome; il XX è un epigramma sulle voci che si mormorano riguardo alla fedeltà della sua fanciulla.Le prime sei elegie sono di un imitatore del poeta, un certo Ligdamo, che canta il suo amore per Neèra. Questo autore, che usa uno pseudonimo di origine greca, è stato variamente identificato dagli studiosi con Cassio Parmense o con Vario Rufo o con un figlio di Messalla o con Tibullo stesso, cosa altamente improbabile, oppure con Ovidio giovane, ipotesi quest’ultima sostenuta dal fatto che nel testo è citato l’anno di nascita dell’autore, il 43, che coincide con quello di Ovidio e, per di più, è espresso con un verso che ritorna proprio nel poeta di Sulmona.Segue il Panegirico a Messalla, un lungo componimento elogiativo in 212 esametri, di incerta attribuzione, in cui si esaltano le sue doti oratorie e le sue campagne militari.Cinque elegie, sugli amori di Sulpicia e Cerinto, sono ritenute da gran parte degli studiosi autenticamente tibulliane; di mano della stessa Sulpicia, invece, si pensa che siano i rimanenti 6 brevi carmi, quasi dei “biglietti” amorosi, per complessivi 40 versi, inviati all’innamorato. Della vita di Sulpicia non si hanno notizie precise: forse fu nipote del giurista Servio Sulpicio Rufo e figlia di una sorella di Messalla, di cui divenne pupilla dopo la morte del padre, entrando nel circolo letterario animato dallo stesso Messalla. Sono poesie di un amore bruciante, intenso e sincero, interessanti anche per la storia del costume nella Roma d’Augusto. In questo caso Sulpicia sarebbe dunque l’unica poetessa di cui si ha testimonianza nell’ambito della letteratura latina. Indipendentemente dallo loro identità, i vari poeti del corpus sono vicini a Tibullo per stile e per ambiente culturale, quello del circolo di Messalla.

Lingua, stile e temi dell’arte Tibulliana:
Lo stile di Tibullo, tersus atque elegans (chiaro ed elegante), come lo definisce Quintiliano (X, 1, 93), è uno dei modelli della classicità. Tibullo lavora con un lessico limitato e con un numero ristretto di temi, variando i quali riesce a creare effetti sempre diversi, sfumando dal dolce al malinconico, talvolta al rabbioso. ).Il mondo sentimentale di Tibullo nasce da una esperienza autenticamente vissuta, come è del resto tipico per gran parte dell’elegia latina. In contrasto con le tonalità sensualmente appassionate di Properzio e le galanterie superficialmente brillanti di Ovidio, la sensibilità tibulliana si esprime di preferenza in toni malinconici e sfumati.é quasi del tutto assente in Tibullo l’elemento mitologico,al contrario del suo contemporaneo Properzio pur avendo con lui tòpoi comuni come la schiavitù d’amore,l’infedeltà della puella e le sofferenze della gelosia,la contrapposizione tra amore e ricchezze,il rifiuto della vita militare ed il vagheggiamento patetico del momento della morte confortato dalla presenza dell’amata. La lingua di Tibullo è priva di arcaismi, grecismi e neologismi, nonché di anomalie morfologiche. La biografia reale è mescolata con elementi fittizzi e convenzionali,colui che parla è infatti un personaggio letterario non del tutto coincidente con l’autore. Per quanto riguarda le due donne delle sue opere la figura meno evanescente è quella di Delia,con morbide braccia e lunghi capelli biondi,infedele ma descritta con affettuosa tenerezza,al contrario di Nèmesi descritta come domina dura e capricciosa. Nel lamentare le sue sofferenze il poea cade in un vittimismo un po compiaciuto sfiorando la melodrammaicità.La sua poesia consente di evadere in un mondo costruito dalla fantasia.La camagna è un luogo idilliaco di evasione e pace,al ripar da vizzi corruzione e violenza,dalla politica e dalla guerra che si configura come guerra di conquista intrapresa per avidità di ricchezze.

Testimonianze dei contemporanei:
L’epistola I, 4 di Orazio è rivolta ad un Albio, quasi sicuramente da identificarsi con Tibullo, ritraendolo pensoso a comporre ed elogiandolo, concludendo con un invito a fargli visita. L’elegia III, 9 degli Amores di Ovidio è un epicedio per la morte di Tibullo. Ovidio si immagina il funerale, dove Delia e Nemesi si contendono il primato nel cuore del defunto. Il testo contiene varie citazioni e rimandi al testo di Tibullo. Ancora Ovidio fa il nome di Tibullo insieme a quelli di Virgilio, Orazio, Cornelio Gallo e Properzio nell’elegia IV,10 dei Tristia, lamentando che il destino non gli ha concesso abbastanza tempo per stringere amicizia con lui. Qui Ovidio, seguendo una consuetudine antica, stabilisce una “successione” dei poeti elegiaci: Gallo, Tibullo, Properzio e sé stesso come quarta “generazione” (Virgilium vidi tantum: nec avara Tibullo / tempus amicitiae fata dedere meae. / successor fuit hic tibi, Galle, Propertius illi; / quartus ab his serie temporis ipse fui. Virgilio lo vidi soltanto; né la morte prematura diede a Tibullo il tempo per la mia amicizia. Fu il tuo successore, o Gallo, e Properzio successe a lui. Dopo costoro, in ordine di tempo io sono il quarto).

° Benché Tibullo fosse molto apprezzato nell’antichità, nel Medio Evo la sua opera ha scarsa circolazione, e per lo più in antologie. Solo alla fine del XIV secolo l’opera torna ad avere una vasta circolazione nella sua integrità.