ALBERTO MORAVIA

ALBERTO MORAVIA

GLI INDIFFERENTI

La carriera letteraria di Moravia inizia nel 1929 con il romanzo  “Gli indifferenti”. Lo scrittore vi dipinge con sguardo penetrante il suo mondo,quello borghese, di cui coglie lo sfacelo morale, l’ipocrisia, la menzogna, propri di un’epoca di decadenza come quella fascista.

Il giovane Michele vede chiaramente la negatività di ciò che lo circonda, ma non riesce ad agire e si perde nella sua “indifferenza”.E’ indifferente alla rovina della famiglia, alla perdita della casa e non cerca lavoro.La sua unica attività è pensare, ma è completamente  incapace di agire. Non agisce perché non ha impulsi (rabbia, indignazione, ira), non ha sentimenti .

L’altro personaggio “indifferente” per eccellenza è Carla, sua sorella.Nel descrivere Carla , Moravia dice che i suoi impulsi sono come  un’onda morta. Sono un’onda  tumultuosa e schiumosa che si dissolve in niente.

La vita quotidiana, con i lunghi pranzi, le vuote chiacchierate in salotto, gli spettacoli teatrali costituisce lo sfondo della narrazione

L’indifferenza non è altro che una nuova sfaccettatura  dell’inettitudine a vivere , caratteristica dei personaggi sveviani. A differenza, però, dello Zeno di Svevo, gli inetti di Moravia sono schiacciati da un’infelicità cupa e senza sbocco e la loro “malattia” esistenziale li condanna ad una vita meschina, priva di luce e di riscatto.

Inoltre, la scrittura di Moravia non conosce l’ironia di Svevo: è distaccata, fredda, ha il tono di un pezzo giornalistico su fenomeni di costume, con una cura quasi naturalistica nella rappresentazione degli interni, degli abiti, degli ambienti. Lo scrittore è, però, distante dalla narrativa naturalistica di fine Ottocento, infatti il realismo si impone soprattutto nella violenza di molte pagine nelle quali l’autore si sofferma ad analizzare gli aspetti più sordidi o disgustosi dei personaggi. Molte scene presentano situazioni e linguaggi di crudo realismo, che risultava decisamente nuovo nella narrativa degli anni venti.

Si tratta di un realismo affine a quello di certi romanzieri del Settecento (De Foe, Fielding), attenti a descrivere la realtà senza illudersi di modificarla; lontano invece da quello dei maestri francesi del secondo Ottocento (Zola, De Maupassant) che, pur consapevoli dei limiti e delle miserie della borghesia,ne interpretavano anche l’aspirazione a liberare la società da ingiustizie e pregiudizi

CONNOTAZIONI STORICHE

L’indifferenza si carica nel romanzo di connotazioni storiche. Il conflitto che è all’origine dell’”indifferenza” può configurarsi infatti come la dissonanza dell’individuo con una determinata società:la narrativa di Moravia prende di mira  la società conformista del ventennio fascista,(“Gli indifferenti”,1929,”Il conformista”,1951),  successivamente quella violenta tra guerra e dopoguerra (“La romana”,1947, “La ciociara”,1957)) e quella alienata del neocapitalismo industriale (“La noia”1960, “La vita interiore”,1978)

In altri termini Moravia verifica la sua concezione esistenziale attraverso le varie fasi storiche di cui è stato spettatore dal fascismo ai giorni nostri. Verifica e testimonia, ma il bilancio non cambia, tanto che in ogni opera la visione della vita e degli uomini risulta invariata:nera, greve, senza riscatto.

Non a caso, i temi del primo romanzo si ripetono in tutti quelli successivi, sia pure con le varianti determinate dall’evolversi dei tempi; e i personaggi – chiave presentano le stesse caratteristiche esistenziali, in qualsiasi ambiente storico o sociale siano calati.

Sono caratteristiche che ci permettono di raggruppare i personaggi moraviani in due opposte schiere: quella dei vinti e quella dei vincitori.

La prima schiera comprende dei personaggi che lo scrittore stesso definisce attivi e che sono

destinati allo scacco, in quanto tentano di ribellarsi al destino (Michele negli “Indifferenti”).

All’altra appartengono i personaggi passivi che accettano la vita e che proprio per questo

      alla fine risultano vincitori o almeno non sconfitti (Mariagrazia negli “Indifferenti”).

TECNICHE TEATRALI

La presenza di tecniche teatrali negli Indifferenti è rilevabile dalla rappresentazione dei personaggi, che sono introdotti non con una descrizione, bensì con una sorta di entrata in scena. La prima frase del romanzo esemplifica bene questo procedimento:” Entrò Carla”. E il primo capitolo si chiude con l’uscita di scena della stessa Carla, che si allontana proprio come su un palcoscenico”uscì nel corridoio dietro la madre”.

Il gioco delle entrate e delle uscite dei personaggi da un palcoscenico, dove ciascuno recita fino in fondo una parte già stabilita dall’inizio, prosegue per tutto il romanzo sino alla scena finale, i cui quattro protagonisti scendono una rampa di scale, scomparendo così agli occhi del lettore.

PSEUDO LIETO FINE DEGLI “INDIFFERENTI”

Nelle pagine conclusive, la famiglia al completo, con il miglior decoro possibile, può prepararsi a un ballo in maschera. La società borghese è ipocrita e l’uomo vive sempre mascherato. Il ballo in maschera diventa così lo pseudo lieto fine di una condizione di ipocrisia della società

Trama degli “Indifferenti”

Leo è ormai annoiato della relazione che ha con Mariagrazia e, per trovare un diversivo, corteggia Carla, la giovane figlia di lei che accetta senza entusiasmo le premure dell’uomo. Più di Carla, il fratello Michele è disgustato del mènage familiare: disprezza Leo per la sua natura di affarista e di dongiovanni ed è irritato dalla condotta della madre. Ma, nonostante ciò, accetta le cose come stanno, è troppo inetto per prendere una qualsiasi decisione .Michele si comporta inoltre senza determinatezza anche nei riguardi di Lisa, la precedente amica di Leo che ora è attratta da lui: più che corteggiarla si lascia corteggiare da lei. Proprio Lisa cerca di svegliarlo dal suo torpore morale quando lo mette al corrente della nuova relazione di Leo e Carla: e così Michele prende finalmente una decisione ed affronta Leo. Ma dall’arma che dovrebbe servirgli èper lavare l’onta della famiglia non parte il colpo, perché si è dimenticato di caricarla. Tutto precipita di nuovo nella corruzione.

Leo sposa Carla imbrogliando anche economicamente Mariagrazia. Michele accetta tutto, anche di diventare socio in affari del cognato.

  

Nel clima postbellico Moravia scopre il proletariato come alternativa ad una classe borghese priva di valori. Alcune opere riflettono questa tendenza: “La romana” (1947), “La ciociara” (1957), a cui si affiancano i “Racconti ” e i “Nuovi racconti romani”.

“I  RACCONTI” (1952)  

Ripropongono i temi degli “Indifferenti”, infatti l’indagine è compiuta nell’ambito della borghesia, di cui lo scrittore mette  a nudo la miseria morale. Sfilano così figure di donne insoddisfatte, rassegnate o nevrotiche; di borghesi ambiziose; di giovani – bene  pronti a tutto pur di uscire dal vuoto della loro vita.

Ricorre frequentemente in questo gruppo di opere il personaggio dell’adolescente (“Agostino”, nel racconto lungo omonimo, Girolamo in “Inverno di malato”), che sconta in sé, attraverso la sofferenza e la delusione, il primo impatto con la vita, dalla quale emergerà uomo.

 

Agostino: è la storia della maturazione di un ragazzo tredicenne, di famiglia agiata, che durante una vacanza al mare scopre due aspetti da lui fino ad allora ignorati della vita: il sesso e l’esistenza delle classi sociali. Sono scoperte cui Agostino è iniziato brutalmente da una banda di ragazzi del popolo, la banda del “Bagno Vespucci”. L’esperienza , traumatica e dolorosa , lo induce a guardare con occhio critico il mondo borghese in cui è sempre vissuto

Un altro gruppo di opere fa capo a “RACCONTI ROMANI”,(1954), e ai “NUOVI RACCONTI ROMANI”, ( 1959)

In quest’opera il gusto del narrare prevale sull’impegno morale e intellettuale dello scrittore. Sfondo dei “Racconti” è Roma, di cui l’autore mette a fuoco i palazzi nobiliari ridotti ad uffici, i ministeri, le villette di periferia, le osterie, i casermoni di borgata.Qui si muove la massa popolare e suburbana degli anni Cinquanta, ma, pur nella varietà delle situazioni e dei personaggi, il risultato complessivo è quello di una umanità anonima, congela nei suoi vizi secolari:lussuria, calcolo, avarizia.

Nel terzo tempo della produzione moraviana i temi esistenziali prevalgono sui temi storici. Si tratta di romanzi a tesi : “Il disprezzo”,(1954), “La noia”(1960), “La vita interiore”(1978).

Protagonista tipico di questi romanzi è l’intellettuale borghese alienato.

LA NOIA

Una ripresa più precisa dei temi più profondi della visione moraviana si ha con “La noia”(1960), una delle opere più significative dello scrittore. Il romanzo si collega direttamente al lontano “Gli indifferenti”. Il protagonista, Dino, è un pittore che non riesce più a dipingere perché non può più stabilire rapporti autentici con la realtà, che gli appare assurda, priva di ogni senso.E’ questa la “noia” che non è altro che l’antica indifferenza di Michele. Nel romanzo, tuttavia, Moravia aggiorna questi temi collegandosi a problematiche che erano molto vive nel dibattito di quegli anni e che erano proposte dall’avvento della società industriale avanzata: l’alienazione e la spersonalizzazione dell’uomo.

Dino si illude di ritrovare un rapporto con le cose attraverso la relazione con una giovane modella, Cecilia, che ai suoi occhi diviene  il simbolo stesso della realtà. Ma Cecilia è sfuggente, inafferrabile. Il fatto è che Dino, per Moravia, sconta in sé il peccato d’origine della sua classe: non sa concepire il rapporto con la realtà se non attraverso il possesso; per cui ossessivamente ricerca il rapporto sessuale con Cecilia, nell’illusione di arrivare a possederla. Poi, insoddisfatto, ricorre al denaro, pagandola dopo ogni amplesso, ma va sempre incontro alla delusione.Per questo,  nel romanzo , accanto a quello del denaro, il motivo sessuale è dominante. Moravia è convinto che il sesso sia uno strumento conoscitivo indispensabile, quindi la rappresentazione del sesso nei suoi romanzi  è largamente presente, talora molto cruda, ma  non vi è mai in lui compiacimento morboso.