Wilhelm Windelband (1848-1915)

Wilhelm Windelband 1848-1915

Wilhelm Windelband 1848-1915



Wilhelm Windelband fu il fondatore della corrente filosofica neocritica del Sud-Ovest, cioè quel particolare indirizzo conosciuto anche come “filosofia dei valori”, che conobbe notevoli sviluppi con Heinrich Rickert, e che si contrappose allo storicismo di Wilhelm Dilthey.
A differenza di Hermann Cohen, che stava privilegiando una revisione-sviluppo del pensiero kantiano muovendo dai fondamenti gnoseologici della Critica della ragion pura, Windelband tese subito a privilegiare come centro vivente della filosofia kantiana La critica del giudizio. Attraverso un confronto serrato con la teoria del giudizio, realizzò un approfondimento del nesso tra il piano dell’esistente, ciò che è sul terreno fattuale, contingente, storico ed empirico, e ciò che deve essere in senso normativo. Windelband aveva chiaro in testa che il dover essere non poteva venire considerato una legge in senso naturale, semmai come una prescrizione in senso normativo. Potremmo dire, semplificando, che l’essere umano, per Windelband, può essere sia buono che cattivo per natura, difficilmente riesce ad essere giusto anche se dovrebbe. Di Kant, quindi, Windelband volle cogliere soprattutto la lezione pratica, esprimendo così la sua fiducia nella ragione etica del genere umano civilizzato.
Secondo Windelband, Kant aveva individuato la possibilità di norme universali valide anche al di fuori del giudizio determinante della conoscenza. Windelband riteneva che il metodo di Kant consistesse nel giustificare le condizioni di universalità e validità dei giudizi. Ciò significa che la spiegazione e la giustificazione del comportamento non si deve fondare sulla psicologia, ma sulla critica. Il compito della filosofia, ben esemplificato nei Preludi, forse lo scritto più significativo di Windelband, è proprio quello di far luce sul complicato rapporto tra metodo critico, psicologia e ambito di validità della sfera normativa. Per Windelband, i principi della ragione sono norme assolute che prescrivono le regole del pensare, del volere e del sentire. Per questo concepisce la filosofia come una presa di coscienza della funzione che assolvono tali norme. E’ una ‘metafisica del sapere’, una disciplina che conosce sé stessa in quanto conosce i valori (anche nel senso di criteri) in base ai quali non ci limitiamo a giudicare empiricamente, ma valutiamo che qualcosa è vero, buono e bello secondo un metro di giudizio universale. 
Windelband definisce la filosofia come scienza critica dei valori universalmente validi. I valori sono l’oggetto stesso della filosofia critica, mentre la scienza critica è il metodo della filosofia.
La validità, secondo Windelband non è fattuale, o ricavabile empiricamente, ma ideale. Essa compete al dover essere. E la coscienza in generale di cui parlava Kant si fonda su uno statuto trascendentale, un sistema di norme che fa della filosofia critica la scienza dei principi della valutazione assoluta.
Esattamente come Cohen, anche se muovendo da un piano diverso, Windelband platonizza Kant. Solo che, in questo caso, il ragionamento pare più fondato perché esso non presuppone l’esistenza di idee, ma richiede solo la presenza nella mente umana di una idea, che è appunto quella del come dovrebbe essere. E proprio come Cohen, anche Windelband finisce col criticare e superare lo stesso Kant, asserendo che egli avrebbe contaminato l’a priori del dover essere, con una apriorità di tipo psicologico, quindi oscurando il siginificato genuino del metodo critico che, secondo Windelband, consiste nel presentare con chiarezza gli assiomi che governano logica, etica ed estetica. Tali assiomi non solo a loro volta deducibili logicamente, o ricavabili dall’esperienza. Essi acquistano validità tramite la “connessione teleologica” cioè il loro orientamento ad un fine universale. Pertanto il riconoscimento di tale validità costituisce il presupposto affinché il pensiero possa proporsi lo scopo di perseguire il vero, il bene, il bello in termini universalmente riconosciuti. Ovviamente, questa concezione poggia sulle spalle poderose dell’eurocentrismo e di una implicita superiorità della cultura e della scienza europea (e Windelband credeva anche “germanica”, pensando a Schiller, a Goethe ed a Beethoven.). Il che non significa e non comporta automaticamente alcuna proclamazione di una superiorità politica contingente. Non è un problema di Windelband quello di contrapporre l’Occidente all’Oriente o all’Africa o all’America.

Windelband è consapevole che la fondazione di questa visione non può passare da una via psicologica od empirica. Il rischio sarebbe un relativismo in cui si equivalgono concezioni diverse del vero e del bene, oltre che del bello.
Per questo il concetto di “connessione teleologica” non deve fuggire per linee metafisiche (come è accaduto in Fichte) ma mantenere un rapporto positivo con la psicologia e la storia. In sostanza, la filosofia critica dei valori necessita di un filo conduttore per legare il regno delle norme alla realtà e per giustificare il nesso teleologico in cui si dispongono le norme e gli assiomi fondanti. Tale filo conduttore si può trovare nella psicologia empirica. Windelband si distingue così in modo netto da Dilthey perchè la critica della civiltà non avviene secondo linee ‘genetiche’, ma è orientata dai valori già posti dal dover essere.
Si pone, comunque, il problema di quale statuto debbano avere le scienze storiche. Secondo Windelband occorre partire dalla constatazione che un medesimo ‘fatto’ può essere ‘misurato’ sia dalla ragione giudicante (quindi secondo le leggi di natura) sia dalla ragione valutante(che si rapporta alle norme del dover essere). Il problema è dato dal fatto che una norma non può mai risultare “un principio di spiegazione” tanto quanto una legge naturale non potrà mai risultare “un principio di valutazione”.
Questa divaricazione-sovrapposizione non deve però dar luogo al dualismo diltheyano tra scienze della natura scienze dello spirito. Windelband giudicò questa distinzione poco felice. Riconosciuta l’ovvia differenza, non è lecito per Windelband codificare e dare per scontate due modalità diverse di conoscenza a seconda che si cerchi di spiegare la natura o si cerchi di comprendere la vita umana, la cultura dei popoli, i fenomeni religiosi e spirituali. Si tratta al massimo di riconoscere una differenza puramente metodologica che Windelband condensa nella formula del metodo nomotetico e del metodo idiografico. Il primo si occupa di trovare leggi generali, il secondo ricostruisce vicende particolari e individuali.
Nicola Abbagnano ha ben spiegato questo punto: «Secondo Windelband, uno stesso oggetto può essere considerato dall’uno o dall’altro tipo di scienza, e talvolta i due tipi di considerazioni si intrecciano in una stessa disciplina, come accade per la scienza della natura organica, la quale ha carattere nomotetico in quanto sistematica descrittiva e ha carattere idiografico in quanto considera lo sviluppo degli organismi sulla terra. Le scienze idiografiche sono essenzialmente storiche, essendo compito della storia far rivivere il passato nelle sue caratteristiche individuali come se fosse idealmente presente. La storia muove verso ciò che è intuibile.» (1)

L’ultima fase del pensiero di Windelband fu dedicata al ritorno del pensiero hegeliano anche in ambienti neocritici. Il 25 aprile del 1910 Windelband tenne un’importante conferenza ad Heidelberg nella quale egli riconobbe che la rinnovata attenzione per Hegel non “rispondeva ad una moda del giorno” ma ad esigenze più profonde.
Windelband constatava, non senza una punta di rammarico, che stava avanzando una crescente domanda di “visioni del mondo”. A questa domanda non si poteva rispondere in modo arido, freddamente scientistico. Occorreva ripartire, ancora una volta, dalla Critica del giudizio.Massimo Ferrari ha scritto in proposito: «Nel tentativo di trarre un bilancio dell’evoluzione del movimento neokantiano occorreva dunque prendere atto, secondo Windelband, non solo di come la ‘trasvalutatzione di tutti i valori’ connessa al dinamismo della società moderna ponesse la filosofia di fronte a nuovi compiti e la risospingesse verso l’idealismo, ma anche di quanto fosse ancora indispensabile ripensare (e per certi aspetti ripercorrere) la linea di sviluppo che aveva portato da Kant a Hegel. Su questa base Windelband sosteneva, nella conferenza di Heidelberg, che nell’interesse del neokantismo per Hegel si ripresentava sotto mentite spoglie un moto spirituale che già aveva attraversato la scena della filosofia tedesca, e se la filosofia doveva ormai proporsi di essere “filosofia della cultura”, non si poteva fare a meno di assumere il criticismo kantiano in connessione con il metodo storico anziché con quello psicologico: tra Fries ed Hegel, insomma, la via da seguire era quella di Hegel.» (2)
Windelband, tuttavia metteva in guardia dalla tentazione di sciogliere il trascendentalismo nel flusso del divenire dialettico hegeliano. Si trattava semmai di liberare il pensiero hegeliano ‘dagli artifici della dialettica’ e di ribadire con chiarezza la condanna della vecchia pretesa hegeliana di dare ‘per compiuto’ (nello spirito assoluto, ma mai entrato realmente nel mondo) ciò che non lo era ancora stato in realtà.


1) Nicola Abbagnano – Storia della filosofia – vol.VI – TEA 1995
2) Massimo Ferrari – Introduzione a il Neocriticismo – Laterza 1997


Bibliografia
Le edizioni in italiano delle opere di Windelband sono tutte piuttosto vecchiotte e quindi introvabili nelle librerie. Vanno cercate in biblioteca. I Preludi non godono per giunta nemmeno di una traduzione completa e particolarmente felice (Milano, 1947).
L’opera più fresca di stampa è Lezioni di guerra. Filosofia della storia – Salerno 1990
Su Windelband si possono consultare:
P. Rossi – Lo storicismo tedesco contemporaneo – ristampato Milano 1994
P. Rossi a cura di – Lo storicismo tedesco – Torino 1977
C. Rosso – Figure e dottrine della filosofia dei valori – Napoli 1973
A. Babolin – Wilhelm Windelband – Perugia 1984
R. Bonito Oliva – Il compito della filosofia. Saggio su Wilhelm Windelband – Napoli 1990
S. Besoli – La coscienza delle regole. Tra saggi sul normativismo di Windelband – Firenze 1996