VOI CHE PER LI OCCHI MI PASSASTE IL CORE ANALISI METRICA

VOI CHE PER LI OCCHI MI PASSASTE IL CORE ANALISI METRICA

di Guido Cavalcanti

Analisi metrica:
Voi che per li occhi mi passaste ’l core è un sonetto di endecasillabi con schema metrico: ABBA.ABBA.CDE.CDE.

Analisi retorica:

Presenza di allitterazione: c (v. 1), s, t, a, e (vv. 1-2, passaste/destaste), d (v. 2), a (v. 3), v (v. 5), v (v. 6), s (v. 7), d (v. 9), d (v. 11), t, p (v. 12), m (v. 14).
Presenza di elisione: vostr’ (v. 9), m’ (v. 10).
Presenza di aferesi: ‘l (v. 1, 12, 14).
Presenza di apocope: vèn (v. 5), sol (v. 7), amor (v. 9), da’ (v. 10).

Anastrofe: angosciosa vita mia (v. 3), sospirando la distrugge Amore (v. 4), voce alquanta (v. 8), presta si mosse (v. 9).
Personificazione: Amore…di sì gran valore (vv. 4-5), deboletti spiriti (v. 6), vertù d’amor…presta si mosse…primo tratto (vv. 8-10), l’anima tremando…morto ‘l cor nel lato manco (vv. 13-14).
Metafora: presente in modo diffuso. Ad ogni personificazione, corrisponde una metafora.


Commento:

La poesia, poesia d’amore, scritta nella seconda metà del Duecento, si iscrive a pieno titolo nella corrente dello Stilnovismo. Se di Guinizzelli (qui e qui) abbiamo apprezzato l’aspetto filosofico nel rapporto d’amore tra il poeta stilnovista e la sua donna, in Dante (qui) l’aspetto più spirituale, religioso, in questa poesia di Cavalcanti invece l’aspetto preponderante è come egli descriva gli effetti concreti del rapporto amoroso attraverso la ricerca di una precisione terminologica che se non raggiunge le vette filosifiche, teoriche degli altri due poeti, certamente rende Cavalcanti più umano, più legato ad una passione viva e quasi fisica.
La poesia descrive come nell’uomo che ama l’effetto sia la distruzione di ogni facoltà vitale. L’amore che passa attraverso gli occhi della donna è come una freccia, una lama che trafigge lo sventurato uomo. E, come una freccia, provoca dolore fisico, debilitazione: come se fosse richiamato dallo sguardo della donna, Amore, personificato, devasta le facoltà mentali in cui si è prodotto scompiglio, quindi scarsa capacità di difesa. L’uomo così si riduce a mero simulacro esterno, vuoto e lamentoso. Da notare il termine “tagliando”: come un macellaio, come un cavaliere in battagia se vogliamo: questo è Amore. È tanto diverso da quello guinizzelliano che facendo risplendere l’uomo innamorato ne invera la nobiltà. O da quello quasi rarefatto, divino, che ne eleva lo spirito. No, qui le immagini sono cupe, quasi crude. Per effetto dell’opera di Amore gli spiriti vitali del poeta, resi “deboletti”, degni di commiserazione, sono costretti ad andarsene, ad essere esiliati. Disfacimento causato dagli occhi della donna, che completano l’opera di Amore: con un ultimo scoccare di dardo colpiscono direttamente e senza pietà il cuore del poeta, rendendolo (metaforicamente) morto.
L’impatto della poetica cavalcantiana rispetto a Guinizzelli o a Dante (al primo Dante, quello della Divina Commedia è un altro discorso, come vedremo) è immediatamente percepibile: la traslazione è da una poetica più mediata, intrisa, se vogliamo di un senso, un significato superiore, ultraterreno, ad una poetica più personale, immediata, quasi intimistica, uno dei tratti che saranno caratteristici della lirica italiana, riscontrabile per certi versi, passando per Petrarca, anche in poeti di molto successivi, come Foscolo o Leopardi.
Non è di secondaria importanza, a questo proposito, anche l’ambiente sociale, economico e culturale in fermento di quel tardo Duecento. È l’epoca dei comuni, la quale a sua volta aprirà le porte al Rinascimento. I vecchi cardini della società medoevale si stanno allentando, nuovi modi di vivere e nuove classi sociali si stanno sviluppando, portando con sé anche nuove forme di espressione poetica (e non solo).