VITTORIO ALFIERI IL TITANISMO

VITTORIO ALFIERI IL TITANISMO

IL TITANISMO Alfieri introduce e delinea il concetto di titanismo: un’ansia di infinita grandezza e di infinita
libertà dell’individuo eroico, che si scontra con un potere superiore che lo limita e l’ostacola; l’uomo, però, benché
sappia di essere fatalmente destinato a essere sconfitto, non rinuncia, titanicamente appunto, a sfidare il
potere che lo sovrasta. Il titanismo prende infatti il nome da giganti del mito greco, i Titani, che si ribellarono a Giove,
venendone fulminati e puniti. Tra questi in particolare vi era Prometeo che sarà punito da Giove per aver sottratto agli dei
il fuoco: egli infatti lo dona agli uomini e permette loro di uscire dallo stato ferino, dando origine alla civiltà. Per questo
sarà incatenato sul Caucaso mentre un’aquila gli squarcerà il fegato, che gli ricrescerà in un supplizio eterno. Questa
tensione dell’io implica quindi un’inevitabile sconfitta: sarà impossibile affermare totalmente la grandezza. Il limite con cui
l’io si scontra non è solo esterno, ma è già al suo interno: il «tiranno» quindi non è solo un sovrano oppressivo, ma
anche, immagine del limite che l’uomo trova in se stesso, e che rende impossibile la grandezza: sono i tormenti, le
angosce, gli incubi che minano la volontà eroica. Saranno questi i tormenti che appartengono ai protagonisti delle più
grandi tragedie alfieriane, come Saul o Mirra, i cui veri «tiranni» sono le loro stesse paure, angosce o passioni.