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VITA E OPERE GABRIELE D’ANNUNZIO

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VITA E OPERE GABRIELE D’ANNUNZIO

VITA E OPERE GABRIELE D’ANNUNZIO


Protagonista degli anni italiani fra la fine dell’Ottocento e il primo Novecento è Gabriele d’Annunzio. La sua vita appartiene, oltre che alla storia della letteratura, anche alla storia politica e del costume. Nato a Pescara (1863), frequenta il ginnasio e il liceo al collegio Cicognini di Prato (dal ‘74 all’ ‘81), distinguendosi sia per irrequietezza e insofferenza di indole, sia per accanimento nello studio dettato dalla volontà precisa di farsi un nome grande. Esordisce nella poesia con Primo vere (‘79), ottenendo un precocissimo successo che gli schiude le porte della capitale, dove giunge nell’ ‘81. A Roma (1881-1891) è accolto, ammirato e conteso nella società mondana e letteraria; conduce una vita frenetica, ricca di amori e di avventure; collabora a vari giornali quale cronista dell’aristocrazia della capitale. Svolge una febbrile attività, oltre che di giornalista, di lirico e di narratore, sempre coronata da un grande successo editoriale. Compone, con vena inesausta, i versi di Canto novo (‘82), dell’Intermezzo di rime (‘83) e di Isaotta Guttodàuro ed altre poesie (‘86; profondamente rielaborati nelle raccolte L’lsotteo e La Chimera, 1890). Pubblica novelle di ambiente abruzzese: Terra Vergine (‘82), Libro delle vergini (‘84), San Pantaleone (‘86), poi riunite sotto il titolo di Le novelle della Pescara (1902). Scrive il suo primo romanzo, Il Piacere (‘89), dove trova consacrazione lo spirito mondano ed estetizzante con cui vive gli anni romani. Seguono altri romanzi (Giovanni Episcopo, ‘91; L’Innocente, ‘92) e altre raccolte di poesie (Le elegie romane, ‘90; lI Poema paradisiaco, ‘93). Nel ‘94 esce il Trionfo della morte e nel ‘95 Le Vergini delle rocce, dove si affaccia l’ideologia del superuomo che diverrà dominante in tutta la produzione successiva.

NeI 1897 D’Annunzio inizia un’ampia produzione teatrale destinata a segnare il gusto di un’epoca: Sogno d’un mattino di primavera (‘97), Sogno d’un tramonto d’autunno (‘98), La città morta (‘98), La Gioconda (‘99), Francesca da Rimini (1901), La figlia di Jorio (1903). Dopo una breve parentesi politica con la nomina a deputato e un clamoroso passaggio dai banchi dell’estrema destra a quelli dell’estrema sinistra, lo scrittore, nel 1898, si trasferisce a Settignano presso Firenze, nella splendida villa della « Capponcina” arredata con sfarzo e preziose suppellettili. Vive, tra lussi e scandali, numerose relazioni sentimentali, la più famosa delle quali con l’attrice Eleonora Duse, poi descritta in un nuovo romanzo, Il Fuoco (1900). Alla Capponcina porta a termine i primi tre libri (Maia, Elettra, Alcyone) delle Laudi del cielo, del mare, della terra, degli eroi, pubblicati nel 1903-04; contengono alcuni dei versi più belli della sua lirica. Nel 1910 ritorna al romanzo con Forse che si forse che no. Nello stesso anno, nell’impossibilità di far fronte ai debiti contratti in una ‘Vita dispendiosa e brillante, perseguitato dai creditori, fugge in Francia ad Arcachon; là compone, fra l’altro, il quarto libro delle Laudi, Merope (12), a celebrazione della guerra di Libia.

Rientrato in Italia nell’imminenza dello scoppio della prima guerra mondiale, partecipa attivamente alla propaganda interventista, poi a clamorose ed ardite azioni militari ampiamente autocelebrate, quali la beffa di Buccari e il volo su Vienna. La guerra è per D’Annunzio l’occasione più propizia per tradurre nella realtà il mito di una vita inimitabile, vagheggiato letterariamente e rivissuto mondanamente. In seguito ad un incidente aereo, rimane ferito ad un occhio e durante la degenza scrive il Notturno (1916). Alla fine delle ostilità, protagonista della protesta per “la vittoria mutilata” con un gruppo di legionari marcia su Fiume e occupa la città (1919), fino a quando nel ‘21 è costretto a ritirarsi dall’intervento dell’esercito governativo italiano. Saluta con entusiasmo l’avvento del fascismo, ma, dopo avergli ottenuto adesioni e consensi, è messo precipitosamente da parte da Mussolini. Viene isolato a Gardone nella villa del Vittoriale, un assurdo museo-mausoleo dove raccoglie le reliquie della sua vita gloriosa, conclusasi nel 1938 dopo una malinconica vecchiaia. Negli ultimi anni pubblica le sue più note prose d’arte il Notturno (1921); Le Faville del meglio (1924-1928); il Libro Segreto (1935). Postumi sono usciti i Taccuini (1966).

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