vita e opere di Manzoni

Vita e opere di Manzoni

Vita e opere di Manzoni


Manzoni nasce nel 1785 ed è figlio di Giulia Beccaria e Pietro Manzoni autore di “Dei delitti e delle pene”. Si racconta che la madre di Alessandro venne costretta a sposare Pietro da cui poi ebbe Alessandro che non venne mai riconosciuto come figlio legittimo dal padre. Alessandro venne messo in un collegio di padri religiosi perché erano solo loro che formavano o istruivano l’aristocrazia. Quando si trasferì a Milano agli inizi dell’Ottocento quando si sviluppa il Neo Classicismo, Alessandro conosce Monti e Ugo Foscolo (che pubblica l’Ortis).


Manzoni subisce l’influenza di quest’epoca e scrive inspirato l’”Adda” poi si trasferisce a Parigi dove viene a contatto con molti tipi di cultura degli intellettuali francesi e inglesi tra cui “Claude Fauriel” che influenzò molto Manzoni. Durante il soggiorno parigino, Manzoni scrive “In morte di Carlo Imbonati” che disse in apparizione a Manzoni: “il santo vero mai non tradisce” a cui il santo vero veniva attribuita, dagli illuministi, alla dea ragione. Anche se Manzoni cresce a contatto con la corrente illuminista che si fonda sulla ragione e sulle leggi della natura tra cui quelle dei più forti sui più deboli, lui non se subisce molto l’influenza perché Manzoni non crede a tutto ciò che l’Illuminismo o il vero afferma. Manzoni allora si avvicina alla fede cristiana sposando, con rito calvinista a Milano,

Enrichetta Blondel e subito dopo scrive Urania e poi si converte del tutto al cattolicesimo solo che poi poco dopo si allontana perché durante un matrimoni lui perde la moglie e allora si rifugia in una chiesa e giura che tornerà a essere cattolico effettivo se ritroverà sua moglie. Dopo essere tornato a Parigi decide con sua madre di stabilirsi definitivamente a Milano dopo compone fra il 1812 e 1820 varie opere tra cui il Conte di Carmagnola. Nel 1822 Manzoni compone l’Adelchi storia di Adelchi figlio di Desiderio che diventa poi il protagonista della tragedia di Manzoni in cui l’autore dice di essersi documentato prima di comporre quest’opera. Manzoni in questa ricerca del vero si interessa molto della vita degli umili ma è sempre rivolto verso un idea patriottica dell’incitare il popolo a diventare partecipe della sua vita. Quest’opera a teatro è divisa in cari atti tra cui il III in cui Manzoni “rappresenta” il popolo sottomesso dai Longobardi ovvero vengono rappresentati i latini che esultano perché i Franchi li hanno liberati dalla schiavitù ma in realtà i Franchi sono solo dei nuovi oppressori che i latini credono liberatori. “Manzoni si interessa di milioni di uomini che sono passati sulla terra e non hanno lasciato traccia”. Dopo essersi reso conto Manzoni che la tragedia non è adatta a rappresentare quello che lui vuole dire riguardo gli umili si dedica alla letteratura e ai romanzi con modello Walter Scott. Il primo romanzo che ha pubblicato è Fermo e Lucia in cui Manzoni si ispira a i romanzi gotici di Scott. In questo romanzo si racconta da parte di Lucia dell’incontro con don Rodrigo (invece nei promessi sposi questo episodio viene riassunto). Verso il 1825 Manzoni scrive la prima parte dei Promessi sposi. Su modello di Walter Scott, Manzoni scrive “I promessi sposi” ambientato nel ‘600 durante il periodo dell’illuminismo (inizio 1628). Manzoni prende spunto da documenti di archivio e dl vero per scrivere il suo romanzo tra cui il manoscritto, che però ricopierà in parte. Nel 1827 quando Manzoni finisce il primo vero “Promessi sposi” si trasferisce a Firenze. Nel ’27 Manzoni decide di riscrivere il poema in toscano o fiorentino delle classi colti. Scrive in fiorentino perché è una lingua che sarebbe la base dell’italiano quindi comprensibile dalle generazioni future. Il manoscritto è ricco di metafore e figure retoriche. Il manoscritto dell’Anonimo viene usato da Manzoni come portavoce o testimonianza dell’epoca da cui vuole prendere le distanze. Da subito l’inizio i due motivi per cui Manzoni usa il Manoscritto vengono subito evidenziati. Nel’700 gli scrittori volevano in qualche modo allontanarsi dall’epoca di cultura e religione in cui vivono come fa Manzoni che usa il manoscritto e il romanzo come oggetto di critica all’epoca in cui. Manzoni nella lettera a Sceuve spiega che uno storico a differenza di un poeta, racconta il vero e non ha bisogno di inventare niente invece un poeta con sue opinioni e sentimenti poetici, integrando la storia che narra anche lo storico, fa risultare le sue opere di fantasia come vere. Manzoni compone un poema che da una parte è fantastico perché usa la poesia ma è anche storico perché documentato. Nell’Introduzione l’anonimo usa lo stile Aulico- Latinismo. L’anonimo nel manoscritto omette i nomi dei personaggi, al contrario di Manzoni a sua scelta . Questa scelta si chiama Recusatio o Topos ed è una scelta che ha dei motivi: 1) non si sente all’altezza del compito; 2) è pericolo perché parla di personaggi storici contemporanei alla vicenda, anche perché si è nell’età della supremazia spagnola dove non si può parlare liberamente. Manzoni rispetto all’anonimo vuole raccontare non la storia Longobarda di uomini potenti, di Principi potentati e Qualificati ma vuole raccontare la storia della Gente meccanica (perché si dedicano alle attività manuali) ovvero del popolo facendo una relazione o storiografia che sarebbe quello che deve fare lo storico. (Dal verso 12 inizia la “Protasi” ovvero viene raccontato in breve l’argomento principale del romanzo partendo dal Paesello poi passa a Monza e poi al castello dell’innominato e contemporaneamente a Milano e poi Bergamo per poi tornare di nuovo a Milano e poi al Paesello. Secondo l’anonimo nella scena di Renzo e Lucia vi è sia il bene e il male.)

RIASSUNTO INTRODUZIONE “PROMESSI SPOSI”


L’anonimo del Seicento afferma che la storia si può definire una guerra contro il tempo poiché toglie al tempo stesso gli anni ormai morti e li rimette di nuovo in battaglia. Ma, dice giustamente l’autore, gli storici prendono in considerazione solo le imprese dei grandi personaggi. Ritenendosi non in grado di affrontare questi argomenti e avendo avuto notizia di fatti memorabili capitati però a persone delle classi umili, il narratore si accinge volendone comporre un racconto, o relazione. In questa relazione l’anonimo parlerà di scene di malvagità, tragedie, accompagnate da imprese virtuose e bontà contrapposte alle operazione diaboliche. Il secentista riflette sul fatto che, se codesti fatti sono accaduti sotto l’amparo del Re Cattolico ( il Sole), l’eroe dei nobili Prosapia ( paragonato alla Luna), i Senatori ( che sono come Stelle) e i Magistrati (Pianeti) che insieme formano un bellissimo Cielo, si può solo dire che bontà e malvagità lottano tra loro e gli uomini non ne possono nulla. Poi l’autore spiega che, dato il fatto che la vicenda avvenne quando egli era giovane e i protagonisti sono morti, per rispetto loro non rivelerà i veri nomi, e lo stesso farà per i luoghi. Inoltre è convinto che se qualcuno dirà che questa è un’imperfezione del Racconto, potrà solo essere una persona digiuna dalla Filosofia. E poi si chiede cosa siano i nomi se non cose superficiali.

A questo punto il Manzoni interrompe la trascrizione del testo. Si chiede infatti se quando avrà finito di riportarlo, ci sarà qualcuno che prenderà la briga di leggerlo. Questa riflessione gli fa sospendere appunto la copia e pensare seriamente a cosa fare. Secondo lui, anche se l’eccessivo uso di analogie e figure retoriche non si protende per tutta l’opera, lo stile rimane pur sempre dozzinale, sgrammaticato, pieno di idiotismi, francesismi e latinisti e di genere retorico- enfatico. Così, ritiene Manzoni, l’autore del Seicento riesce ad essere allo steso tempo sia rozzo che artificioso. Inoltre afferma che non è di certo cosa da presentare ai lettori di oggigiorno perché viene usato un linguaggio poco comprensibile (problema della lingua). Ma il narratore considera così bella la storia che gli appare un peccato che resti sconosciuta. Allora decide di riscriverla, modificando lo stile.

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